The Old Blood, una nuova esperienza Wolfenstein

The Old Blood, una nuova esperienza Wolfenstein

Wolfenstein The Old Blood è un DLC standalone di The New Order, ovvero la più recente incarnazione di Wolfenstein e uno dei migliori sparatutto in prima persona degli ultimi anni. Offre una storia del tutto nuova, che fa da introduzione agli eventi di The New Order, oltre che nuove meccaniche di gioco e nuove armi.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Bethesda
 

Ritorno al Castello Wolfenstein

The Old Blood, come The New Order del resto, è basato sulla tecnologia id Tech 5, ovvero sul motore grafico originariamente approntato da John Carmack per Rage, e basato sulle Megatexture per essere in grado di gestire ampie mappe di gioco. Questo comporta subito una ripercussione abbastanza negativa: per via delle dimensioni dell'enorme texture che serve per far funzionare questo motore, il download richiesto su PC per The Old Blood è di ben 34 GB. E credo sia un record per un DLC!

The Old Blood, lo ricordiamo, è però un contenuto standalone, ovvero non ha bisogno di The New Order per funzionare. Ma è a tutti gli effetti un DLC, perché non abbiamo nessun avanzamento grafico o in termini di concetto di gioco rispetto al gioco originale.

Subito all'inizio dell'avventura Blazko trova un tubo, elemento alla base dell'unica differenza strutturale rispetto a The New Order. Con il tubo Blazko può arrampicarsi su pareti verticali, mettere fuori combattimento alcuni avversari con uccisioni istantanee, attivare meccanismi elettrici, aprire botole, e così via. Nella parte iniziale, ad esempio, si imbatterà in Supersoldaten che si muovono su rotaia e che sono alimentati tramite energia elettrica. Bisogna seguire la rotaia fino a trovare l'alimentatore e sconnetterlo tramite l'arnese in questione. Il tutto senza farsi vedere dal Supersoldaten che, altrimenti, diventa inabattibile.

Per il resto le meccaniche sono rimaste le stesse, già convincenti nel gioco originale, di The New Order. Ovvero quel miscuglio tra azione frenetica e stealth, con coperture e dual wield come abbiamo già visto nella pagina precedente. Agire con singola arma o, a maggior ragione, in maniera stealth, consente di risparmiare risorse, ma è possibile solamente se il giocatore è particolarmente preciso.

Molti ambienti di gioco, infatti, sono relativamente piccoli, e questo rende difficile non farsi vedere in certi casi. Ma in The Old Blood ci sono anche ambienti più grandi rispetto a quelli visti nel gioco originale: nello specifico, nella seconda parte del gioco capita di operare anche in ampi villaggi della Germania rurale. Gli scenari sono veramente ben ricostruiti, colorati e variegati, e costituiscono l'aspetto maggiormente riuscito di questa espansione.

Che invece è particolarmente deludente dal punto di vista della narrazione. Sostanzialmente non ci sono più le sequenze di intermezzo che tanto avevamo apprezzato in The New Order, e tutto è raccontato durante il gameplay. Viene meno, quindi, quella contrapposizione tra aulico e grottesco che si faceva apprezzare in The New Order, e che sembrava richiamare certe opere di Quentin Tarantino, e segnatamente Bastardi Senza Gloria. Qui abbiamo una scena di combattimento in una taverna che, appunto, ricorda il film appena citato, ma c'è molta meno poesia.

Lo strazio dei civili coinvolti nel conflitto, il ruolo degli ebrei e della resistenza tedesca, qui, sono raccontati in maniera decisamente meno efficace, mentre la storia è molto meno trascinante e molto meno epica. Tutto questo riduce The Old Blood nella riproposizione delle meccaniche convincenti del gioco originale, nell'introduzione di nuovi scenari di gioco e nell'offerta di ulteriori ore di gioco, ma non c'è un miglioramento qualitativo e a livello di concetto di gioco.

Detto questo, le vicende di The Old Blood fanno da prefazione a quanto abbiamo avuto modo di seguire in The New Order. Nel 1946 alternativo della storia di Wolfenstein, Blazkowicz e gli altri agenti americani si prodigano nell'ultimo sforzo per arginare l'avanzata nazista, che sembra essere inarrestabile dopo che i tedeschi sono riusciti a impossessarsi di una tecnologia dalle oscure origini e nettamente più avanzata rispetto a quella in mano agli Alleati.

Nelle battute iniziali di The Old Blood, Blazko e l'agente Wesley cercano di infiltrarsi sotto copertura nel castello Wolfenstein al fine di sottrarre ai nazisti un prezioso dossier. Ma qui si imbatteranno nel terribile Rudi Jäger, armato di un arsenale di terribili cani assassini e di tutta una serie di guardie. Se la prima parte dell'avventura si svolge nell'enorme forte, nella seconda lo scenario cambia considerevolmente e ci si ritrova a combattere in alcuni villaggi della Baviera.

Le spie americane devono ritrovare le coordinate del complesso del generale Deathshead, il che li porta sulle tracce di Helga Von Schabbs, un generale nazista donna che la resistenza tedesca capitanata da Kessler sta cercando di bloccare. La ricerca delle coordinate porta Blazko fino alla città di Wulfburg, dove un folle archeologo nazista ha intenzione di riesumare dei misteriosi manufatti che minacciano di scatenare un potere antico e oscuro. I soldati nazisti si trasformano in zombi, e questo comporterà una netta diversificazione per l'intelligenza artificiale. Ma i combattimenti con gli zombi si riveleranno molto meno divertenti e adrenalinici rispetto al resto del gioco, costituendo una forzatura a meccaniche di gioco che ben funzionano ma che probabilmente smettono di essere così coinvolgenti dopo una decina o due di ore di gioco.

 
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