Quell'apparentemente inscalfibile muro che ostacola la comunicazione videoludica

Quell'apparentemente inscalfibile muro che ostacola la comunicazione videoludica

Il mondo dei videogiochi sta affrontando una delicata transizione che potrebbe cambiare radicalmente le caratteristiche del media. Urgono tecnologie avanzate, ma non solo, se si vuole che i videogiochi continuino ad avere l'enorme riscontro di cui hanno goduto fino ad oggi.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Gli ultimi cambiamenti che hanno riguardato il mondo di internet e della tecnologia hanno avuto un impatto consistente anche sul mondo dei videogiochi e sulla percezione che ne ha la gente. Sappiamo che hanno reso la fruizione dei giochi sempre più istantanea e superficiale, con i giocatori che passano rapidamente da un titolo all'altro.

Tutto questo ha modificato la comunicazione sui videogiochi, rendendola sempre più difficile per chi se ne occupa da diverso tempo. Chi ha affrontato le fasi pionieristiche dell'evoluzione tecnologica e videoludica vede le cose in maniera molto diversa dai cosiddetti "nativi digitali", e questo ha portato a un'ulteriore dilatazione tra i valori, le preferenze e il linguaggio. Allo stesso tempo buona parte del pubblico che è rimasto escluso in un primo momento dal mondo videoludico stenta a percepire il valore di alcuni videogiochi di recente produzione che, a differenza di alcuni appartenenti alla categoria prima menzionata, contribuiscono ancora all'evoluzione del gameplay e delle forme narrative proprie del media.

Più semplicemente oggi faccio fatica a comunicare ai miei interlocutori (non solo i miei lettori, ma anche a coloro con cui parlo direttamente) qual è la fascinazione che producono in me certi videogiochi che io reputo molto coinvolgenti. Mi fa specie la cosa perché queste persone così non possono godere dello straordinario livello di profondità artistica ed emotiva che alcuni videogiochi oggi riescono a dare, e che grazie alla "magia" dell'interazione sono in grado di offrire delle esperienze di intrattenimento anche diametralmente diverse rispetto a quelle cinematografiche, oltre che incredibilmente più intense e alienanti.

Da una parte c'è chi affronta la questione con una certa supponenza perché queste esperienze sarebbero troppo facili videoludicamente, dall'altra invece moltissimi sembrano spaventati dalle barriere all'entrata che il media videoludico presenta. Godersi un videogioco è comunque più complicato e richiede certamente più impegno rispetto a un film, e questo limita la diffusione del media videoludico a tutte le fasce d'utenza.

D'altra parte quest'ultimo fenomeno ha incrementato il successo degli YouTuber, che oggi sembrano i più abili a comunicare il gaming di oggi, perlomeno sulla base dei risultati che ottengono. Molte persone guardano gli YouTuber perché pensano di non avere sufficiente tempo per dedicarsi in prima persona al gaming e che invece in questo modo sono in grado di accedere istantaneamente alla "summa" del gaming. Ma è necessario che abbiano una chiara percezione del fatto che si tratta di un'esperienza completamente differente rispetto a quella diretta.

E non mi riferisco solo all'immedesimazione che offrono alcuni videogiochi di oggi, ma anche al potenziale che ha il giocatore in termini di modifica del mondo di gioco e di alterazione del messaggio che lo stesso autore ha studiato per il suo titolo. Il videogioco si caratterizza per un altro tipo di formazione del messaggio e porta il giocatore all'emozione in maniera diversa rispetto a quanto riesce a fare il film, facendogli dunque vivere il momento emotivo più direttamente, responsabilizzandolo oltretutto sulle conseguenze a cui sta assistendo, proprio perché a filo diretto collegate alle sue azioni.

Se non si abbatte questo muro comunicativo, insomma, non si riuscirà a far crescere ulteriormente il media videoludico. E questo dipende anche dai titoli: per poter comunicare l'evoluzione ho bisogno che l'evoluzione ci sia veramente. Se possiamo identificare in The Last of Us una base di partenza verso il successivo scalino che i videogiochi si apprestano a scalare, bisogna anche capire se questo tipo di evoluzione è ben accolta dal mercato, ovvero se è remunerativa. A qualcuno può dar fastidio, ma se il mercato non premia le opere allora non c'è modo di migliorarle e portarle a un nuovo livello.

Insieme a The Last of Us metterei anche BioShock Infinite, che è uno dei titoli che più di tutti sono riusciti a colpirmi tra quelli usciti negli ultimi anni, proprio perché mette insieme le caratteristiche di cui stiamo parlando in questo editoriale: interazione, profondità e cultura. Che, semplificando molto, sono gli elementi alla base della maturazione del media. Ma se The Last of Us è un gioco dal successo consolidato non si può dire altrettanto di BioShock Infinite, la cui software house, dopo l'uscita del gioco, è stata addirittura terminata, e ci riferiamo a Irrational Games.

Naturalmente per poter avere una vera e propria nuova generazione di videogiochi abbiamo bisogno, come è sempre capitato nella storia del media, di una piattaforma tecnologica che consenta il balzo in avanti. Si ha la sensazione che gli sviluppatori più importanti stiano ancora aspettando quegli strumenti che possano consentire loro di creare delle esperienze videoludiche alla base differenti rispetto a quelle del passato. Parliamo, quindi, di Unreal Engine 4, ma anche delle DirectX 12 e di Mantle, ovvero quegli strumenti che finalmente permetteranno di sfruttare al meglio qualsiasi GPU, dalle schede video ai cuori grafici di PS4 e Xbox One.

I videogiochi del futuro non necessitano solamente di storie interessanti, coinvolgenti e culturali, ma hanno bisogno anche di vasti mondi di gioco, in cui il giocatore possa esprimersi liberamente e con meno limiti possibile.

Una crescita del media che, e torniamo al ragionamento di prima, sembra osteggiata e addirittura non voluta dal mercato e da alcuni "opinion leader" che fanno parte delle varie community su internet. Una internet che, per via dei social, dei blog e di mille altre forme di espressione, è sempre più megafono delle idee di un numero sempre più alto di persone. Che sembrano voler continuamente sfidarsi con l'obiettivo di far prevalere la propria opinione, a prescindere dal fatto che sia coerente con la realtà o meno. Mille posizioni diverse e alle volte inconciliabili, che rischiano di far perdere il senso dell'evoluzione del media e la direzione che invece va sostenuta tramite la critica e le recensioni sui videogiochi.

Avverto che c'è una grossa fetta di pubblico videoludico potenziale che non riesce ad avere sensibilità su quello che può essere il valore aggiunto dell'interazione all'interno di storie così profonde e complesse. Persi tra mille forme di gaming differenti, alcuni ritengono, come dicevo prima, troppo semplicistiche certe forme di gaming, immotivamente secondo me.

Uno spaesamento che è anche alimentato dall'apparente dicotomia tra produzioni commerciali e indipendenti. Dico apparente perché ovviamente non c'è una diretta competizione tra le due forme di produzione, se non dal punto di vista ideologico. Noto che sempre più videogiocatori sostengono ciecamente e per partito preso i cosiddetti indie. Non ho niente contro questi ultimi, anzi adoro certe produzioni recenti come Divinity Original Sin ed Elite Dangerous, ma non accetto che i titoli commerciali vengano criticati per il semplice fatto di essere commerciali.

Ovvero, se vuoi evolvere il media videoludico inevitabilmente devi far parte dell'industria dei videogiochi. Per via dell'irrinunciabile collegamento con l'universo della tecnologia, per produrre dei videogiochi completi servono tanti soldi. Solo se hai delle potenzialità finanziarie sei in grado di creare un prodotto perfetto da tutti i punti di vista, dall'interazione alla riproduzione fedele della realtà fino al piano della narrazione.

Torniamo al solito discorso, valutare un videogioco è difficile e rischia di essere impossibile se lo si vuole fare in maniera oggettiva. Semplicemente perché ne fanno parte tanti elementi e ognuno di noi può decidere, in maniera più o meno arbitraria, quali debbano essere gli elementi che pesano maggiormente. Ma c'è un fil rouge che l'evoluzione del media sta seguendo, e sono convinto che titoli come The Last of Us o BioShock Infinite segnino assolutamente delle tappe in questo percorso. Chi non li ha mai provati dovrebbe farlo per poter capire veramente qual è lo stato d'animo che spinge a scrivere un editoriale come questo.

13 Commenti
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cruelboy23 Gennaio 2015, 18:45 #1
Articolo molto interessante. Fa bene di tanto in tanto poterne leggere

Concodo che il media debba evolversi, debba cercare di comunicare espandendo le proprie possibilità, o magari trovando forme diverse da quelle cui siamo oggi abituati.
Meno d'accordo sulla componente "tecnologica" come strada maestra da percorrere. Anche se questa è una mia personalissima opinione - non sono mica l'industria videoludica io - ma in questi ultimi anni ho notato un uso improprio di nuove tecnologie, ovvero improntate unicamente (o soprattutto) alla farcitura di "effetti speciali" fini a se stessi

Mah, forse il discorso è ben più complicato di quanto possa sembrare e me ne rendo conto. Rresta comunque il fatto che articoli, e discussioni del genere, non possono fare altro che bene!
krocca23 Gennaio 2015, 19:26 #2
Originariamente inviato da: cruelboy
ma [B][U]fino a qualche anno fa notavo[/U][/B] un uso improprio di nuove tecnologie, ovvero improntate unicamente (o soprattutto) alla farcitura di "effetti speciali" fini a se stessi


Fixed



Il cercare di portare un numero sempre maggiore di persone a comprendere l'arte del videogame sta causando, imho, la morte del media stesso.
Ben venga quindi se alcune persone non sono attratte dai videogame, significa che sono ancora troppo complessi e differenti per il/dal loro modo di pensare/agire.

Sono daccordo invece sul prossimo step: rendere il mondo del videogioco completamente manipolabile dal videogiocatore.

Concludo che imho, per vedere vera evoluzione nei videogame sia necessario un passo indietro da parte di tutta l'industria e tornare ad essere un settore con un bacino d'utenza drasticamente più ridotto rispetto all'attuale.

TLDR: la roba è diventata troppo mainstream e le case si son sedute sugli allori grazie a coloro che comprano sempre a cervello spento.

my 2cents
wolverine23 Gennaio 2015, 20:20 #3
I videogiochi del futuro non necessitano solamente di storie interessanti, coinvolgenti e culturali, ma hanno bisogno anche di vasti mondi di gioco, in cui il giocatore possa esprimersi liberamente e con meno limiti possibile.


Nella speranza che non siano delle 'belle' passeggiate interrotte da due colloqui, quattro spari e una sgommata.

Imho il portare il videogaming a livelli mainstream alla portata di tutti e di tutto (pc/console, tablet, smartphone) ha 'annacquato' il senso e la passione di creare prodotti validi e carismatici.
Anni or sono i videogames davano quella sensazione di prodotto genuino, fatto ad arte, oggi sembrano più un assemblare di pezzi in una catena di montaggio.
cruelboy23 Gennaio 2015, 21:37 #4
@krocca magari sono io a essere un po' fuori dal gaming (e l'ho anche specificato, poi sono un oldgamer, ancora impazzisco per due sprite messi li ad arte ) ma è una cosa che noto ancora in un bel po' di titoli ... poi ovvio che sono STRAfelicissimo di essere smentito!

@wolverine ... ah, le catene di montaggio! quanto le odio, sono veramente la tomba dell'espressione artistica!
il problema di quei prodotti di cui parli, è proprio rappresentato dal piccolissimo mercato cui si rivolgono ... non c'è niente da fare, per fare numeri (guadagni) bisogna mettersi a parlare con quanta più gente possibile, e da li è tutto in discesa
cronos199024 Gennaio 2015, 09:20 #5
Brevemente, ho poco tempo.

I punti focali del discorso, di tanti altri discorsi analoghi, pur non considerandolo mai, sono due.
Primo, capire qual'è lo scopo di un videogioco: proporre principalmente (non esclusivamente) una sfida da affrontare e risolvere a prescindere dal genere, oppure una storia da raccontare e da vivere in prima persona? Ovviamente il discorso è molto più articolato, ma la "diatriba" tra diverse fazioni cui si accenna nell'editoriale, e che poi è anche alla base di tanti discorsi, è tra questi due aspetti. Ed il mercato tende a rispondere proponendo titoli secondo la visione più "narrativa" e meno strettamente "ludica".
Secondo, è vero che il mercato videoludico, come tutti gli altri, vive grazie alle persone che pagano (gli utenti finali). Ma anche considerando ciò, è pur vero che come per un qualsiasi altro hobby, allargando quanto più possibile la base d'utenza si va verso una banalizzazione e semplificazione di quel dato hobby, snaturandolo.


Io penso che, seppur sia vero che senza entrate di denaro l'industria videoludica si ferma, la tendenza a rendere i videogiochi sempre più teleguidati ed incentrati su trama/storia/ambientazione piuttosto che sul gameplay, snaturi il genere. Si cerca di creare titoli con storie articolate, coinvolgenti, che appassionano il giocatore (anche e non solo con l'uso di tecnologie sempre più avanzate) ma per far ciò si va per forza di cose sempre a ledere il gameplay, le meccaniche, il livello di sfida.
Vuoi per esigenze di bilancio, perchè se investi di più in un aspetto rimangono meno soldi sugli altri. Vuoi perchè gran parte dei giocatori moderni non vogliono impedimenti durante il gioco. Vuoi perchè la storia ne risentirebbe se ci si bloccasse di continuo per superare determinate situazioni di gioco.

Che sia giusto o sbagliato, ritengo che questo approccio "moderno" renda i videogiochi fin troppo similari a quello che può essere un film od una serie televisiva. L'articolo parla di interazione maggiore nei giochi moderni, ma è l'esatto opposto, perchè proponendo titoli sempre meno articolati lato gameplay, dove basta premere un paio di tasti anche a caso per poter proseguire, non aumenta l'interattività: la ammazza.
Il problema a mio avviso è che ammiccando troppo ad altri tipi di media d'intrattenimento, si va a discapito proprio di quegli aspetti che caratterizzano i videogiochi: che sono appunto il gameplay, l'interazione col mondo di gioco, il senso di sfida, la risoluzione dei rompicapi che ci vengono proposti, e la soddisfazione che si prova nel riuscire a superare gli ostacoli.

Sono questi gli elementi che contraddistinguono un videogioco da un altro tipo di media, e nel momento in cui l'industria decide di puntare su aspetti che invece caratterizzano altri tipi di media, si viene ad annacquare il prodotto, a togliergli la sua identità. Un gioco come Heavy Rain (per esempio) è un prodotto di altissimo livello e nessuno discute sulla sua qualità, nè sulla sua capacità di coinvolgere il giocatore; ma come videogioco nudo e crudo è ben al di sotto la mediocrità. Perchè Heavy Rain è una storia raccontata, con le sue diramazioni e la sua evoluzione, cui il giocatore è richiesto di premere ogni tanto un paio di tasti proponendo una sfida che nei fatti non esiste. Posso anche capire che il giocatore casual si senta appagato dal riuscire ad andare avanti nel gioco premendo "A" quando il gioco ti dice di premere "A", ma se permettete tutto ciò è avvilente; ai limiti dell'offensivo per chi nutre una passione reale per i videogiochi.

Questo a prescindere dalle tecnologie usate, perchè è un discorso di mentalità, di approccio.
arwar24 Gennaio 2015, 10:29 #6
Come non essere d'accordo con cronos. Se voglio una narrazione sublime e una trama profonda e ricca, ma a discapito del gameplay, mi rivolgo ad un film/serie tv.

Nel videogioco voglio interazione, modifiche al gioco dettate solo da me, non un tour guidato al completamento dello stesso fungendo da quasi spettatore.

Purtroppo l'industria si è indirizzata in quest'ultima strada per via della massificazione del media e della sempre più ricerca del più ampio profitto possibile.

Per questo motivo, secondo me, l'industria, come la conoscevo io e molti di voi (quella degli anni 80/90) è arrivata quasi alla morte, sostituita dalla ben più banale e massificata industria moderna.
krocca24 Gennaio 2015, 10:59 #7
Originariamente inviato da: cruelboy
@krocca magari sono io a essere un po' fuori dal gaming (e l'ho anche specificato, poi sono un oldgamer, ancora impazzisco per due sprite messi li ad arte ) ma è una cosa che noto ancora in un bel po' di titoli ... poi ovvio che sono STRAfelicissimo di essere smentito!


Nono, intendevo dire che ormai non fanno più nemmeno quello

Crescono esponenzialmente le potenze richieste, ma dal lato grafico l'aumento è irrisorio rispetto al capitolo precedente....


Quoto cronos, ha spiegato più dettagliatamente ciò che penso pure io
gildo8824 Gennaio 2015, 11:40 #8
Finchè chi sviluppa e distribuisce i giochi avrà solo l'amore per il vil denaro e nessuna passione o ambizione verso il media videoludico, continueremo a sorbirci titoli annuali tutti uguali, farciti di bug ed una standirdazzione dell'offerta videoludica per lo meno per quel che riguarda i tripla A.
Io vedo tantissime analogie con il mondo del cinema. C'è chi fa beceri blockbasteroni schiavo dei produttori, c'è chi tenta di fare qualcosa di buono nonostante le pressioni ed i vincoli dei produttori, c'è invece chi se ne sbatte dei produttori e fa le cose che desidera senza vincoli.
Finchè ci sarà un freno alle SH, queste non saranno mai libere di esprimere tutto il loro potenziale ed a far "evolvere" il media, ma le SH sono come cani al guinzaglio che scodinzolano a comando.
Il media comunque continua ad evolversi nonostante tutto, solo che ora sono gli indie a portare avanti a piccoli passi il cambiamento, anche se purtroppo non possono disporre delle fortune (in parte ampiamente immeritate) che hanno accumulato negli anni le varie EA, Activision ed Ubisoft.
Capozz24 Gennaio 2015, 12:17 #9
Originariamente inviato da: cronos1990

Che sia giusto o sbagliato, ritengo che questo approccio "moderno" renda i videogiochi fin troppo similari a quello che può essere un film od una serie televisiva. L'articolo parla di interazione maggiore nei giochi moderni, ma è l'esatto opposto, perchè proponendo titoli sempre meno articolati lato gameplay, dove basta premere un paio di tasti anche a caso per poter proseguire, non aumenta l'interattività: la ammazza.
Il problema a mio avviso è che ammiccando troppo ad altri tipi di media d'intrattenimento, si va a discapito proprio di quegli aspetti che caratterizzano i videogiochi: che sono appunto il gameplay, l'interazione col mondo di gioco, il senso di sfida, la risoluzione dei rompicapi che ci vengono proposti, e la soddisfazione che si prova nel riuscire a superare gli ostacoli.

Sono questi gli elementi che contraddistinguono un videogioco da un altro tipo di media, e nel momento in cui l'industria decide di puntare su aspetti che invece caratterizzano altri tipi di media, si viene ad annacquare il prodotto, a togliergli la sua identità. Un gioco come Heavy Rain (per esempio) è un prodotto di altissimo livello e nessuno discute sulla sua qualità, nè sulla sua capacità di coinvolgere il giocatore; ma come videogioco nudo e crudo è ben al di sotto la mediocrità. Perchè Heavy Rain è una storia raccontata, con le sue diramazioni e la sua evoluzione, cui il giocatore è richiesto di premere ogni tanto un paio di tasti proponendo una sfida che nei fatti non esiste. Posso anche capire che il giocatore casual si senta appagato dal riuscire ad andare avanti nel gioco premendo "A" quando il gioco ti dice di premere "A", ma se permettete tutto ciò è avvilente; ai limiti dell'offensivo per chi nutre una passione reale per i videogiochi.

Questo a prescindere dalle tecnologie usate, perchè è un discorso di mentalità, di approccio.


Hai centrato il punto: molti videogiochi odierni non sono videogiochi.
Titoli come Heavy Rain sono film interattivi, premere un determinato pulsante ogni mezz'ora non significa giocare.
Personalmente non ho amato nemmeno l'acclamatissimo The Last of Us, che ha una trama molto coinvolgente ed è (compatibilmente con l'hardware delle scatolette) tecnicamente sontuoso, ma a livello di gameplay è veramente poca roba.
Ovviamente non voglio dire che un videogioco debba essere privo di sequenze narrative o di un background ben fatto, però bisogna bilanciare al meglio le due cose.

Altra cosa che penso abbiano notato tutti è l'estrema facilità di quasi tutti i giochi odierni: non c'è sfida, si può salvare a piacimento e si può morire ogni minuto senza subire alcuna penalità.
Molti a certe domande rispondono dicendo "ah, ma io gioco la sera per rilassarmi quando stacco dal lavoro, non mi va di avvelenarmi per un giochino" ecc... ma porca miseria, chi vuole solo godersi un filmato o una sequenza scriptata si guardi un bel film piuttosto! Che soddisfazione c'è nel superare una determinata zona, un boss o un enigma se il livello di difficoltà è prossimo allo zero ? Il bello è tutto li, e se qualche volta capita di sparare qualche sana imprecazione o di lanciare qualcosa contro il muro per la rosicata è anche meglio, perchè ci sarà più soddisfazione dopo.
gildo8824 Gennaio 2015, 13:12 #10
Originariamente inviato da: Capozz
Hai centrato il punto: molti videogiochi odierni non sono videogiochi.
Titoli come Heavy Rain sono film interattivi, premere un determinato pulsante ogni mezz'ora non significa giocare.
Personalmente non ho amato nemmeno l'acclamatissimo The Last of Us, che ha una trama molto coinvolgente ed è (compatibilmente con l'hardware delle scatolette) tecnicamente sontuoso, ma a livello di gameplay è veramente poca roba.
Ovviamente non voglio dire che un videogioco debba essere privo di sequenze narrative o di un background ben fatto, però bisogna bilanciare al meglio le due cose.

Altra cosa che penso abbiano notato tutti è l'estrema facilità di quasi tutti i giochi odierni: non c'è sfida, si può salvare a piacimento e si può morire ogni minuto senza subire alcuna penalità.
Molti a certe domande rispondono dicendo "ah, ma io gioco la sera per rilassarmi quando stacco dal lavoro, non mi va di avvelenarmi per un giochino" ecc... ma porca miseria, chi vuole solo godersi un filmato o una sequenza scriptata si guardi un bel film piuttosto! Che soddisfazione c'è nel superare una determinata zona, un boss o un enigma se il livello di difficoltà è prossimo allo zero ? Il bello è tutto li, e se qualche volta capita di sparare qualche sana imprecazione o di lanciare qualcosa contro il muro per la rosicata è anche meglio, perchè ci sarà più soddisfazione dopo.


Hai centrato il punto. Per molti videogiocare significa svolgere sfide poco impegnative possibilmente spegnendo il cervello.
Il problema è che ormai si tenta di rendere tutto più cinematografico e la logica conseguenza è che il livello di sfida si è abbassato e tutto è completamente guidato in modo che non ti possa perdere la bella scena scriptata cinematografica, dove devi premere un bottone al momento giusto.
Ok fare un gioco lineare, ma se oltre ad essere lineare è pure semplice e guidato che gusto c'è nel giocarlo?
Eppure molti apprezzano questo tipo di giochi e le cagate alla David Cage

Edit: Aggiungo, come al solito qui su gamemag, si predica bene ma si razzola male. Da un lato si auspica un'evoluzione del media ed un cambiamento radicale che portino i videogiochi verso "nuovi orizzonti", tramite articoli come questo, dall'altro invece si da più risalto alla roba più becera e commerciale (senza parlare delle notizie al livello di novella 2000), perchè sono questi i titoli che attirano più utenza (quando ho avuto qualche perplessità in merito alle recensioni, anteprime e news è questa la risposta che ho ricevuto). Quindi se le notizie, le recensioni e gli speciali sui titoli EA, Activision ed Ubisoft abbondano, su The Talos Principle che rappresenta il vero cambiamento e la maturità del media, non c'è nemmeno uno straccio di notizia, cosi come ancora non c'è una recensione di This war of mine per cui vale lo stesso discorso. Quindi la prossima volta al posto di perder tempo a fare l'ennesimo articolo come questo, cercate invece di valorizzare un pò meglio quanto di buono c'è in giro, se vi stanno cosi a cuore queste questioni. Perdonate se con questo commento risulto irruento ed accusatorio, ma mi sembrano riflessioni ragionevoli.

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