Recensione Assassin's Creed Unity: la Rivoluzione conservatrice

Recensione Assassin's Creed Unity: la Rivoluzione conservatrice

Il lancio di questo ennesimo capitolo della saga di Assassin’s Creed è stato particolarmente travagliato, soprattutto per le reiterate problematiche di natura tecnica. Nei panni di Arno Dorian veniamo catapultati nella delicata epoca rivoluzionaria, in una Parigi minuziosamente ricreata. Le fasi stealth sono state riviste rispetto a Black Flag, così come il sistema di combattimento, sebbene l’impressione generale trasmessa dal gioco ci sia sembrata fin troppo simile alle esperienze già vissute in passato.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
Assassin's Creed
 

Uscire dal covo, crearsi opportunità

Nelle prime fasi di gioco Arno riceverà in dote il sontuoso Cafè Theatre, che diventerà anche la sua residenza. Ritornano quindi le meccaniche di miglioramento della propria base ed anche in questo caso si notano maggiori similitudini con i titoli della trilogia dedicata ad Ezio rispetto al capitolo pubblicato lo scorso anno. Infatti, mentre in Black Flag era possibile potenziare la propria base costruendo strutture su un’isola, in questo caso si affideranno i lavori ad un architetto, incaricato di rendere il luogo sempre più pregiato e andando contestualmente a migliorarne anche la rendita percepita dal suo sfruttamento.

Al Cafè Theatre è possibile anche avere accesso ad alcune missioni secondarie, che si affiancano agli altri incarichi supplementari come le Storie di Parigi, dove Arno si impegna nel fornire il suo aiuto a cittadini che versano in stato di difficoltà. Ci sono infine gli enigmi di Nostradamus, che una volta completati daranno modo di sbloccare un’armatura speciale, custodita proprio al Cafè Theatre.

E’ stato poi rinnovata la dinamica di funzionamento degli assassinii che verranno compiuti nel corso della trama principale. Il criterio si fonda sull’esplorazione della zona designata e la creazione di opportunità per poter poi intervenire di conseguenza e portare a termine con successo la missione. E’ possibile ad esempio eliminare una guardia e ottenere una chiava per accedere ad una specifica area, o ancora causare del caos dopo aver difeso dei cittadini attaccati da alcuni templari a sfruttare questo fattore per agevolare la fuga a incarico concluso. Le ipotesi nel corso della campagna variano abbastanza ma i feedback che abbiamo ricevuto non ci hanno entusiasmato più di tanto.

L’impressione è che questi escamotage non siano poi così efficaci e non determinino la creazione di tattiche molto differenziate. Sarebbe infatti stato interessante veder scaturire dinamiche di narrazione implicita in relazione alle decisioni prese, che invece spesso e volentieri non si percepiscono.

In città esistono poi delle fazioni contrapposte, con le quali capiterà di imbattersi, ma anche su questo versante si è visto di meglio. Gli Estremisti sono vestiti di rosso e vengono finanziati dai Templari, maltrattano la popolazione e possono individuare Arno in qualsiasi area della città. Le Guardie sono invece vestite di blu e sono solite attaccare gli estremisti quando li avvistano. Durante gli scontri tra fazioni è sufficiente ignorare entrambi gli schieramenti per non essere in alcun modo coinvolto nella diatriba.

 
^