Kevin Spacey e gli esoscheletri di Call of Duty Advanced Warfare

Kevin Spacey e gli esoscheletri di Call of Duty Advanced Warfare

In questa recensione potete trovare il nostro giudizio sulla campagna single player e sul multiplayer dell'ultimo Call of Duty. Sarà ancora una volta permissivo, ma Call of Duty riesce sempre a far parlare di sé, grazie anche all'ottima 'interpretazione' di Kevin Spacey.

di Stefano Carnevali, Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Call of Duty
 

Single Player

Negli ultimi anni, spesso per dovere, più che per piacere, ho giocato a tutti i COD immessi sul mercato. Se, dal punto di vista del multiplayer, il prodotto di Activision si è sempre attestato su livelli qualitativi costanti (e questo non è propriamente un bene, visto che i limiti della tipologia di shooting proposta da COD non sono certo pochi), imponendosi come un agile passatempo, uno sparatutto veloce e frenetico, perfetto per non pensare troppo e per riempire i classici ’15 minuti di pausa’ con una partita al volo, non altrettanto si può dire della modalità in singolo.

Le campagne di COD, infatti, negli ultimi anni, hanno troppo spesso risentito di un’eccessiva linearità che, abbinata a uno script più invadente che potente e a un’IA non certo dotata di raffinati tatticismi, si sono rivelate davvero ‘poca roba’.

Da questo punto di vista, AW si presentava come piuttosto interlocutorio: da un lato, il coinvolgimento di Kevin Spacey (attualmente una ‘superstar’ per tutto quello che concerne tematiche fantapolitiche e complottiste), lo sviluppo triennale (invece che biennale) e un setting futuristico (che avrebbe potuto permettere uno ‘svincolo’ da pretese di grande realismo e troppa credibilità); dall’altro tutti i dubbi connessi a un setting nel futuro prossimo, con il timore di qualche esagerazione di troppo da parte degli sviluppatori e la paura di una ‘banalità spettacolarizzata’, senza nessun vero impatto sulla giocabilità.

Già dopo qualche ora di gioco, il mio giudizio sulla campagna mi sorprendeva: AW risultava divertente, vario, ben ritmato, credibile ma al contempo spettacolare. E, soprattutto, sentivo costantemente il desiderio di riprendere in mano il pad (sì, il pad #hatersGonnaHate) per vedere ancora un pezzo di gioco, scoprire qualcosa di più.

Il tutto accompagnato da una piacevole sensazione di immediatezza, condita dalla familiarità (questa volta da non leggersi come limite connesso alla ripetitività) tipica del modello COD.

Insomma, AW mette in gioco una campagna non perfetta in tutte le proprie componenti, ma comunque estremamente godibile e divertente. E, almeno in tempi recenti, questo non va dato assolutamente per scontato, quando si parla di sparatutto militari (che, di solito, preferiscono puntare forte sul multiplayer).

 
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