Kevin Spacey e gli esoscheletri di Call of Duty Advanced Warfare

Kevin Spacey e gli esoscheletri di Call of Duty Advanced Warfare

In questa recensione potete trovare il nostro giudizio sulla campagna single player e sul multiplayer dell'ultimo Call of Duty. Sarà ancora una volta permissivo, ma Call of Duty riesce sempre a far parlare di sé, grazie anche all'ottima 'interpretazione' di Kevin Spacey.

di Stefano Carnevali, Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Call of Duty
 

Meravigliosamente tecnico

La realizzazione di AW è assolutamente notevole. Soprattutto per quanto riguarda i personaggi nelle fasi di narrazione.

Quando ‘siamo sul campo’ tutto è estremamente godibile, sia per quanto riguarda personaggi e scenari (anche se la parte del leone è rappresentata dalle animazioni dei personaggi principali), ma il vero fiore all’occhiello di AW è rappresentato dai dialoghi e dalle cut scene, in cui i vari protagonisti del gioco sono graziati da una realizzazione estremamente buona, che tocca picchi molto alti per quanto riguarda soprattutto mimica facciale ed espressività. Notevoli - e visto che non capita spessissimo, è giusto sottolinearlo - anche i personaggi secondari femminili, che non sono costretti in modelli di ‘serie b’, ma godono di una dignità praticamente paritaria a quella riservata ai (molto più numerosi) PG maschili.

Anche l’ottimo doppiaggio italiano fa il suo dovere, riuscendo a regalare al giocatore ancora maggior immersività: fatto salvo per un personaggio (Cormack), tutto il cast ha toni e dizione giusta. AW riesce anche a far intuire con efficacia le provenienza dei personaggi, dotando ogni parlata di una cadenza regionale azzeccata.

Curiosamente, questo avviene molto meno coerentemente una volta che si scende sul campo di battaglia, dove tutti i soldati coinvolti sono doppiati in un italiano perfetto (che simula, quindi, un inglese madrelingua).

Da evidenziare anche uno strano fenomeno, capitato nel livello di San Francisco, quando tutti i personaggi secondari hanno smesso di parlare in italiano, tornando all’audio originale (inglese).

 
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