Recensione Fifa 15: cosa rimane e cosa è stato tolto

Recensione Fifa 15: cosa rimane e cosa è stato tolto

Fifa 15 è arrivato e, a fronte di cambiamenti importanti alle dinamiche di gioco, stravolge alcuni equilibri consolidati, con ripercussioni non sempre gradite sull'esito delle partite, e in particolar modo di quelle multiplayer. Andiamo all'analisi di ogni aspetto.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Il cuore di Fifa

Per valutare Fifa, però, bisogna andare oltre il contorno. Fifa non può essere promosso o bocciato per la grafica dei menu, le modalità di gioco, la colonna sonora. Va valutato per l’esperienza calcistica in grado di fornire all’utente. Per quanto questa sia divertente, realistica e ‘funzionante’.

EA aveva promesso un’esperienza immersiva senza precedenti in un gioco di calcio. L’idea del team di sviluppo era di raggiungere le vette già esplorate da numerosi titoli dedicati agli sport americani (Madden, NBA 2K…) che regalavano un grado di realismo visivo e auditivo eccezionale.

Ecco allora la promessa di utilizzare nuove telecamere più coinvolgenti e spettacolari; di realizzare gli impianti di gioco in modo sempre più realistico (partendo dall’ufficialità di tutti gli stadi della Premier League); di sfruttare le grafiche a schermo già viste in tv (di nuovo: solo per la Premier); di realizzare tifosi credibili, consapevoli e variegati; di introdurre i cori che si sentono ogni domenica negli stadi di tutto il mondo (per quanto licenze e volgarità lo avessero reso possibile).

Insomma: l’immersività totale era la ‘mission’ primaria di questo capitolo next-gen di Fifa. Bilancio, col senno di poi? Interlocutorio.

E’ vero: ci sono stadi nuovi e tifosi più spettacolari, ma non c’è molto che faccia gridare al miracolo. Gli impianti inglesi sono perfetti, ma, nel resto del mondo, si possono ancora denunciare assenze fin troppo celebri.

Per quanto riguarda scelte registiche e telecamere, il lavoro svolto è buono ma non strabiliante: ci sono delle animazioni credibili e vengono prodotti degli scorci suggestivi. Ma si tratta sempre di intermezzi del tutto fini a sé stessi e, vista la loro variabilità assolutamente ridotta, verrano velocemente skippati con regolarità.

La localizzazione dell’audio da stadio, invece, ha subito addirittura passi indietro: adesso, lo speaker di ogni stadio parla solo e sempre in inglese (nei vecchi capitoli c’era una lingua coerente al paese in cui si giocava) e, per quanto riguarda cori e tifo… di strada da percorrere ce ne è davvero molta da fare.

Non basta - per quanto evocativo - un ‘You’ll never walk alone’ da parte della ‘Kop’ del Liverpool, se a ’S.Siro’, quando gioca il Milan, si odono canti anonimi o palesemente anacronistici (il solito inno a Ronaldinho, che ci sorbiamo da anni).

Capitolo telecronaca: ci si lamentava da tempo del duo Caressa-Bergomi. Non tanto per la scarsa capacità dei commentatori, quando per la poca elasticità nella gestione del loro frasario. EA ha deciso di cambiare tutto: in cabina Pardo e Nava (quest’ultimo decisamene poco ispirato - con la propria voce così cantilenante - anche ‘dal vivo’) e la promessa di rendere il commento realistico e, soprattutto, capace di mettersi in vera relazione con quanto accaduto sul campo o durante la stagione.

Invece, tutto questo non è assolutamente accaduto: siamo distantissimi da quanto si può sperimentare nei titoli dedicati agli sport americani e - a dirla tutta - il frasario di Pardo-Nava, unito alla loro peculiare parlata, risulta persino più irritante di quello offerto da Caressa e Bergomi.

 
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