Gli YouTuber devono pagare le tasse?

Gli YouTuber devono pagare le tasse?

Lo streaming online è ormai un fenomeno con diffusione elevatissima nella società moderna. Le statistiche sono chiare, YouTube è secondo soltanto al popolarissimo Facebook e vanta profilature con un range di età tra i 16 e i 60 anni. C'è chi lo sfrutta per crearsi un proprio business personale, ma in quali casi e come vanno pagate le tasse su questi introiti? Lo abbiamo chiesto a un professionista del settore, il dott. Valentino Spataro.

di Rosario Grasso, Alessandro Oteri pubblicato il nel canale Videogames
 

Intervista

Gamemag: Twitch e Youtube sono ormai un fenomeno su larghissima scala che coinvolge moltissimi giocatori. Alcuni degli streamer sono diventati delle star e riescono a guadagnare tantissimo, anche decine di migliaia di euro in certi casi in Italia. Volevamo chiederle, quindi, se a livello normativo bisogna pagare delle tasse su questi introiti.

Valentino Spataro: Nel 1993 scrissi nella mia tesi di laurea sulla tutela del software che, guardando lo sviluppo del settore dei giochi, era facile prevedere che i giochi sarebbero finiti in televisione. I problemi che sollevai allora sono rimasti quasi gli stessi, con poche significative aggiunte. Questo per dire che le attività svolte in qualsiasi modo, anche su internet, rientrano tra le attività che il diritto e il fisco ritengono soggette alla legge. Insomma: non c'è un paradiso fiscale solo per essere su internet. Si applicano le stesse leggi delle tradizionali attività. Ma questo sembra sempre più un dato di fatto conosciuto da chi lavora nel settore.

Gamemag: Come dovrebbero fare la dichiarazione gli Youtuber?

Valentino Spataro: Il tema è decisamente importante. La risposta deriva da come si imposta il proprio lavoro di streamer. Cosa è prevalente? L'abilità di gioco? La selezione dei giochi? Le review? Gli aggiornamenti/notiziari?

Come sappiamo bene moltissimi canali su YouTube organizzano contenuti per presentare i propri giochi. Altri per farne recensioni. Altri per condividere i video prodotti dai giochi (e favorire la viralità), quindi con finalità di marketing. Stiamo parlando di attività molto varie: vere e proprie televisioni via cavo, oppure notiziari dal mondo del gaming, oppure semplici mashup, oppure ancora commenti tecnici per finire ai contenuti autopromozionali del gamer a fini di personal branding.

Bisogna guardare il "perché". Ne parlo spesso con collaboratori e clienti. Il perché è l'anima di tutto quello che facciamo. È quello che ci porta a fare (e vendere) la nostra professionalità in un modo unico. Ugualmente per qualificare l'attività svolta dal gamer.

Un trucco? Cercare di spiegare la propria attività come se stessiamo parlando a nostra nonna. Saremo costretti ad arrivare all'essenziale senza paroloni moderni. A quel punto capiremo anche in quale codice di attività rientriamo all'apertura della partita iva.

Gamemag: A cosa potrebbero andare incontro se non stanno attenti dal punto di vista normativo?

Valentino Spataro: Con un fatturato (anche in nero) superiore ai 100.000 euro si hanno gli stessi adempimenti di Mediaset. Grazie alla lungimiranza del legislatore italiano, durante il recepimento della direttiva europea sulla televisione abbiamo fatto diventare ogni canale video curato editorialmente una televisione come canale 5. Con necessità di giornalista direttore responsabile, iscrizione al ROC presso l'agcom e altre amenità varie.

Con fatturato inferiore ai 5000 euro è necessario aprire la partita iva ma non la posizione previdenziale (che strozza tutti i giovani italiani più del fisco). Questo per iniziare. Le leggi sono le stesse dell'arrotino. L'errore comune, perché la scuola ancora non insegna a diventare imprenditori, è credere di poter essere concorrenziali sul mercato perché si può offrire un prodotto a prezzi inferiori. In realtà i prezzi salgono per gli adempimenti di legge. Oltre ai problemi fiscali o di autorizzazioni televisive, ci sono quelli comuni legati al diritto d'autore e alla concorrenza sleale (sfruttando commercialmente prodotti altrui).

Gamemag: È presente un buco normativo? Vale la regola dei 5 anni per lo stato per rivalersi di questi crediti?

Valentino Spataro: Penso che non si parli di crediti ma di tasse da pagare. Attenzione: i 5 anni sono un criterio, ma ci sono anche sanzioni penali a seconda dei casi. Mi aspetto comunque che se si fa affidamento ai 5 anni si sbagli. I primi anni sono quelli dove si guadagna meno, gli ultimi di più. Confidare di farla franca è un pessimo investimento, perché mette a rischio il lavoro presente.

Pensate di investire tutto in un'attività, e poi scoprire che non potete più esercitarla perché non avete pianificato un aspetto che curano tutti coloro che lavorano oggi. E la vostra professionalità come la spenderete?

Si tratta di investire su sé stessi e sul proprio futuro. Poi, per taluni aspetti, la durata e la decorrenza del dovuto cambia. Il commercialista dovrà essere il vostro punto di riferimento.

Gamemag: Molto spesso si tratta di guadagni ottenuti tramite donazioni, soprattutto nel caso di Twitch. Per le donazioni, ci sono differenze rispetto ai guadagni tramite YouTube?

Valentino Spataro: Il tema delle donazione l'ho affrontato anche io. Ci sono due valutazioni: pratiche e legali. Sotto il profilo pratico le donazioni sono basse, contenute, e non adatte a reggere una professione. Lo si fa per passione e non per lucro, senza organizzazione di impresa? Pigliatevi le donazioni e amen. Se superate però non solo una soglia di guadagni (non definibile a priori, diciamo pochissime migliaia di euro), ma anche di organizzazione d'impresa (contatti con fornitori e produttori) e di tempo e di mezzi, allora aspettatevi che il fisco e l'inps non credano più al fatto che siete solo degli aitanti amatori. Dovrete convincere loro, non me. Sotto il profilo pratico, superati i 5000 euro, Paypal vi chiederà l'identificazione ai fini dell'antiriciclaggio.

In questo senso non ci sono molte differenze per il fisco italiano. Dovete giustificare voi i soldi che vi entrano. E se confluiscono tutti sul vostro conto personale, dovrete rendere conto di tutti i movimenti personali. Quindi?

Consiglio a tutti di iniziare senza incassare soldi. È più facile e meno rischioso. Se ci si rende conto di essere apprezzati, organizzare l'attività d'impresa prevedendo di fatturare abbastanza per pagare un commercialista, qualche consulente per problemi quotidiani e le tasse.

Chi lo fa per primo sbanca il banco. Continuo a credere, dal 1993, che il settore possa offrire possibilità a chi abbia costanza e professionalità. Magari partendo anche da semplici podcast sul gaming, magari un domani vendibili alle radio.

Il primo passo? Chiedersi quanto lo si fa per divertirsi, quanto per fare esperienza, quanto per fare soldi. Trovata la risposta, farsi almeno una breve formazione d'impresa, giuridica e fiscale. Altrimenti si costruisce una prospettativa di futuro sulla sabbia.

Gamemag: Se la persona che percepisce questi soldi è minorenne e non dichiara il fisco su chi si rivarrà?

Valentino Spataro: La regola generale è che i genitori rispondono dei figli. Siccome dubito che un figlio abbia un conto online senza che i genitori ne sappiano nulla, credo che la questione coinvolga persino direttamente i genitori per quello che fanno i figli. I genitori si potrebbero trovare a giustificare ogni entrata effettuata sul conto in appoggio, senza escludere un controllo anche sugli altri.

Gamemag: A cosa va in contro un ragazzo che guadagna diciamo 25.000 euro all'anno e non li dichiara?

Valentino Spataro: Dubito che tanti soldi passino inosservati, e visto che vengono tutti tracciati, dipende da dove arrivano questi soldi e a chi arrivano. Siccome molte operatori scelgono paradisi fiscali, ci si può trovare anche con dei problemi seri se non si rispetta la normativa sul riciclaggio, ed in particolare la particolare procedura per segnalare ogni pagamento che arriva dall'estero e dai paradisi fiscali. Inoltre, da dicembre 2013, una norma parzialmente disapplicata (non chiedetemi perché, è bastata una dichiarazione ministeriale ...) rischia di applicare una trattenuta elevatissima sui bonifici in entrata dall'estero. La vostra banca sarà felice ... di darvi maggiori informazioni.

Gamemag: Ci sono delle soglie oltre le quali le cose si fanno più pericolose?

Valentino Spataro: In generale la prima soglia è di 2000 euro, la seconda di 5000. La regola è che avendo un'impresa, anche se si fanno debiti, bisogna avere una partita iva. Se poi si fanno anche utili ...

Gamemag: Che differenze ci sono tra Italia e Stati Uniti in questa materia?

Valentino Spataro: Io credo che il consolato sarebbe entusiasta di rispondere ... In generale alla maggiore libertà d'impresa corrisponde qualche limite per noi che diventiamo immigranti negli USA. Esiste un problema di visto.

Le differenze sono culturali, pratiche e giuridiche. Ricordo che in Europa abbiamo diritto di stabilirci, da Europei. Altrove, no. Dovessi espatriare considererei seriamente la Romania per il numero di italiani già presente, l'amore che hanno per la nostra terra, e i costi bassi. Si potrebbe lavorare come in Italia, ma a costi contenuti, senza problemi di fuso orario (andate a spiegare ad un partner americano che siete l'unico di una conference call con problemi di orario) e anche volare non è lungo.

Per il resto non bisogna credere che in Italia non si possa fare nulla. Si può anche iniziare a lavorare con l'estero da qui, fare i pendolari per un po' e poi valutare se le radici messe all'estero consentono il salto. Se avete meno di 20 anni immagino che si possa saltare ogni remora e buttarsi. Consigliano tutti di iniziare facendo un po' di volontariato, all'estero fa curriculum e permette di capire la mentalità da un osservatorio privilegiato.

Ultima nota sotto il profilo fiscale. Anni fa alcuni hanno iniziato aprendo un conto negli USA, senza pagare le tasse né là né qui. Lasciate perdere. Oggi gli accordi di scambio sono molto più attenti. Evitate persino i bitcoin per fare queste cose. È il modo migliore per crearsi più problemi invece di trovare soluzioni.

Un'ultima considerazione: guardate i contratti che firmate, e se anche raccogliete tanti soldi ora, non escludete di fare qualcosa di vostro su un vostro sito. Pensate a costruire la clientela, non solo a fare soldi portando i clienti su piattaforme da dove vi possono estromettere senza tanta difficoltà. È un discorso più ampio, e purtroppo pochi fanno formazione su questo punto.

34 Commenti
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demon7729 Luglio 2014, 15:08 #1
Mah.. pagare le tasse non piace a nessuno.
Ma se gli youtuber percepiscono un guadagno dall'attività che svolgono mi pare giusto che ci sia una piccola tassazione.

Il problema è la PICCOLA tassazione.
perchè inutile incazzarsi con gli evasori che "fanno il nero" se pretendi di portarti via 55 euro su cento guadagnate.

ANCHE PADRE PIO FAREBBE IL NERO CON QUESTI NUMERI.
KappaEA29 Luglio 2014, 15:39 #2
ma non avevate fatto un articolo simile poco tempo fà?
ed era emerso, se non sbaglio, che non essendo un "imprenditore" ma un utilizzatore di un servizio dove è anche impossibile conoscere con assoluta certezza in che nazione si svolge questo "lavoro" tutta la questione decadeva?
io capisco che vogliano tassarci anche l'aria che esce dal nostro corpo consumata (da qualsivoglia direzione), ma già youtube sta mettendo paletti sull'utilizzo di canzoni come basi ai video, non esageriamo...
Cappej29 Luglio 2014, 15:43 #3
Come tutte le cose è una rendita... e DOVREBBE essere proporzionale...

Se io con ADV sul mio blog o da Youtube, percepisco entro 10.000 euro... è anche giusto che non paghi niente, o poco... e, se vogliamo 10.000 euro extra non sono male visto che entro quella cifra, se non ho capito male, non è considerato "doppio lavoro" e la tassazione è sicuramente agevolata in quanto CREDO rientri negli scaglioni IRPEF in dichiarazione dei redditi)!

Oltre 10.000 euro al mese, si parla più di 1.000 euro al mese, bhe!, effettivamente inizia a diventare un'attività... quindi, visto che tutti utilizziamo i servizi sanitari, pensione ecc... Ritengo giusto pagarci le tasse...

Qual'è il problema in tutto questo???? quanto è la tassazione?!?!?!? ECCOLO IL SOLITO PROBLEMA DI QUESTO PAESE..

Risultato, ti conviene farlo come extra e rientrare nei 10.000 ... altrimenti intesti l'eccesso di quel reddito a mamma-babbo-fartello.... eh... !

Se poi fai come PEWdiePIe o come cavolo si scrive, che guadagna 4 milioni di euro... bhè ... puoi permetterti di pagare le tasse... CREDO....

IMHO....
axl13829 Luglio 2014, 16:27 #4
beh ci mancherebbe altro che non paghino le tasse, ne abbiam già abbastanza di evasori. Se guadagnano sopra i 5000 euro annui, bene per loro, vuol dire che quel che fanno "funziona" quindi si facciano i conti se conviene superare la soglia e pagare il 30-40% di tasse o controllare di restare sotto per non pagarle. Se guadagnano sopra i 10-15mila mi pare giusto che come tutti paghino il dovuto e cioé i 4-6mila euro (più o meno) di tasse che devono, non vedo proprio perché qualcuno qui pensa che debbano essere esentati. Dai 20mila in su poi mi pare che non ci sia nemmeno da farsi delle domande.
devil_mcry29 Luglio 2014, 16:34 #5
Si ma i soldi che youtube gli da non sono già tassati? A memoria si, come per la pubblicità...
alexdal29 Luglio 2014, 16:45 #6
Bhe se vai a fare il garzone barista, lavori 10 ore al giorno per 1000 euro lordi al mese
poi 8-9% di pensione
sul rimanente paghi irpef comunale e regionale

rimangono in tasca 700 al mese per 13 mesi +qualche mancia

mettiamo che ti va bene una cosa tipo youtube.
prendi 13000 all'anno per una 50 di ore di lavoro contro le 2200 annue del garzone che si fa dalle 7 di mattina alle 19 di sera.

non e' corretto che chi e' youtuber paghi le tasse?

in Italia sono troppe
sia se si fa l'impiegato che il camionista che il dirigente
o il negoziante
sono sempre esagerate.

pero' si devono pagare

greyt29 Luglio 2014, 17:07 #7
sono d'accordo che questi guadagni devono essere tassati, sopratutto per cifre importanti.
ma dovrebbero aggiornare la normativa con le tecnologie attuali, vi riporto un episodio che ho seguito:
un mio amico aveva una buona idea, anche un pò innovativa, per un gioco per android. sa programmare per pc quindi gli sarebbe bastato qualche mese di studio, a sua detta, per programmare un gioco android.
Ma ha dovuto rinunciare perchè parlando con un commercialista gli è stato detto che essendo quella con google play (lo store di android) una attività continuativa doveva aprire una partita iva con tutto ciò che ne consegue stimando un costo di circa 3500€ annui anche se non riusciva a vendere l'app neanche ad un utente.
bobby1029 Luglio 2014, 18:12 #8
E' uno stato barbone..viviamo in questo paese solo per pagare le tasse che sono diventate "beneficenza" allo stato.
dr.strange29 Luglio 2014, 19:02 #9
Se uno guadagna è giusto che paghi le tasse, questo è sicuro. Il problema è che in Inghilterra che io sappia aprire una società LTD equivalente alla nostra srl costa all'incirca 200 sterline,si fa il tutto in meno di 24 ore e sotto 77.00 sterline si pagano il 20% di tasse, non si ha l'obbligo della contabilità e senza assurdità burocratiche tipiche italiane. Qui in Italia pretendono, oltre ad i costi di un commercialista, come pagare un direttore, aprire partita iva, inps e amenità varie e se guadagni 6.000 euro in pratica lavori per pagare gli stipendi di Renzi e compagnia bella e a te non rimane un benemerito cazzo. Ora le cose sono 2 o si va avanti in nero e se vi beccano(a meno che non siate dolce e gabbana, Valentino Rossi o Pavarotti) vi fanno un culo cosi oppure uno prende domicilio in Inghilterra e vive felice.
dr.strange29 Luglio 2014, 19:08 #10
Originariamente inviato da: greyt
sono d'accordo che questi guadagni devono essere tassati, sopratutto per cifre importanti.
ma dovrebbero aggiornare la normativa con le tecnologie attuali, vi riporto un episodio che ho seguito:
un mio amico aveva una buona idea, anche un pò innovativa, per un gioco per android. sa programmare per pc quindi gli sarebbe bastato qualche mese di studio, a sua detta, per programmare un gioco android.
Ma ha dovuto rinunciare perchè parlando con un commercialista gli è stato detto che essendo quella con google play (lo store di android) una attività continuativa doveva aprire una partita iva con tutto ciò che ne consegue stimando un costo di circa 3500€ annui anche se non riusciva a vendere l'app neanche ad un utente.


Purtroppo il rischio esiste, dipende però dall'età del tuo amico, se ha altri lavori o ha lavorato in passato. Per i giovani fino a 35 anni qualche agevolazione esiste anche se minima. Una cosa che poteva fare il tuo amico era vendere il gioco e se avesse avuto successo andare All'estero(Inghilterra) dove questo tipo di attività sono facilitate.

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