Dark Souls 2 Crown of the Sunken King: non tutte le strade portano alla morte

Dark Souls 2 Crown of the Sunken King: non tutte le strade portano alla morte

Il seguito di Dark Souls, benché realizzato in maniera eccelsa, è sempre stato messo al secondo posto dai fan della serie per una piccola serie di pecche. Il tutto si è accentuato dopo il teaser trailer di Bloodborne, visto da molti come il vero seguito, anche per il coinvolgimento diretto di Miyazaki. Vediamo se il primo dei tre DLC è in grado di dire la sua, e far ritornare gli appassionati dell’RPG giapponese nella terra di Drangleic.

di Gioacchino Visciola pubblicato il nel canale Videogames
 

Il regno del Re Spronfodato

Ho cominciato a giocare al DLC tra mille pensieri ed umori diversi, come molti di voi, ne sono sicuro. Le mie perplessità erano semplici: può un DLC non solo ricondurre Dark Souls ai livelli del gioco originale, ma anche offrire così tanto da non far pesare alla fan base il prezzo di un contenuto aggiuntivo? La risposta, in breve, è: “si, questo DLC può”.

L’avventura nelle profondità di Drangleic comincia con la calma che precede la tempesta. La musica si placa, e solo un respiro pesante di sottofondo ci fa capire che non siamo soli, che qualcosa, qualcosa di grosso, è nelle vicinanze. E poi eccola lì, la “cittadella” antica di Shulva, ed il suo tempio.

Il primo falò ci dà modo di osservare l’area, permettendoci di pregustare il nostro percorso. Vediamo tesori lontani, strane piattaforme, bellissime formazioni rocciose, ed il tempio innalzarsi davanti a noi. Si capisce sin dal primo secondo che quella struttura sarà la nostra destinazione finale. Sfido chiunque di voi a dire di non aver tirato fuori il binocolo nel tentativo di cercare di capire come si svolgerà la nostra “prova” all’interno del Regno di Shulva, o di non aver speso del tempo ad osservare la bellezza della zona.

Quello che viene dopo, poi, è ancora meglio di quello che si può osservare dall’alto, vicino al nostro falò. Sin dai primi istanti di gioco si capisce di esser finiti in un labirinto mortale: piattaforme semoventi punteggiano ogni angolo del percorso, con il nostro senso d’orientamento messo a dura prova. Corpi e tesori sono sparsi ovunque, forzando a buttarsi giù da ripide rocce, giocando a fare i Parkourristi, ma con in gioco le nostre anime e la possibilità di finire in un vicolo cieco.

Anche le aree successive, benché meno aperte, offrono un certo grado di esplorazione e di tensione, migliorando di gran lunga l’esperienza del giocatore. Ricordatevi infatti che Dark Souls è esplorazione, è paura, è sfida. Sapere dove si sta andando con troppa sicurezza vuol dire poco divertimento.

 
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