Divinity Original Sin ci riporta ai tempi di Baldur's Gate

Divinity Original Sin ci riporta ai tempi di Baldur's Gate

Rosario e Gioacchino hanno aggiunto i loro pareri su Divinity Original Sin alla recensione scritta da Jonathan. Divinity Original Sin è un ottimo videogioco vecchio stile, come quelli in cui non avevi alcuna indicazione su come proseguire o sul luogo dove era necessario recarsi per portare a termine una quest o, ancora, dove ogni combattimento era una sfida di altissimo livello, praticamente insuperabile senza una guida. All'interno anche il video di Live Gameplay.

di Rosario Grasso, Jonathan Russo, Gioacchino Visciola pubblicato il nel canale Videogames
 

Il parere di Rosario Grasso

Divinity Original Sin è un incrocio tra Baldur's Gate e Neverwinter Nights. E il paragone regge non solo in termini di caratteristiche di gioco, ma anche dal punto di vista della qualità. È per questo che abbiamo voluto dare moltissima visibilità all'rpg sviluppato dalla piccola software house belga Larian Studios: perché ha voluto creare un gioco con l'imprinting dei giochi di una volta.

Si tratta di un rpg con visuale isometrica in cui ogni combattimento è una storia a sé, e deve essere studiato dal giocatore in funzione di tantissimi parametri per poter essere portato a termine con successo. Oltre a questo, le missioni presentano un livello di sfida notevole e al giocatore non vengono mai date indicazioni su come proseguire, visto che sulla mini-mappa non c'è neanche un contrassegno per capire dove la missione debba essere svolta. Anche la progressione dei personaggi è ardua e alcuni elementi dell'armatura o potenziamenti magici si trovano solamente esplorando con grande dedizione l'immenso mondo di gioco messo a disposizione. Tutto questo rende alcuni combattimenti con certi boss difficili come quelli di Dark Souls.

L'avanzamento in Divinity Original Sin è strutturato in senso concentrico. Abbiamo nella parte bassa della mappa la città di Cylean e intorno ad essa sono disposti i gruppi di non morti e di orchi da affrontare. I "mobs" non migliorano in esperienza parallelamente alla progressione del giocatore, e non si spostano sulla mappa. Sono lì e rimangono per sempre lì, e una volta annientati scompaiono definitivamente. Si potrebbe dire che la mappa di Original Sin sia eccessivamente statica, e questo probabilmente incide anche sulla scarsa varietà di npc da aggiungere al party di cui ha già parlato Jonathan, ma contemporaneamente questa impostazione rende ogni combattimento una storia a parte, richiedendo strategie e preparazioni specifiche in funzione delle caratteristiche del luogo dove si svolge e della disposizione e delle abilità dei nemici.

Se Divinity eccelle particolarmente in un elemento è, infatti, proprio il sistema di combattimento, rigorosamente a turni. Si caratterizza per equilibri tali che anche sbagliare di uno solo passo potrebbe comportare la morte di uno degli elementi del party, e quindi probabilmente il fallimento nello scontro. I giocatori devono ponderare con particolare attenzione anche gli elementi dello scenario, che possono essere sfruttati per danneggiare i nemici ma che possono anche provocare degli status negativi sui propri personaggi (che potrebbero risultare avvelenati, bruciati, accecati). Il giocatore quindi non agisce solo in termini di strategie contro il nemico ma anche e soprattutto in termini di preservazione dello status dei propri personaggi.

Inoltre, è cruciale la posizione dei nemici. Se ad esempio vi trovate a fondo valle e ci sono degli arcieri in alto, pronti a scagliare frecce in continuazione, molto difficilmente riuscirete ad avere la meglio nello scontro. Bisogna trovare un modo per attaccare direttamente chi si trova in alto e affrontare in un secondo momento i restanti nemici in basso, sfruttando adeguatamente anche la modalità 'sneaking' per avvicinarsi indisturbati. È altresì necessario configurare per bene il proprio party, scegliendo oculatamente tra le 11 classi a disposizione (Fighter, Knight, Ranger, Rogue, Shadowblade, Wayfarer, Witch, Wizard, Battlemage, Cleric ed Enchanter).

Il giocatore ha la possibilità di configurare in profondità il proprio personaggio, e di modificarlo sensibilmente rispetto alle caratteristiche a lui conferite dalla sua classe di partenza. Si possono distribuire punti fra attributi, abilità, difese, skill, talenti e tratti. Per accedere alle magie associate a ciascun tipo di arma (melèe, ranged, magica) bisogna sbloccare il relativo albero delle magie, ma naturalmente si possono usare le armi di base di ciascuna categoria anche senza possedere le relative magie. Per sbloccare le magie, inoltre, bisogna andare alla ricerca dei libri delle magie, alcuni dei quali particolarmente ben nascosti all'interno dell'enorme mappa di Divinity.

Combinare le magie con le caratteristiche del terreno e usarle in funzione di ciò che fanno i folti gruppi di nemici è molto divertente, e richiede delle strategie profonde e gratificanti. Per esempio si può scaricare una tempesta di fulmini su una pozzanghera d'acqua o scavare una piccola fossa sotto un nemico in modo da permettere alle fiamme circostanti di riempirla e infuocare di conseguenza il bersaglio. I combattimenti si vincono sempre per un "colpo di genio", per quella trovata che ti consente di superare di pochissimo chi ti sta di fronte. E questo è possibile grazie anche all'ottimo bilanciamento raggiunto da Larian.

Bisogna raccogliere il più possibile rispetto a quello che può dare la mappa in termini di armatura, di magie e di esperienza per poter passare da un combattimento all'altro. È molto facile imboccare la strada sbagliata e ritrovarsi con tutto il party sterminato, e questo richiede al giocatore molta attenzione anche in termini di gestione dei salvataggi.

L'altro elemento a cui vanno sperticati applausi è il sistema di quest. Risolvere alcune di queste è veramente difficile, proprio perché il giocatore non ha alcuna indicazione su come proseguire. Tornate pure nell'ottica di andare a consultare la guida su come procedere, esattamente come si faceva negli anni '90.

Per risolvere le quest, inoltre, bisogna sempre parlare con tutti gli npc ed esaminare a fondo ogni location di gioco, perché molto spesso gli oggetti che permettono di proseguire sono pressoché invisibili, come lo può essere un meccanismo nascosto dietro un quadro o una chiave che si trova in una borsa sistemata in un angolo buio della stanza. Per ogni location in cui si accede bisogna sempre premere il tasto 'alt', perché questo consente di evidenziare tutti gli oggetti presenti nella stanza, e in certi casi sono a decine. E anche per le quest, come ha già spiegato molto bene Jonathan, si può procedere con grande libertà, scegliendo fra i vari approcci possibili (per esempio, ricorrere alle magie o alle abilità del personaggio o agli oggetti raccolti) quello che si ritiene più opportuno per esplorare le stanze e accedere ai luoghi apparentemente irraggiungibili.

Oltre a tutto questo, Divinity Original Sin può vantare una base artistica assolutamente invidiabile. Nonostante il gioco sia stato prodotto in maniera indipendente tramite Kickstarter, la grafica è di ottima fattura sia per quanto riguarda il dettaglio poligonale che per la ricostruzione dello scenario medievale, con i suoi centri urbani pieni di stradine e i dungeon tetri e paurosi. Ma è la musica che raggiunge vette molto vicine alla perfezione, con tanti brani assolutamente godibili e che si sposano bene con le varie fasi di gioco a cui sono associati.

Detto questo, Divinity potrebbe essere un gioco non affrontabile per una certa tipologia di giocatori. Richiede pazienza e il saper padroneggiare alcuni meccanismi ruolistici, e soprattutto una buona conoscenza della lingua inglese, visto che al momento non è possibile tradurlo in alcun modo. Se non si conosce per bene l'inglese, risolvere alcune quest potrebbe essere praticamente impossibile, visto che alcune sfumature potrebbero non venire percepite.

Divinity, poi, è uno di quei giochi in cui il loot non è in alcun modo regolamentato, e per questo vi ritroverete sempre con l'inventario pieno di cianfrusaglie. Ogni npc è in grado di barattere, ed è dotato di una certa quantità di soldi e di certi oggetti sulla base del suo ruolo che ricopre nella società simulata. Per alcuni giocatori può essere sfizioso dover cercare di vendere tutti gli oggetti raccolti in modo da ricavarci più denaro possibile, ma per altri potrebbe rivelarsi frustrante e ripetitivo. Anche le quest sono molto complesse da affrontare, anche perché capita di rimanere bloccati per non aver scorto un oggetto particolarmente ben nascosto nello scenario. Ma c'è da dire che ci sono tantissime quest in Divinity e che a ogni interazione con gli npc saltano fuori nuove sfumature sulla storia e nuovi fatti da apprendere e da seguire. Insomma, per ogni volta che si fa l'accesso alla partita c'è quasi sempre qualcosa di nuovo nel mondo di Divinity.

Questo non vuol dire che il gioco non rimanga frustrante. In certi casi può risultare proprio impossibile procedere, perché il successivo combattimento da affrontare è fin troppo complesso sulla base del livello di esperienza del proprio party, e perché si è rimasti bloccati nelle indagini da portare avanti. Ad esempio, può capitare di non poter proseguire in un dungeon perché dopo aver risolto il combattimento precedente i personaggi hanno troppe poche risorse vitali per affrontare quello successivo. In casi come questo, bisogna tornare in città e ripristinare lo stato di salute dei personaggi, aiutati fortunatamente da un sistema di teletrasporto rapido.

Detto questo, ritengo comunque che Divinity Original Sin abbia uno spessore artistico e di gameplay tale da rendere l'esperienza di gioco godibile per qualsiasi giocatore. Bisogna semplicemente partire dal presupposto che non è uno di quei giochi che puoi decidere quando finire: inizi l'avventura e poi ti lasci cullare dalle atmosfere, dalle storie e dalle strategie di combattimento, sapendo bene che non potrai finire un gioco del genere in poche settimane. Per elementi come la profondità del sistema di combattimento, la struttura delle quest, la riproduzione del mondo di gioco e le musiche, ritengo Divinity un capolavoro perlomeno all'altezza dei vecchi Baldur's Gate e Neverwinter Nights, e per questo dal mio punto di vista meriterebbe un voto più alto almeno di mezza stellina rispetto a quello assegnato da Jonathan.

 
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