Sniper Elite III, recensione: contro l'Asse, nel segreto del deserto

Sniper Elite III, recensione: contro l'Asse, nel segreto del deserto

La figura del cecchino ha sempre il suo fascino. La si associa, naturalmente, a fumosi e frastagliati scenari urbani: una giungla moderna, dove potersi nascondere per colpire indisturbati e seminare morte in modo invisibile. Nell’immaginario collettivo, anche la II Guerra Mondiale viene di sovente associata a battaglie e bombardamenti urbani e certamente europei.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Fedeltà storica?

Esistono anche altre ingenuità, all'interno di SE III. Alcune riguardano la - poverissima - trama che, troppo rapidamente, abbandona l'evolversi 'vero' della guerra, per vederci coinvolti in una missione atta a scongiurare lo sviluppo dell'ennesima arma super-segreta dei Nazisti.

Cliché a go-go anche nella caratterizzazione dei nemici, con Italiani approssimativi e Tedeschi che variano tra l'über-efficiente e il sadico. Nota di sonoro demerito per alcune imbarazzanti scelte di 'costume'. Anzitutto, è inaccettabile e stucchevole la cancellazione delle svastiche dai loghi dei Nazisti. Qui non si tratta di apologia, o nostalgia, mi pare chiaro. Si tratta di credibilità della ricostruzione storica. Anche se siamo alle prese con un gioco, ci devono essere delle pretese di realismo 'scenico'. Tanto più che i Nazisti restano i nemici! Che remora ci può essere nello sparare contro chi veste la svastica?

Di fatto, sotto le aquile (su casse di rifornimento e bandiere) troveremo delle... il nulla o delle palme (comunque richiamo labile al simbolo degli Afrika Korps). E, ancora più assurdamente, sulle mappe tattiche dei briefing pre-missione, al posto della svastica, per segnalare le truppe Naziste, avremo la doppia X (il simbolo di Adenoid Hynkel, celebre e fantastica parodia di Hitler, firmata Charlie Chaplin).

Il tutto restituisce un fastidioso senso di approssimazione e, francamente, non riesce ad avere alcun vero significato morale o politico. Anzi.

Altra doverosa puntualizzazione, circa le imprecise stereotipizzazioni operate da Rebellion, riguarda alcune cut-scene (realizzate con vignette), in cui, parlando del Generale Valhen (il super-nemico di SE III), verranno mostrati soldati in parata che vestono il tradizionale Pickelhaube (l'iconico elmo con 'la punta' sulla sommità, tipico della Germania, ma di quella imperiale, del Kaiser, della Prima guerra mondiale).

A livello ludico, oltre a una certa ripetitività di base della prassi, vanno stigmatizzate alcune situazioni che non funzionano a dovere. Alcune missioni secondarie hanno davvero del paradossale, così come altre (anche principali) vengono descritte in modo troppo sommario per essere giocate da subito con chiarezza.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a un titolo solido. Ricco, colorato, bello da vedere e con efficaci effetti grafici (fumo, polvere, luci/ombre...). Menzione di assoluto onore per quanto riguarda gli effetti sonori e la colonna sonora.

I suoni d'ambiente sono perfettamente realizzati: realistici e decisamente utili al giocatore per capire quello che accade attorno a lui. Per quanto riguarda la musica, siamo di fronte a temi davvero azzeccati e pertinenti, che dinamicamente sottolineano le varie fasi di gioco, in modo corrispondente a quanto accade. Esattamente come in un film (horror, soprattutto), la musica esaspererà (in positivo) le sensazioni dell'utente.

Male, invece, gran parte del doppiaggio. Spesso poco ispirato e poco coinvolgente dal punto di vista della recitazione (assurdo quando alcune guardie continueranno a ripetere le stesse frasi, anche quando rimaste da sole: non realistico e limitante per il giocatore, che non capirà l'effettivo numero di nemici in zona).

 
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