Xenonauts, un italiano nel team di sviluppo

Xenonauts, un italiano nel team di sviluppo

Xenonauts è un interessante gioco di strategia a turni, che si conferma come un vero e proprio tributo al mitico Ufo Enemy Unknown della Microprose.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Abbiamo scoperto Giovanni Frigo per caso, durante i contatti con Goldhawk Interactive, gli sviluppatori di Xenonauts. Ventun anni, di Vicenza, Giovanni collabora con lo studio londinese fin dagli albori del progetto e non potevamo perdere l'occasione di intervistarlo per sapere qualcosa di lui e della sua esperienza nella creazione del titolo recentemente giunto all'agognata release.

Ma prima di lasciarvi all'intervista vi invitiamo a leggere, se ancora non lo avete fatto, la recensione di Xenonauts, che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi.

Gamemag: Giovanni, raccontaci qualcosa di te.

Giovanni Frigo: Mi chiamo Giovanni Frigo, ho ventun anni, sono di Vicenza ma al momento vivo a Trento dove frequento il terzo anno di Università, facoltà di Informatica.

Gamemag: Sei un appassionato di videogiochi?

Giovanni Frigo: In realtà non particolarmente. Mi piacciono e gioco, ma mi definirei un giocatore occasionale: dedico ai videogames non più di un'ora o due alla settimana.

Gamemag: Curioso, per uno sviluppatore. Quali sono i tuoi giochi preferiti?

Giovanni Frigo: E' ancora più curioso che non amo molto i giochi di strategia, escluso Battle for Wesnoth. Pensa che non conoscevo nemmeno la serie di Ufo quando ho cominciato con Xenonauts. Amo molto Portal 2, e la saga di Elder Scrolls. In casa a Trento abbiamo una Playstation e gioco molto con quella.

Gamemag: Da quanto tempo sei nel team di Goldhawk, e come è iniziata questa collaborazione?

Giovanni Frigo: Ho iniziato a gennaio del 2012. Il tutto è nato così: ero al primo anno di università e cercavo di capire cosa volevo fare nella vita. Girando su un forum di sviluppatori ho trovato questa richiesta per un programmatore di intelligenza artificiale per un gioco. Io non sapevo fare molto e l'IA non era proprio il mio campo ma mi sono incuriosito e volevo mettermi alla prova... così ho dato la mia disponibilità.

Gamemag: E ti hanno subito reclutato?

Giovanni Frigo: Sì, ma in realtà mi hanno preso per fare altre cose, una sorta di posizione “junior”. Ho sviluppato un paio di tool che servivano per preparare assets, tagliare immagini, creare file e così via. Poi sono passato allo sviluppo del combattimento a terra, funzionalità delle armi e cose simili, poi prevalentemente gestione del Geoscape. Insomma ho fatto un po' di tutto e devo dire che mi piace così.

Gamemag: Sei riuscito a fare tutto questo grazie agli studi che intanto portavi avanti o grazie a un talento personale?

Giovanni Frigo: Beh io ho fatto il liceo scientifico, l'informatica a scuola praticamente non l'ho mai vista. Per passione mia ho imparato nel corso degli anni il C, che poi è il linguaggio su cui è basato Xenonauts.

Gamemag: Qual è stata la sfida maggiore che avete vissuto sviluppando Xenonauts, sia a livello personale tuo sia a livello generale dello studio?

Giovanni Frigo: A livello personale è sicuramente stato trovare il tempo di fare tutto mentre proseguivo con l'università e con la mia vita. A livello generale, la difficoltà maggiore è stata il fatto che il team non è centralizzato, la sede è a Londra ma ne fa parte gente sparsa per il mondo. Ovviamente siamo sempre stati in contatto telematico ma non è proprio come lavorare fianco a fianco in un ufficio. Considera che ho lavorato per due anni e mezzo con persone che non ho mai visto faccia a faccia nemmeno una volta.

Gamemag: Ora che il gioco è ufficialmente stato rilasciato, sei soddisfatto?

Giovanni Frigo: Moltissimo, è il mio primo grande progetto e vederlo pubblicato su Steam (NdR: nei giorni scorsi Xenonauts è stato rilasciato anche su Gog) è una enorme soddisfazione. E' bello anche vedere come è stato ben recepito dai giocatori, persino le critiche che riceviamo sono un sintomo del fatto che il gioco ha raggiunto tantissime persone.

Gamemag: Hai qualche consiglio da dare a chi si trova nella situazione in cui eri tu un paio di anni fa, e che cerca di mettersi alla prova con qualche progetto?

Giovanni Frigo: Io ho semplicemente trovato un'occasione e mi sono buttato: loro cercavano qualcuno disponibile per fare un po' di tutto e ho iniziato così. Insomma, consiglio proprio di buttarsi, credo sia una buona cosa. Del resto l'alternativa è fissarsi su un proprio progetto personale, se però non hai nessuna esperienza e nessuna disponibilità economica è molto difficile portarlo avanti.

Gamemag: Pensi che ci siano limiti in Italia e sia meglio guardare all'estero?

Giovanni Frigo: Credo che le possibilità ci siano anche in Italia, ci sono piccole realtà a cui rivolgersi. In ogni caso abbiamo la fortuna che questo tipo di attività si può svolgere anche a distanza: come ti dicevo noi per Xenonauts non ci siamo mai nemmeno incontrati, ci siamo sempre tenuti in contatto via mail, Skype e così via. Si può fare. Certo si può anche provare a tentare la fortuna andando all'estero ma rimane il problema di trovare qualcuno che ti prenda. L'esperienza che ho avuto io credo sia il meglio che possa capitare: trovi un piccolo studio in cui entri un po' per caso, e alla fine sviluppi un gioco di successo.

Gamemag: Hai detto di non essere un giocatore incallito: dopo questa esperienza pensi di continuare con lo sviluppo di videogiochi o dedicarti ad altro?

Giovanni Frigo: Perché no? L'esperienza mi è piaciuta molto e non escludo di continuare su questa strada. Ho già in mente un paio di progetti minori che vorrei portare avanti con altre persone, parliamo di piccoli giochi per mobile. In particolare la soddisfazione di sviluppare un gioco e vedere i fan che lo amano è qualcosa che difficilmente può essere paragonata allo sviluppo di altre tipologie di software.
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