Recensione Wolfenstein The New Order: si torna agli albori degli fps

Recensione Wolfenstein The New Order: si torna agli albori degli fps

Con The New Order, la software house svedese MachineGames ha il non facile compito di riportare alla modernità Wolfenstein, e quindi da una parte mantenere il fascino dei videogiochi di una volta e dall'altra contestualizzarlo all'interno di una struttura che sia anche moderna e immersiva. Ha deciso di farlo esclusivamente in chiave single player, escludendo una modalità, quella multiplayer, che ha comunque fatto la storia del franchise.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Cosa vuol dire Nuovo Ordine

Una storia comunque complessa, con mille sfaccettature. Anche perché dopo il fallimento dell'attacco al castello, Blazko si ritrova in un manicomio in Polonia, sono passati 15 anni anni visto che adesso siamo nei '60. Qui incontra Anya, l'infermiera di cui si innamora perdutamente. Ed è una storia anche di sesso, visto che i due si fanno a più riprese prendere dalla passione, regalando al giocatore dei piacevoli inframezzi (niente di eccessivamente "spinto" comunque). È proprio l'amore per Anya, che più volte viene messa in pericolo dalle forze naziste, a dare al protagonista la forza, non solo psicologica ma soprattutto fisica visto che ha un corpo praticamente immortale, per continuare a combattere il male. Torna alla ribalta così un altro tema caro ai videogiochi di una volta, ovvero il salvataggio della "bella" di turno.

Il giocatore conoscerà tanti personaggi, che gli faranno percepire da differenti punti di vista il livello di atrocità a cui si arrivò in quel periodo. Tra i "cattivi" abbiamo Bibu e Frau Engel. Sembravano due personaggi solamente caricaturali durante i primi hands-on di The New Order, messi lì solo per sbeffeggiare un po' certa perentorietà nazista. E invece nella seconda parte del gioco sono veramente cattivi, mostrando la parte più brutta, è proprio il caso di usare questo aggettivo, del loro volto. Ma ci sono anche gli uomini della resistenza, ognuno di loro contrassegnato, anche fisicamente, dalla prepotenza nazista.

Anya e William, infatti, devono unirsi alla resistenza americana rimasta asserragliata a Berlino. La resistenza si è rifugiata in un nascondiglio, una sorta di hub in cui il giocatore tornerà più volte nel corso della storia (ma non c'è una componente free roaming) e dove potrà raccogliere risorse e affrontare semplici missioni facoltative. Per sovvertire il potere nazista, e torniamo alla storia principale, la resistenza deve scoprire l'origine della tecnologia nazista, che ha delle componenti che sfiorano il magico, e costruire un arsenale sufficientemente forte da scardinare le difese del castello di Deathshead.

MachineGames è riuscita a ricostruire un universo credibile anche e soprattutto attraverso scenari suggestivi. Abbiamo il già citato manicomio polacco degli anni '60, con il sangue degli innocenti sparso per le pareti, ma anche il castello di Deathshead, una fantastica riproposizione del tipico castello di Wolfenstein con tanto di pareti blu, cani assetati di sangue e cibo sulle tavole imbandite che consente di ripristinare qualche punto vitale. Ma non mancherà un campo di concentramento con scene di prigionia alquanto forti che richiamano alla mente qualche film sull'Olocausto e, addirittura, la Luna (che assomiglia non poco al Marte di DooM 3), dove i nazisti sono riusciti a costruire una grande base spaziale.

Soprattutto il campo di concentramento, insieme alle storie della gente liberata nel nascondiglio della resistenza, fanno pensare che quello di The New Order è, soprattutto per un adolescente, forse un modo leggermente superficiale di entrare in contatto con la terribile storia della seconda guerra mondiale, ma che dà comunque idea dell'immane sofferenza patita da alcuni in quel periodo. Insomma, non saprei se consentire o meno a mio figlio di avere il primo approccio ai fatti della seconda guerra mondiale in questo modo ma, per un adulto, si tratta invece di una prospettiva alternativa che può dare qualcosa in più rispetto al solito.

Uno scenario interessante anche perché gli autori hanno dovuto riscrivere delle regole, perché i nazisti hanno completamente riadeguato l'ordinamento mondiale sulla base dei loro interessi. Hanno instaurato un dominio autarchico, fatto solo di regole e di repressione, costringendo tutte le nazioni del mondo ad adottare usi e costumi provenienti dall'unica nazione che merita rispetto, la Germania. Ci troviamo in un mondo ormai fortemente cambiato dal prolungarsi del dominio nazista, ma Blazko e la resistenza, neanche per un istante, demordono dall'obiettivo di scardinare questo nuovo ordine, che sicuramente, a loro, non sta per niente bene.

Smettiamo di parlare di storia tornando al nodo iniziale, ovvero la scelta tra Wyatt e Fergus. Optare per l'uno piuttosto che per l'altro sblocca una cronologia in luogo di un'altra, e questo ha un impatto su alcune sequenze di narrazione, su alcune missioni facoltative e sul finale. Cambia leggermente anche il senso della storia, visto che Fergus è un arcigno militare scozzese e Wyatt un insicuro marine. Scegliere per l'uno o per l'altro quindi permette di percepire la sofferenza lancinante provocata dai nazisti in modi differenti e da prospettive diverse. Tuttavia, solo sporadiche parti del gioco risultano modificate, per cui rifare tutto il gioco per provare una cronologia differente si traduce nel dover rifare quasi pedissequamente le stesse cose.

Nel dettaglio, salvare Wyatt conferrirà la capacità di scassinare le serrature, accedendo così a determinati percorsi e potenziamenti della corazza. Salvare Fergus, invece, conferirà la capacità di manomettere i circuiti, con percorsi alternativi e potenziamenti salute. Inoltre, la scelta influenza la stessa trama del gioco, oltre che il finale, perché le due cronologie avranno personaggi diversi con cui interagire.

 
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