Recensione Dark Souls 2: torna il gioco di ruolo più difficile

Recensione Dark Souls 2: torna il gioco di ruolo più difficile

Abbiamo provato la versione PS3 di Dark Souls 2, l'attesissimo gioco di ruolo di From Software in uscita questa settimana su console e il 25 aprile nella versione PC. Ecco l'articolato parere di Jonathan, che aveva curato anche la recensione del predecessore, in proposito.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Introduzione

Dark Souls 2 arriva sulle nostre console e sui nostri Pc con alcune premesse differenti rispetto ai suoi predecessori. Il primo cambiamento è che mentre il primo Dark Souls e soprattutto il capostipite Demon's Souls erano giochi fortemente di nicchia (Demon's in particolare alla sua uscita ebbe un successo inaspettato persino per gli svilupattori), questo terzo capitolo della serie cavalca l'onda della popolarità ed è destinato a un bacino di fan parecchio allargato rispetto al passato.

La seconda premessa differente è che a dirigere l'opera non sarà più il padrino storico Hidetaka Miyazaki, relegato a un più distante ruolo di supervisore. Queste due caratteristiche, insieme a una serie di rumors diffusi nell'ultimo anno circa presunti cambiamenti al gameplay per venire incontro ai giocatori meno scafati, avevano gettato una luce piuttosto sinistra sulla riuscita di Dark Souls 2. Quantomeno era legittimo porsi un interrogativo fin troppo comune nel mondo dei videogames: chissà che publisher e sviluppatori abbiano deciso di trasformare il loro brand in una ennesima gallina dalle uova d'oro, puntando a un pubblico il più vasto possibile e snaturando così gli elementi che avevano reso Demon's e Dark Souls unici e magnifici?

Dopo quasi 40 ore di gioco spese a provare Dark Souls 2, possiamo in parte fugare questi dubbi. La struttura portante della saga è intonsa ed è fedelissima al passato: DS2 è un gioco difficile, che non fa quasi alcuna concessione al giocatore e lo sprona a colpi di frustra a insistere, insistere, insistere. Il “fattore rosicamento” è presente in quantità industriali ma, anche questa volta, è mitigato dal fatto che il gioco si mostra severo ma giusto: quando morirete, il più delle volte, sarà per colpa vostra e non per difetti di design. Insomma anche se certamente oggi il marchio “Souls” si rivolge a un pubblico molto più esteso di quanto faceva ai suoi esordi, quando Demon's Souls uscì quasi per caso dal Giappone ed era esclusiva Ps3, ha mantenuto quasi intatti tutti i suoi elementi caratteristici.

Quasi. Cosa manca? Manca un dettaglio che potrà sembrare discutibile, ma per me non lo è affatto. Se ricordate l'entusiastica recensione che scrissi di Dark Souls, ricorderete anche che mi sforzavo di sconfessare un mito: la saga “Souls” non è eccezionale solo per la sua tanto decantata difficoltà. E' eccezionale perché ha una cura del dettaglio praticamente onnipresente. Dalla grafica, all'epoca di alto livello ma soprattutto accompagnata da uno stile visivo spettacolare, al sonoro, centellinato per creare un'atmosfera impareggiabile. Alla trama, che per quanto apparentemente semplicissima celava sempre una serie di riferimenti, di segreti, di interrogativi mai chiariti. Infine, all'originalità: il vero elemento chiave di Demon's e Dark Souls.

Tutto, nella saga, è sempre stato incentrato alla novità, al provare qualcosa di unico. Il sistema di combattimento “libero”, con finezze come le armi che sbattono contro le pareti dando un senso agli spazi angusti; il mix di single player e multiplayer con la possibilità di invadere o aiutare gli altri giocatori, rimanendo però sempre saldamente ancorati alla propria personale esperienza di gioco. Gli npc, ciascuno con la propria agenda personale. La possibilità di “sbagliare” qualcosa senza poter tornare indietro (ad esempio uccidere per errore uno dei suddetti npc). Anche tra un gioco e l'altro si vedeva l'intenzione di inserire novità importanti, come l'introduzione dei Covenant – non riusciti benissimo, col senno di poi, ma la novità era comunque interessantissima.

Ecco, questa originalità di fondo in Dark Souls 2 manca. Il gioco è quasi interamente una riproposizione di quanto visto nel suo predecessore, con poche modifiche – alcune positive, altre negative. So già cosa state pensando: “E chi se ne frega?”. Certo, di giochi della qualità di Dark Souls ne escono talmente pochi che sembra folle lamentarsi di un clone. Va però preso atto di questo cambio di passo, sperando che sia solo una sorta di compromesso temporaneo e non il primo segno di un progressivo snaturamento della saga.

 
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