Recensione Dark Souls 2: torna il gioco di ruolo più difficile

Recensione Dark Souls 2: torna il gioco di ruolo più difficile

Abbiamo provato la versione PS3 di Dark Souls 2, l'attesissimo gioco di ruolo di From Software in uscita questa settimana su console e il 25 aprile nella versione PC. Ecco l'articolato parere di Jonathan, che aveva curato anche la recensione del predecessore, in proposito.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Grafica, ambientazione e stile

Il primo impatto visivo con Dark Souls 2 non è stato dei migliori. In tutta sincerità il gioco non è tecnicamente peggiore del precedente capitolo, anzi avendolo giocato su Ps3 posso dire con soddisfazione di non aver avuto alcun incoveniente tecnico come i temuti cali di frame o l'ancor più temuto effetto tearing (c'è invece qualche lentezza nei caricamenti, ma niente di tragico). Sarà però che oggi siamo definitivamente entrati nella “nuova generazione”, ma il comparto tecnico del titolo di From Software comincia a risentire dell'età e a mostrare un po' di smagliature.

In realtà il vero problema non riguarda tanto la tecnologia, quanto la direzione artistica. Dark Souls aveva gli stessi limiti del suo seguito, ma li metteva da parte con eleganza grazie a un'estetica superlativa: dal video introduttivo fino ai primi passi dentro Undead Burg si rimaneva affascinati dallo stile, peraltro a sua volta già leggermente inferiore rispetto a quello di Demon's Souls.

In Ds2 c'è una marcata carenza sotto questo aspetto. I luoghi visitati sono per lo più anonimi, e quando hanno qualcosa di particolare (vorrei specificare, ma preferisco lasciarvi la sorpresa) viene sfruttato poco e male. La stragrande maggioranza delle ambientazioni sono costituite da caverne o foreste – e le foreste sono da sempre il punto peggiore della resa visiva della saga. Quando finalmente ci si imbatte in un castello, manca completamente quel senso di maestà e di grandezza che caratterizzava le fortezze dei precedenti giochi.

Al contempo però trovo pregevole l'intenzione di non voler insistere a ricalcare pedissequamente certe formule: ad esempio, per quanto Undead Burg e Boletaria fossero davvero luoghi splendidi da esplorare, sarebbe stato un po' ridicolo riproporre la stessa zona per la terza volta di fila come se niente fosse. Anche la classica zona a tema “veleno”, in Dark Souls 2 è molto diversa da Valley of Defilement e da Blight Town pur riproponendo i concetti della difficoltà di muoversi, di stare attenti alle aree contaminate e così via.

Dark Souls 2 cerca almeno in questo di distaccarsi un po' dal passato, intenzione encomiabile, ma purtroppo nella maggioranza dei casi non riesce a proporre nuove suggestioni alla pari con quanto facevano Demon's e Dark Souls.

Discorso in parte simile vale per l'ambientazione generale. Questo è il punto dove credo si noti di più l'assenza di Miyazaki dal progetto: From Software ha chiaramente provato a ricreare quella sensazione di mistero che permea, fin dal primo istante di gioco, gli altri due capitoli della serie. Ma è evidente che manca il tocco del maestro. Dark Souls 2 è caratterizzato dalla stessa trama vaga e ambigua del suo predecessore, include molti npc che sembrano nascondere più di quanto spieghino, ma la sensazione è quella di avere a che fare con un onesto sosia piuttosto che con un vero e proprio erede. E' anche per questo motivo che insisto nel sottolineare come questo titolo sia un “more of the same”, laddove invece Dark Souls, rispetto a Demon's Souls, era interamente un nuovo gioco, con nuove atmosfere, nuovi misteri, nuove meccaniche e così via. Per molti versi – trama non da ultimo - sembra di giocare a una sorta di remake, molto più vasto, di Dark Souls. Non che debba trattarsi necessariamente di un difetto, ed è sicuramente meglio così piuttosto che assistere allo stravolgimento di una saga eccellente... ma come dicevamo all'inizio, anche nella novità sta l'essenza di questo brand.

 
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