Outlast: un horror che più survival non si può

Outlast: un horror che più survival non si può

Il Playstation Network mette a disposizione degli utenti una piccola chicca che Red Barrels aveva già offerto ai PC gamers. Se state cercando un vero survival horror vi trovate sulla pagina giusta.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
PlaystationSony
 

Atmosfera da brividi

Al di là di una storia ben narrata ma tutt’altro che imprevedibile, quello che rende Outlast un prodotto davvero degno di nota, è l’atmosfera. Le scelte registiche, la visuale in soggettiva, il setting e soprattutto la colonna sonora (tanto la musica, quanto gli effetti ambientali) sono decisamente ispirati e conferiscono all’esperienza di gioco, connotati da vero viaggio nel terrore.

Upshur non è certamente un guerriero. Non porta con sé armi e – in modo del tutto realistico – non svilupperà improbabili doti da lottatore con il prosieguo dell’avventura. Anzi, se possibile, diverrà sempre più incerto e vulnerabile.

In termini di gameplay, questo si traduce nella totale impossibilità di difendersi: in sostanza il giocatore non avrà mai modo di combattere contro un nemico. Upshur non avrà mai la possibilità di armarsi e tutto quello che riuscirà a fare sarà solo nascondersi, scappare e cercare di ostacolare il percorso degli inseguitori.

Questa situazione totalmente passiva – già vista in Amnesia: The Dark Descent – è di per sé generatrice di tensione: ci troviamo alle prese con quello che è un vero e proprio survival horror. Ma non finisce qui.

La villa (con annessi e connessi sotterranei) in cui è ubicata la Mount Massive, infatti, presenta tutti i cliché del terrore: parquet cigolanti, ascensori metallici e sferraglianti, prese d’aria cedevoli, neon malfunzionanti, tubature traballanti ed energia elettrica tutt’altro che costante. Muovendosi per i corridoi dell’edificio, il giocatore dovrà sempre tenere conto del rumore prodotto (per esempio correndo sul parquet o calpestando cocci di vetro) ma, soprattutto, dovrà tendere l’orecchio per percepire (ascoltando i rumori ambientali o urla e pianti) la posizione dei nemici.

Gli stessi nemici – in maggioranza pazienti o lavoratori impazziti – sono un’ulteriore fonte di raccapriccio. Solitamente portano sul loro corpo (deformato o mutilato) le tracce degli orrori che sono avventi nella clinica (tanto prima, quanto dopo la ‘rivolta’). A livello ‘mentale’, poi, tutti i sopravvissuti che incroceremo (ostili o meno) saranno decisamente ‘spostati’ e inquietanti.

Man mano che ci avvicineremo al nucleo del male, poi, ci imbatteremo in situazioni ‘rivoltanti’ e ci muoveremo in ambienti tanto grotteschi da divenire disturbanti.

 
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