Recensione Lightning Returns Final Fantasy XIII: un banchetto alla fine dei tempi

Recensione Lightning Returns Final Fantasy XIII: un banchetto alla fine dei tempi

Siamo finalmente giunti al momento della recensione del capitolo che conclude la sotto-serie Final Fantasy XIII. Dopo mesi di indiscrezioni e di dettagli parziali, finalmente possiamo esprimere un giudizio definitivo sul capitolo conclusivo di una serie che, in fin dei conti, ha ottenuto gli apprezzamenti di una parte del pubblico. Ma Lightning Returns mantiene la qualità dei due capitoli precedenti?

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Giardino metafisico

In ognuna di queste aree di gioco si trovano specifiche missioni principali, complementari e desideri. Le uniche a meritare una descrizione a parte sono proprio le liste dei desideri. Si tratta delle speranze della gente comune, che chiede alla "serva di dio" un intervento, appunto, sovrumano, in modo da superare tormenti e angosce che colpiscono alla vigilia della fine del mondo. Soddisfare questi desideri consente di ottenere nuove abilità, più esperienza e oggetti vari, oltre che anime da offrire a Yggdrasil, il sacro albero della vita piantato all'interno del giardino metafisico di Bhunivelze.

Il giardino metafisico è l'Arca in cui si trova Hope. Il giocatore è costretto obbligatoriamente a tornare all'Arca alle ore 6:00 di ogni giorno. È un meccanismo di gameplay curioso, proprio perché non se ne capisce bene il senso. State per completare una missione per cui avete lavorato molto e mancano pochi minuti alle 6:00? Bene, non potrete far nulla per evitare il ritorno all'Arca, accompagnato a quel punto da improperi di ogni tipo. Tutte queste meccaniche fanno accrescere l'ansia nel giocatore, che è sempre contingentato da limiti temporali molto ferrei, appunto molto spesso in maniera inutile.

Inutile perché sull'Arca non c'è praticamente niente da fare. Si può parlare con Hope, il quale farà il riassunto degli eventi passati (molto spesso con le stesse linee di dialogo già sentite) e farà il punto della situazione sulle missioni in corso. Si trovano anche nuovi oggetti per personalizzare gli assetti ma non ci sono combattimenti, sfide da affrontare o personaggi diversi da Hope con cui parlare. Fortuanatamente, alla fine delle paradossali chiacchierate con Hope, si può tornare esattamente alla situazione di gioco che era stata forzosamente abbandonata.

Progredire rimane dunque fondamentale, così come lo era nei Final Fantasy classici, proprio perché ci si potrebbe ritrovare nella situazione per la quale non si ha sufficiente forza per superare un nemico particolarmente ostico. Lightning, a differenza dei precedenti capitoli, può essere personalizzata nell'aspetto, visto che ogni completo rinvenuto cambia la sua forma esteriore, mentre anelli e tatuaggi modificano ulteriormente il suo corpo. Square Enix si è sbizzarrita nel disegno di questi abiti, che molto spesso non nascondono una certa "follia" visiva tipicamente orientale, e in altri casi appaiono ridicoli nel momento in cui Lightning si mischia con la gente normale che percorre le vie delle città.

Lighting ha poi a disposizione le cosiddette Tecniche, che le consentono di influire in vari modi sullo scorrere del tempo. Regressione, ad esempio, le permette di portare il tempo avanti di un'ora e di evitare un mostro troppo forte per essere sconfitto. Questo potere, se da una parte consuma del tempo, e abbiamo visto quanto sia cruciale questa risorsa, dall'altra è semplificatore, perché permette di "dribblare" mostri altrimenti non affrontabili. Ovviamente Regressione non si può applicare nel caso dei combattimenti cruciali per la storia principale.

Miracolo è un'altra tecnica, e consente di ripristinare parte dei PV e tornare in vita dopo una morte in battaglia (come le Code di Fenice), mentre Teletrasporto porta istantaneamente Lightning da una parte all'altra del mondo di gioco. Durante i combattimenti si può attivare anche Discronia, che rallenta il tempo per il mostro ma non per Lightning, che così può infliggere un più alto numero di colpi senza consumare l'ATB. Nelle battute avanzate del gioco, Discronia si può poi associare a Giostra furiosa, che permette a Lightning di assestare un elevatissimo numero di colpi mentre volteggia, appunto furiosamente, intorno al mostro. Usare le tecniche comporta il consumo di PE, i quali si ricaricano all'alba di ogni nuovo giorno.

Alcune Tecniche e certi attacchi sono spettacolari come da tradizione Final Fantasy, rendendo i combattimenti adrenalinici e, in alcuni casi, forse fin troppo confusionari. Però mancano gli Eidolon visti nei capitoli precedenti, che erano realmente impattanti e artistici.

Come nella tradizione Final Fantasy, Lightning può usare Pozioni, Code di Fenice e altri oggetti curativi. Però, l'inventario per questi oggetti è limitato a soli 6 slot. Sembra una semplificazione, ma non lo è, anzi in questo caso si rende la vita del giocatore più difficile. Scordatevi, infatti, di comprare 40 pozioni e di portarle dietro in qualsiasi momento: le tattiche di battaglia devono considerare una presenza di risorse curative limitata. Questa limitazione ovviamente dipende anche delle modifiche apportate al sistema di combattimenti, ed è un fatto quindi prima di tutto di bilanciamento. Nelle battute avanzate del gioco, comunque, si può ampliare il numero di slot per gli oggetti curativi.

Ma fin qui si tratta di scelte che ci possono anche stare. Se proprio dobbiamo parlare di difetti strutturali, invece, dobbiamo guardare il funzionamento del mondo di gioco aperto allestito da Square Enix. Le mappe sono sì ampie e sono ben riempite da missioni principali e complementari, ma la tecnologia non è stata adattata a un mondo di gioco che concede questo livello di libertà al giocatore. Soprattutto in termini di intelligenza artificiale, ma anche per la grafica, Lightning Returns è incredibilmente limitato.

È vero, ad esempio, che possiamo parlare con qualsiasi personaggio non giocante ed è vero che gli altri personaggi continueranno a svolgere le loro mansioni quotidiane. Ma in ogni caso rimangono tutti inespressivi e non si rendono conto dei cambiamenti che occorrono intorno a loro. Sono come dei fantasmi che procedono per la loro strada, poi cambiano idea e tornano indietro, e vanno avanti così per tutto il tempo. Addirittura può capitare che durante una conversazione con un npc, un altro personaggio passi tra Lightning e il suo interlocutore, ovviamente senza volerlo. Situazioni, insomma, paradossali, a cui i giocatori non sono più abituati ormai da tempo, visto che altri giochi free roaming hanno introdotto dei sistemi di intelligenza artificiale basati su routine ben più complesse.

Si hanno difficoltà a interagire con l'IA anche nel caso delle parti stealth, che sono abbastanza ricorrenti. In molti casi, infatti, al giocatore conviene evitare lo scontro con il nemico, proprio cercando di non allertarlo. Ma è più un "on-off" che altro: semplicemente se ci si avvicina troppo si "aggra" il nemico, e se si rimane lontani, anche se c'è continuità visiva, si procede indisturbati. Le meccaniche stealth riguardano anche lo svolgimento di alcune missioni della campagna principale, in cui bisogna pedinare dei target per scoprire delle informazioni o il luogo in cui si svolgerà un incontro o un evento particolarmente rilevante.

Insomma, Square Enix non ha modificato la tecnologia che aveva creato per il primo Final Fantasy XIII, che però era pensato con tutta un'altra impostazione sia dal punto di vista narrativo che per le meccaniche di gameplay e gli equilibri di gioco. Come abbiamo visto, infatti, in quel caso tutto si basava sulla parte narrativa, con la parte giocata relegata sullo sfondo.

 
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