Recensione Lightning Returns Final Fantasy XIII: un banchetto alla fine dei tempi

Recensione Lightning Returns Final Fantasy XIII: un banchetto alla fine dei tempi

Siamo finalmente giunti al momento della recensione del capitolo che conclude la sotto-serie Final Fantasy XIII. Dopo mesi di indiscrezioni e di dettagli parziali, finalmente possiamo esprimere un giudizio definitivo sul capitolo conclusivo di una serie che, in fin dei conti, ha ottenuto gli apprezzamenti di una parte del pubblico. Ma Lightning Returns mantiene la qualità dei due capitoli precedenti?

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Squarcerà l'oscurità, porterà la luce, libererà le anime

Mentre in Final Fantasy XIII-2, la protagonista diventava Serah, la quale veniva interpretata direttamente dal giocatore, qui, come suggerisce lo stesso nome del gioco, si torna a controllare Lightning, ovvero il punto di riferimento di tutta la serie Final Fantasy XIII. È un personaggio dal grande fascino, dotata di uno sguardo magnetico e irresistibile, e allo stesso tempo priva di sentimenti, sempre focalizzata sull'obiettivo.

All'inizio delle vicende di Lightning Returns, la "Luce", o "Fulmine" se volete, riceve una proposta di accordo dal dio Bhunivelze: lei diventerà salvatrice, e si sacrificherà per salvare più anime possibile e per traghettarle in una nuova dimensione non attaccata dal Caos ormai incombente su Nova Chrysalia, e in cambio il dio riporterà in vita la sorella Serah, morta a causa delle scelte della stessa Lightning. La protagonista di FF XIII avrà 13 giorni a disposizione per salvare quante più anime possibile e, allo stesso tempo, per dipanare alcuni misteri sull'origine e il funzionamento del Caos, ovvero l'apocalisse che metterà fine, dopo quei 13 giorni, a ogni forma di vita conosciuta.

Ma Bhunivelze è anche un'entità sconosciuta, della quale Lightning non può interamente fidarsi. Lei porta avanti la sua missione da salvatrice, ma non ha alcuna garanzia che il dio manterrà fede alle promesse. Inoltre, Bhunivelze le ha sottratto qualsiasi tipo di sentimento, trasformandola in una macchina, totalmente focalizzata sull'obiettivo.

La prima, spettacolare come da tradizione della serie, sequenza in grafica pre-renderizzata, che fa da prologo alle vicende, vede Lightning combattere con Snow, adesso reggente della città di Yusnaan. Snow, un personaggio già visto nei precedenti capitoli e innamorato di Serah, interpreta il ruolo di reggente in maniera molto personale, e non fa molto altre che organizzare banchetti per esorcizzare la fine del mondo. La prima missione di Lightning è, quindi, proprio quella di liberare Snow dai suoi tormenti. Ma Snow è ancora un fal'Cie e Lightning dovrà faticare non poco per sconfiggerlo, visto che questa è anche l'unica strada per salvarlo.

Serah e Hope, poi, sono altri due personaggi tipici di Final Fantasy XIII che compaiono nelle prime battute di gioco. Lightning, nell'episodio precedente, aveva indotto Serah alla morte nel tentativo di salvare il mondo, perché in quel momento non si individuavano altre vie per prolungare l'esistenza stessa della vita. Serah si era avvalsa dell'aiuto di un adulto Hope, che in XIII-2 dirigeva i piani di costruzione di un Protofal'Cie, una sorta di divinità simulata da una macchina. L'esperimento non va a buon fine e, nell'intricata struttura di rimandi temporali, Serah e Noel sono costretti a tornare indietro nel tempo, a risolvere il paradosso temporale che si è creato, e a indurre Hope a rinunciare al suo piano.

Il primo Final Fantasy XIII, invece, raccontava la genesi della storia, in cui si vedeva come la città di Cocoon fosse un'utopia sospesa nel cielo che consente alla popolazione di vivere in pace grazie alla protezione di esseri semidivini noti come fal'Cie. I sei protagonisti di quel gioco dovevano diventare dei fal'Cie (e Snow lo è ancora) per scongiurare l'imminente fine del mondo. Il Caos ha inizio 500 anni prima degli eventi di Lightning Returns, quando inizia a conquistare tutto lasciando solo Nova Chrysalia.

Tornando a questo nuovo capitolo, invece, Hope trova rifugio sull'Arca, dalla quale dirigerà le operazioni di Lightning. L'Arca è tutto ciò che rimane del Cocoon iniziale, mentre Hope qui ha le sembianze da bambino che aveva nel primo Final Fantasy XIII, mentre, nel ruolo di capo degli ingegneri del XIII-2, era un adulto.

Lo stile narrativo di Lightning Returns è simile a quello dei due precedenti capitoli, anche se cambia il ritmo della narrazione. Risulta piacevole la sottolineatura mistica per ogni azione e ogni dialogo, all'interno di una continuità stilistica e artistica che incontrerà i favori di chi ha apprezzato Final Fantasy XIII e XIII-2.

Si nota, invece, come i personaggi adesso vengano usati in contesti diversi rispetto ai ruoli originali così come erano emersi nel XIII e nel XIII-2. Come nei precedenti capitoli, e questo è l'elemento narrativo cruciale di tutta la serie, ognuno di loro ha una propria dimensione e combatte per ideali che sono imprescindibilmente legati a quella dimensione. Si tratta di diverse realtà che spesso collidono tra di loro e che portano i personaggi, che all'interno della propria dimensione agiscono sempre a fin di bene, anche a combattere l'uno contro l'altro.

Altri dettagli sulla storia di Final Fantasy XIII si trovano qui.

 
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