Ryse Son of Rome: ascesa e declino di un grande Impero

Ryse Son of Rome: ascesa e declino di un grande Impero

Trattato severamente dalla critica, l'hack 'n' slash in salsa romana, seppur non esente da difetti, è un gioco solido, adrenalinico e molto divertente. E soprattutto riesce a mostrare sin da subito i muscoli di Xbox One grazie alla tecnologia CryEngine.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Tacito si rivolterebbe nella tomba, ma...

Sembra un destino condiviso dai principali giochi ambientati nell'impero romano (tolti, ovviamente, i famosi strategici per Pc): dividere pubblico e critica, creando schiere di fan - contenti e appagati - contrapposte a fruitori delusi traboccanti di giudizi negativi.

Ryse: Sons of Rome, infatti, si sta comportando come a suo tempo fece Shadows of Rome. L'hack 'n' slash di Capcom, nonostante un character design davvero notevole, una giocabilità decisamente godibile e una buona trama, passo quasi inosservato, non convincendo né la critica, né il grande pubblico. Per Ryse - nonostante un'ovvia visibilità molto maggiore - la situazione é quasi analoga.

Chiariamoci subito, il titolo di lancio di Xbox One non è certo privo di difetti, ma non gli si possono neppure negare gli evidenti meriti che ha. Come il tardo Impero romano, Ryse si barcamena a fatica tra decadenza e modello di civiltà.

Pronti via e il ‘setting’ pensato da Crytek ci fa sollevare più di un sopracciglio. La Roma in cui saremo chiamati ad agire, infatti, sarà tanto splendida da vedere, quanto strutturata secondo cliché stra-abusati e popolata di personaggi ‘storici’ del tutto differenti dalla controparte reale.

Il povero Tacito, quindi, si rivolterebbe nella tomba per certo. Forse Crytek avrebbe potuto essere maggiormente cauta: senza pretendere un rigore storico eccessivo, si sarebbe potuto evitare di coinvolgere personaggi estremamente conosciuti, rappresentandoli lontani anni luce dalla realtà storica.

Mi riferisco, come ovvio, alla figura di Nerone. Nerone è l’Imperatore con cui, nel bene e nel male, avremo a che fare. Ed esso è stato rappresentato anziano, appesantito, incapace, corrottissimo e persino dotato di due improponibili figli, anch’essi dotati di molti vizi e nessuna virtù.

Certo, capisco che Crytek non avesse nessuna voglia di rappresentare correttamente la scena storica romana e capisco anche che il solo nome di Nerone sia sufficiente, a far scattare nella mente del pubblico, un’immediata associazione con tutto quello che di peggio abbia dato l’Impero romano. Posto che sono un fautore abbastanza convinto di un necessario revisionismo nei confronti di Nerone (non è questa la sede per dilungarsi in questo senso, ma credo che questo Imperatore sia una delle principali vittime della mistificazione storica operata dai ‘vincitori’), credo che Crytek avrebbe ottenuto un risultato migliore – in termini di coinvolgimento e credibilità – scegliendo di mettere a capo della ‘sua’ Roma un Princeps meno celebre. Magari selezionandolo in un’epoca di minor potenza dell’Impero, in modo da giustificare la pressione dei barbari alle porte dell’Urbe.

Chi è un lettore assiduo dei miei articoli su Gamemag, dovrebbe aver capito l’importanza – anche in termini professionali – che la Storia riveste per me. A rigor di logica, quindi, il setting preparato da Crytek per Ryse, avrebbe dovuto farmi gridare allo scandalo. In realtà, così non è stato. Di fatto, ho accettato di buon grado l’Impero creato da Crytek, semplicemente considerandolo come paradigmatico. L’Impero presentato in Ryse non è circoscritto a un preciso periodo storico, né è una fedele ricostruzione di una fase dell’epopea dell’antica Roma: si tratta di un pacchetto completo e funzionante di idee diffuse e stereotipi che efficacemente celebrano quello che è Roma nell’immaginario dei più. E, per gli scopi di Ryse, ciò funziona egregiamente, mantenendo un più che sufficiente livello di incredulità da parte dell’utente.

La Roma di Crytek, insomma, non sarà precisa o realistica, ma è coinvolgente e sa dare motivazioni al giocatore. La lotta della civiltà contro il caos rappresentato dai barbari; la ribellione, a testa alta, contro un Autorità corrotta e colpevole di ogni nefandezza; la precisione della macchina militare imperiale, in grado di destreggiarsi contro le orde degli invasori esterni; la spettacolarità dell’architettura classica, che manifesta concretamente la potenza dell’Impero: tutto questo scorre prorompente nei sei capitoli di Ryse. E sa ‘caricare’ l’utente, nonostante si sarebbe potuto pretendere qualche rigo di dialogo maggiormente evocativo.

L’antica Roma – non c’è nulla da fare – resta un setting altamente evocativo. Complice la relativa rarità di titoli ambientati in questo periodo storico, ogni volta che si viene catapultati in qualche missione per proteggere l’Impero, c’è di che esaltarsi. Anche se il contesto in cui ci si muove non è poi troppo realistico o storicamente preciso. L’idea dell’Impero, l’idea della salvaguardia della civiltà, della ribellione contro vertici corrotti sono comunque ‘motori potenti’ per le nostre azioni.

 
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