Dead Rising 3: l'Alba dell'ottava generazione con Xbox One

Dead Rising 3: l'Alba dell'ottava generazione con Xbox One

Il nuovo titolo firmato da Capcom Vancouver ci ha divertito a tratti, senza riuscire a convincerci più del dovuto. La deriva free roaming della serie presenta pregi e difetti, mentre trama e personaggi sono risultati poco all’altezza sotto quasi ogni punto di vista. Ottime invece le meccaniche di combinazione delle armi e dei veicoli, per un prodotto che di fatto dimostra il meglio delle proprie potenzialità durante le fasi cooperative.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
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A spasso per le “affollate” strade di Los Perdidos

Sono trascorsi 10 anni dagli inquietanti eventi che hanno visto protagonista Chuck Greene nella devastata Fortune City di Dead Rising 2. Questa volta ad essere nell’occhio del ciclone è Los Perdidos, metropoli della costa occidentale americana che ormai assomiglia, senza troppi giri di parole, ad un’autentica discarica a cielo aperto. La situazione è sfuggita di mano, lo zombrex si è rivelato insufficiente ad impedire che l’epidemia proliferasse fino ad invadere l’intera città. Le strade e i quartieri pullulano di non morti e solamente una manciata di superstiti resiste alle difficoltà, in attesa che i soccorsi si facciano avanti. Il comunicato televisivo diffuso dal capitano Hemlock è stato particolarmente esaustivo: al fine di evitare l’espandersi dell’epidemia oltre i confini cittadini il governo ha stabilito un termine massimo di sei giorni dedicati al recupero dei sopravvissuti, prima che la città venga rasa completamente al suolo e sia eliminata qualunque forma di vita presente al suo interno.

Nel momento in cui facciamo la nostra conoscenza del protagonista la situazione in città è già altamente compromessa. Nick Ramos non è un dinamico fotoreporter come Frank West, né tantomeno uno spericolato campione di motocross come il buon vecchio Chuck. E’ un semplice meccanico, coinvolto suo malgrado in una situazione che travalica anche la sua immaginazione, come avrà modo di comprendere solo in seguito. Lo troviamo alla ricerca di scorte, quando un’enorme orda di zombie bloccata all’interno di una zona di quarantena si fa strada verso la sua posizione. La situazione è destinata a peggiorare in pochi istanti, mentre un enorme aereo di linea precipita nelle vicinanze.

Si ha così il primo assaggio di quello che sarà il leit-motiv dell’intero gioco. Zombie. Zombie ovunque, senza alcuna soluzione di continuità. Il primo approccio, quasi spontaneo, è tendenzialmente conservativo. Nick si ritrova sul tetto di un’automobile, attorniato da orde di infetti, e deve cercare di fuggire senza farsi azzannare. Si passa di auto in auto, in cerca di un punto utile ad assicurare una fuga sicura. Ma è questione di poco perché lo spirito estremo e volutamente ironico che contraddistingue la saga venga a galla e si inizi a menare le mani nel bel mezzo della strada, senza curarsi della straordinaria superiorità numerica dei ciondolanti e lobotomizzati avversari che ci si trova d’innanzi. In breve facciamo conoscenza degli altri sopravvissuti con cui collabora Nick. Li troviamo all’interno di un rifugio di fortuna, che peraltro verrà immediatamente abbandonato a causa di un’incursione degli infetti.

Il versante narrativo è la prima componente che presta il fianco a critiche e appunti. Sia chiaro, solitamente i titoli che compongono la line-up di lancio di una nuova console non sono mai ricordati come dei capolavori al termine delle rispettive generazioni, ed è del tutto fisiologico. Ciò non toglie che Dead Rising 3 sia inevitabilmente destinato a dover fare i conti con un 2013, prossimo alla conclusione, durante il quale sono stati compiuti importanti e significativi passi in avanti sul piano della narrazione applicata al medium videoludico. Senza divagare troppo, è proprio l’immaginario dell’apocalisse zombie ad essere stato letteralmente soverchiato dalle trame offerte da The Last of Us o The Walking Dead. Certamente i titoli di Naughty Dog e Telltale si propongo su un ‘layer’ ben diverso rispetto a quello che contraddistingue e delinea un prodotto come Dead Rising, ma ironia e parossismo possono ugualmente sposarsi con soggetti carismatici e dai tratti distintivi nitidi. Il vulcanico Trevor Philips di Grand Theft Auto V assume già una veste paradigmatica sotto questo punto di vista.

Eppure Dead Rising non riesce affatto a decollare in termini narrativi, né tantomeno a convincere il giocatore sul ruolo e la sensata presenza dei principali personaggi, mentre il doppiaggio in italiano non fa proprio nulla per cercare almeno di porre rimedi ad una sceneggiatura che stentata è dir poco. La presenza di una modalità cooperativa potrebbe essere interpretata come una scusante, ma a nostro modo di vedere solo in misura relativa. Prodotti come Borderlands o il primo Dead Island – sempre per restare in tema di apocalisse zombie – dimostrano come sia ancora possibile porre scarsa enfasi su trama e personaggi, dando maggiore spazio ed espressione al gameplay. A mio modo di vedere non ci sono compromessi, nel mercato attuale bisogna scegliere con decisione una strada o l’altra, e Dead Rising 3 in questi termini fallisce l’obiettivo.

Nick Ramos appare oltremodo anonimo, un comprimario che ha ben poco da spartire col ruolo del protagonista. Per non parlare della sua alleata Rhonda Kreske o di Dick Baker, il cui nome peraltro sarebbe sufficiente a qualificarne le “immarcescibili” doti carismatiche. Ma come direbbe Sgarbi, “perché si spendano parole devi esistere, diversamente qualunque cosa è inutile”. E la soglia d’esistenza dei personaggi di Dead Rising 3 è ridotta al lumicino. Vediamo quindi di passare oltre e concentrarci su una delle più importanti novità rappresentate da questo terzo capitolo: la struttura free roaming.

 
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