Assassin's Creed IV: il mare come habitat naturale dell'assassino

Assassin's Creed IV: il mare come habitat naturale dell'assassino

Dopo l'analisi tecnica della versione PC pubblicata la scorsa settimana, eccovi la recensione del gameplay e dei contenuti artistici del nuovo Assassin's Creed. E non manchiamo di fornirvi una prospettiva sulle reali vicende storiche alle quali Ubisoft Montreal si ispira.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
UbisoftAssassin's Creed
 

Il contesto storico

Dopo le grandi scoperte geografiche, la navigazione oceanica divenne un fattore cruciale per la politica di potenza di ogni Nazione europea. La differenza tra il successo o il ridimensionamento, molto rapidamente, cominciò a passare attraverso la capacità di esercitare la propria influenza verso le Indie occidentali. Di conseguenza, la navigazione oceanica si presentò come uno dei principali problemi per ogni testa coronata europea.

Dopo un paio di secoli di esplorazioni e conquiste, le grandi Nazioni europee completarono la spartizione del Nuovo Mondo e delle sue risorse. Ecco allora l’inizio delle lotte coloniali e dei fenomeni della pirateria e della guerra di corsa. Infatti, i fiorenti traffici tra le Colonie e la Madrepatria, divennero obiettivo di scorrerie tanto di pirati comuni – dediti solo alla soddisfazione dei propri sogni di ricchezza -, quanto di quelle portate da pirati ‘legalizzati’ – i corsari, appunto – che depredavano solo le navi nemiche della propria potenza di origine.

Dal ‘500 in poi, quindi, le rotte atlantiche in particolare, divennero teatro di sanguinosi scontri tra le navi governative e quelle di corsari e di pirati.

Oltre alle grigie logiche del profitto e dello scontro tra Potenze, l’epoca d’oro della pirateria è entrata nella leggenda e nell’immaginario collettivo anche come simbolo di ricerca di libertà, soddisfazione personale e lotta anti-sistema. Il pirata – anche se, per essere più precisi, si potrebbe dire il bucaniere – è sovente visto come un positivo ribelle, un guascone che vive di espedienti, prendendo dalla vita – e dal mare – tutto quello che può. Senza troppi scrupoli o vincoli morali. E senza nessuna volontà di seguire l’ordine costituito del Mondo.

In questo senso, il Mar dei Caraibi diventa tappa obbligata per il Credo degli Assassini di Ubisoft: le regole della filibusta, infatti, sono quanto di più lontano dalle logiche d’ordine e rigore proposte dai Templari e dai loro seguaci.

Ci troveremo quindi una volta ancora immersi nell’Animus. Catapultati negli ultimi anni ruggenti della storia della pirateria, scaraventati in un’avventura enorme, che solo saltuariamente si aggancerà allo scontro secolare tra Assassini e Templari (con ancor più flebili rimandi alla ‘guerra degli Dei’, motore dei vecchi Assassin’s Creed), ma che ci consentirà di assaporare il sapore salmastro e frizzante della vita di mare e da bucaniere del ‘700. Impresa notevole e, va subito precisato, sostanzialmente riuscita, come in pochissimi altri titoli.

 
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