Assassin's Creed IV: il mare come habitat naturale dell'assassino

Assassin's Creed IV: il mare come habitat naturale dell'assassino

Dopo l'analisi tecnica della versione PC pubblicata la scorsa settimana, eccovi la recensione del gameplay e dei contenuti artistici del nuovo Assassin's Creed. E non manchiamo di fornirvi una prospettiva sulle reali vicende storiche alle quali Ubisoft Montreal si ispira.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
UbisoftAssassin's Creed
 

Un mero add-on?

Il dubbio è lecito. Questo quarto capitolo di AC, in quanto è debitore al resto della saga, per soluzioni tecniche e impianto ludico? Il rimando più immediato – e scontato – è con AC III. Il setting similare (l’America del centro-nord, in piena evoluzione e colonizzazione), i legami tra i protagonisti e soprattutto la presenza di corpose sezioni al comando di una nave, mettono i due ultimi capitoli della saga, in contatto diretto.

In effetti, le sezioni a terra, quelle da ‘classico’ AC, lasciano piuttosto basiti. Per un duplice ordine di motivi: da un lato ci sono notevoli incongruenze narrative (come forse non era mai capitato nella saga), dall’altro i principali – e stra-criticati – limiti della saga sono stati riproposti praticamente ‘intatti’.

Partiamo dai principali dubbi narrativi: Edward Kenway è – per fortuna, vien da dire! – lontano anni luce dagli altri Assassini che abbiamo imparato a conoscere. Non è – e praticamente non lo sarà mai – un vero adepto del Credo, un martire votato alla causa dell’opposizione ai Templari. E’ un vero e proprio pirata, che solca il Mar dei Caraibi per far fortuna e per tornare in Inghilterra da ricco possidente. Il suo ingresso nel conflitto secolare tra Templari e Assassini avviene in modo decisamente fortuito e la sua partecipazione alle vicende di questo scontro sarà praticamente sempre marginale o, comunque, finalizzata ad altre conquiste.

Ciononostante, sebbene non sia un Assassino, sebbene non abbia una formazione da Assassino, sebbene non abbia alcun contatto all’interno della confraternita incappucciata, si muove da subito come uno degli adepti del Credo, potendone sfruttare capacità e contatti (persino in avvio di gioco, quando di fatto si trova al servizio dei Templari, Edward può eseguire i ‘classici’ contratti da Assassino, ottenuti nelle voliere, tramite i piccioni viaggiatori: decisamente un’incongruenza narrativa). Progressivamente, la corsa del Nostro verso il successo, incrocerà altre volte (sempre più di frequente) le vicende di Assassini e Templari e, sebbene queste rimarranno sempre sullo sfondo, ci sarà uno stucchevole e poco coinvolgente gioco di rimandi che in modo davvero poco credibile, quasi costringerà Edward ad accanirsi contro i Templari.

Mi spiego: Edward, quasi per tutto il gioco, resterà assolutamente convinto delle proprie priorità (far fortuna, tornare in Inghilterra, riconquistare il proprio amore) e ribadirà il proprio disinteresse per le vicende degli uomini di potere ma, nonostante tutto, sarà portato (da personaggi non giocanti o rocambolesche situazioni esterne) ad assassinare i Templari attivi nei Caraibi. Siamo, quindi, di fronte a una struttura narrativa poco coerente e, per questo, decisamente meno efficace rispetto ai precedenti capitoli della saga che, se non altro, avevano sempre puntato su un certo rigore nella trama.

Per quanto riguarda le situazioni di gioco, quando Edward è sulla terraferma, si ripropone il canovaccio della saga di AC in tutta la propria struttura. Nel bene e nel male. Se la riproposizione delle situazioni virtuose, capitolo dopo capitolo, è doverosa (se non altro per via della rapida cadenza d’uscita dei vari episodi), altrettanto non si può dire dei difetti e dei limiti alla giocabilità che, invece, Ubisoft non accenna a voler scardinare definitivamente. E allora, Edward si troverà a dover ripetere tutto quello che Altair, Ezio e soprattutto Connor avranno fatto prima di lui. Eccoci quindi alle prese con tutti i problemi ‘storici’ degli assassini di Ubisoft.

Assassini che, per quanto ci provino, non riescono mai a mantenere un basso profilo (sono vestiti di bianco e con ridicoli cappucci, non possono mantenere mai una condotta davvero stealth, visto che sono in grado di nascondersi solo quando l’ambiente circostante offre ripari naturali. Va però detto che Ubisoft ha studiato meglio le fasi stealth, rendendole necessarie e veramente giocabili in più occasioni. Il vero problema, insomma, rimane la poca libertà nel decidere quando e come agire nell’ombra), che sono sempre potentissime macchine da guerra (Edward non è nemmeno un Assassino fatto e finito, ciononostante applica uno stile di lotta unico in tutti i Caraibi e incredibilmente letale. Al solito, i combattimenti sono un rapido scambio di parate e affondi che non lascia scampo ai nemici), che dovranno ripetere all’infinito missioni molto simili tra loro per far progredire la trama e favorire il loro Credo.

 
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