Sentirsi dei minuscoli piloti nella vastità dell'infinito con X Rebirth

Sentirsi dei minuscoli piloti nella vastità dell'infinito con X Rebirth

La rinascita della serie X era attesa da tempo. L'ultimo capitolo di questa saga iniziata nel 1999 e da sempre ancorata saldamente al mondo Pc risale al 2011: l'espansione Albion Prelude che doveva servire proprio a creare un ponte narrativo tra X3 e questo nuovo “Rebirth”.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

A piedi nello spazio

L'ultima idea profondamente sbagliata che c'è alla base di Rebirth è quella che in gergo viene chiamata “deambulation”, in pratica la possibilità di uscire dalla nostra astronave e camminare, in prima persona, sulle stazioni spaziali disseminate nella galassia.

Di per sé l'idea non è erronea, può anzi dare una dimensione in più al gioco. In questo nuovo X, tuttavia, la “deambulazione” sulle stazioni è una parte troppo, troppo predominante in un gioco che si suppone sempre essere un'avventura a bordo della nostra astronave. Ci sono semplicemente troppe cose che richiedono ogni volta di attraccare a una stazione e poi darsi alla ricerca di qualcuno o qualcosa. Serve un capitano per quella nave da cargo che abbiamo comprato poco fa? Attracca e cercalo su una stazione. Devi riparare l'astronave? Attracca e cerca il meccanico. La vera azione di gioco, quella nello spazio, risulta davvero troppo spezzata.

Per di più, se la grafica di Rebirth come dicevamo è fenomenale nello spazio profondo, lo stesso non si può dire della parte su terreno solido. Le texture sono piuttosto misere, i modelli dei personaggi non giocanti sono davvero orribili. Le performance, che personalmente ho trovato pressoché perfette nello spazio con buona pace di chi lamenta cali di fps ovunque, sulle stazioni tendono a diventare ingestibili con rallentamenti evidentemente frutto di una cattiva ottimizzazione.

Tutto questo non sarebbe un problema se, come detto, la parte a terra non fosse così maledettamente preponderante. Attraccare la propria nave a una stazione, fare un salto al bar, parlare con qualche npc per ricevere una missione e così via dovrebbe essere una occasionale pausa per variare un po' il gameplay e aumentare il senso di immedesimazione; in Rebirth invece diventa una ripetitiva dinamica da affrontare ogni volta con un sospiro di rassegnazione. Come se non bastasse alcune delle azioni da svolgere sulle stazioni sono eccessivamente tediose: cercare i vari personaggi da reclutare per la propria flotta (capitani, ingegneri, ufficiali e così via) è una vera e propria caccia al tesoro dato che le stazioni non sono nemmeno piccole da visitare e non c'è alcuna indicazione di dove andare – anche se la Egosoft ha promesso di correggere questo difetto al più presto con una patch. Allo stato attuale però sarebbe stato sicuramente più congeniale eliminare del tutto questa superflua parte di deambulazione e focalizzarsi su quello che è il vero cuore di uno space sim, e cioè la vita dentro la propria astronave: non fuori.

 
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