Madden NFL 25: un quarto di secolo celebrato degnamente

Madden NFL 25: un quarto di secolo celebrato degnamente

Considerando il football così ‘centrale’, negli equilibri dell’entertainment Usa, va da sé rilevare l’indubbia rilevanza della saga di Madden. Il simulatore dedicato alla palla ovale di Ea, infatti, è sempre tra i giochi più diffusi, amati e criticati dell’intero panorama videoludico americano.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Adesso metteteci i soldi!

Madden 25 spinge molto in avanti gli standard di qualità della serie. Ma non è ancora esente da passaggi a vuoto. Per prima cosa non viene scardinato il principale difetto della serie e cioè il fatto di essere sempre e comunque troppo dipendenti dalla IA dei compagni. In difesa, questo è del tutto evidente, ma è vero anche in attacco, visto che, in una partita di football, i compiti dei vari giocatori sono molto diversificati ed è, quindi, impossibile fare gestire tutto all’utente in contemporanea.

Stante questo dato di fatto, è inevitabile concludere che la sensazione di essere ‘sballottati’ dalle decisioni della cpu, non può mancare. Collegato a ciò, il fatto che il seppur evoluto motore fisico (Infinity Engine), non sia ancora privo di passaggi a vuoto che, sicuramente, si riverberano sul comportamento degli atleti controllati dalla IA (in modo maggiore rispetto a quanto non incida sui giocatori mossi dall’utente), rendendolo meno coerente e prevedibile.

Un’altra questione da sistemare è quella degli intercetti, che restano ancora troppo frequenti, soprattutto settando l’IA in campo su livelli piuttosto alti. E quando dei passaggi sbagliati non vengono intercettati, sembra sempre un’occasione comoda persa dal difensore. Il problema è che, rispetto a quanto avviene nella realtà, i passaggi errati dei QB sono sempre troppo leggibili dal difensore per cui, per non moltiplicare le già numerose intercettazioni, si aumentano ‘smanacciate’ che a un primo sguardo potrebbero tramutarsi in palloni trattenuti. E’ un problema storico della saga, probabilmente di difficile risoluzione.

Da ultimo, va sottolineato come, a livello di presentazione, il gioco non riesca più a evolvere per davvero. Se da un lato sono presenti delle buone limature (volti migliori e ‘ritratti’ più numerosi, stadi rappresentati con gran perizia), va detto che non si riesce mai, in Madden, a gridare al miracolo come, per esempio, avviene in Nba 2K. Le simulazioni dello sport Usa sono sempre molto generose in termini di immersività spettacolare offerta e, forti di un numero di atleti da riprodurre non eccessivamente elevato, sono prodighe di dettagli e caratterizzazioni meravigliose. Questo un po’ manca in Madden, dove tutto pare sempre un po’ sciatto, dove anche i giocatori più carismatici paiono privi di dettagli davvero unici. E’ probabile che, per una svolta in questo senso, si dovrà aspettare la next-gen.

Anche Connected Career – la modalità principe di Madden – evolve: oltre alla riproposizione della gustosa modalità dello scorso anno, che consentiva di impersonare coach o atleti, seguendoli (da soli o online) per tutta la loro carriera, adesso entra in gioco la possibilità di vestire i panni dei proprietari di franchigia. In questo modo, si apre tutta una pagina dedicata alla gestione aziendale della squadra. Interessante, visto che consentirà anche di mettere mano allo stadio di proprietà e persino all’ubicazione geografica del team. Molto divertente constatare come nel mondo virtuale - vivo e pulsante, grazie ai fittizi e attivissimi account Twitter di giornalisti ed atleti – di Madden 25 ogni nostra decisione susciterà scalpore e si riverbererà sul prosieguo della nostra carriera.

 
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