Splinter Cell Blacklist: è vero ritorno alle origini?

Splinter Cell Blacklist: è vero ritorno alle origini?

Vi proponiamo la nostra recensione dell'ultimo capitolo di Splinter Cell. Si è discusso molto in questi giorni se Blacklist può essere considerato un ritorno alle origini per la serie, dopo il fin troppo aggressivo e cinematografico Conviction. Ecco la nostra visione sull'argomento, in attesa di un approfondimento tecnico sulle caratteristiche grafiche della versione PC di Blacklist che pubblicheremo nei prossimi giorni.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Paladin

La presenza militare degli Stati Uniti d’America è da anni estesa in tutto il mondo. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Washington ha avuto buon gioco nell’estendere la propria sfera di influenza, rendendo di fatto la moderna geopolitica unipolare (lavorando costantemente e militarmente per mantenerla tale). Nel corso degli anni, questa situazione ha generato numerosi malcontenti e gli Stati Uniti, a torto o a ragione, sono spesso finiti nel ‘centro del mirino’.

C’è chi li vede come un baluardo della democrazia e c’è chi concepisce l’aquila a stelle e strisce come il simbolo di un moderno imperialismo. Spesso, l’opposizione agli Usa si è concretizzata in terribili atti dimostrativi e, solitamente, si è trattato di veri e propri attacchi terroristici, volti soprattutto a colpire dei civili. Blacklist mette in scena uno di questi attacchi alla potenza statunitense, anche se esso è volto a colpire direttamente la potenza militare di Washington.

Di fatto, la minaccia degli ‘Ingegneri’ (l’organizzazione antiamericana che sta dietro al complotto) è quella di una sequenza di devastanti attacchi contro le installazioni Usa sparse nel mondo. Le immagini degli attacchi verrebbero diffuse attraverso internet e i social network, rendendo gli stessi attacchi di impatto enorme presso l’opinione pubblica. La richiesta, per fermare i massacri, è molto semplice: gli Usa dovranno ritirare tutte le truppe stanziate al di fuori dei loro confini.

Partendo da questi presupposti, arriviamo al ruolo di Sam Fisher. Il nostro viene coinvolto suo malgrado nella prima offensiva degli Ingegneri, rivolta contro la base Usa di Guam. Ovviamente, dopo l’attacco, Patricia Caldwell, la Presidente degli Usa, non può accettare di scendere a patti con i terroristi. Verrà allora rapidamente creata una piccola task-force altamente specializzata, da spedire in giro per il mondo a caccia dei terroristi autori della Blacklist.

La neonata Fourth Echelon (provocatorio rimpiazzo per la corrotta – e ormai chiusa – Third Echelon vista in SC Conviction) sarà composta da Fisher, l’hacker Charlie Cole, l’ex CIA Isaac Briggs e la vecchia conoscenza di Sam, Anna Grim Grimsdottir.

Paladin – un enorme e tecnologicamente super avanzato aereo cargo – sarà la ‘casa’ di Fourth Echelon. Di fatto, Paladin sarà l’hub dove ci muoveremo tra una missione e l’altra. Qui potremo entrare in contatto con i nostri alleati, selezionare – attraverso un planisfero digitale – la prossima destinazione di Paladin (cioè la prossima missione da giocare, anche su internet e in multiplayer), tenere sotto controllo tutte le statistiche di gioco ed effettuare gli upgrade dell’equipaggiamento di Sam (e dello stesso Paladin).

L’idea di unificare tutto il lato ‘gestionale’ dell’esperienza di Blacklist nella cabina di Paladin è decisamente azzeccata. Per quanto l’interazione con i png sia ampiamente trascurabile (c’è qualche minima aggiunta narrativa, ma davvero minima), tutto il resto funziona a dovere. La mappa interattiva, attraverso cui raggiungere tutte le missioni di Blacklist è intuitiva ma anche profonda (c’è anche una sorta di sottogioco deduttivo, che ci richiederà di decifrare degli indizi per seguire una pista, una sottotrama) e consente, in un batter d’occhio, di raggiungere tutte le modalità di gioco possibili, avendo una rapida visuale su quello che i nostri amici stanno facendo.

Ancora meglio la componente dedicata ai potenziamenti: tutto il kit di Sam Fisher è riccamente upgradabile. Dalle armi da fuoco - c’è un arsenale variegato da acquistare e ogni singola pistola o fucile può essere abbondantemente adornato di gadget (mirini, caricatori…) – alla colorazione delle luci dei visori di Sam, passando per tutto il vestiario dell’agente speciale (stivali, guanti, tuta…). Meno varie, ma immediatamente determinati, le possibilità di crescita per Paladin: gli upgrade dell’aereo, infatti, sono numericamente inferiori rispetto a quelli pensati per il vestiario di Fisher, ma spostano davvero gli equilibri del gioco (sto pensando, in particolare, alle migliorie per il sistema radar della cabina dell’aereo, che consentiranno di vedere i nemici – e la direzione del loro sguardo – sullo scan portatile di Sam, durante le missioni; oppure alle innovazioni per l’infermeria di Paladin, attraverso le quali si aumenterà la salute massima dei personaggi principali). Le possibilità di acquisto sono davvero molteplici e appaganti e costituiscono la prima possente variabile tra i metodi d’approccio a Blacklist.

 
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