Final Fantasy XIV: c'è ancora spazio per l'innovazione nel genere MMORPG?

Final Fantasy XIV: c'è ancora spazio per l'innovazione nel genere MMORPG?

Abbiamo provato su PC la nuova versione di Final Fantasy XIV. Il gioco è stato migliorato in quasi tutte le componenti, anche se non è certo una rivoluzione per il panorama MMORPG. Final Fantasy XIV A Realm Reborn è disponibile anche su PS3 e le due versioni coesistono insieme sugli stessi server.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Il sistema di classi

Uno dei motivi per cui FF XIV ci tiene così impegnati è che il suo sistema di classi è piuttosto particolare. Rispetto ad altri giochi, il titolo Square Enix segue grosso modo la filosofia dell'unico personaggio in grado di fare tutto: in sostanza non è necessario avere diversi personaggi per provare classi diverse, tecnicamente è possibile che un personaggio solo porti al massimo tutte le classi e le professioni inserite nel gioco. In pratica però, il sistema non mi è sembrato concepito nel modo migliore.

Vediamo in dettaglio: sono previste 8 classi iniziali al momento di creazione del personaggio (Archer, Gladiator, Lancer, Marauder, Pugilist, Arcanist, Conjurer e Thamaturge). A partire dal livello 10 è possibile scegliere una qualunque delle altre classi e poi passare quasi indifferentemente dall'una all'altra (ci sono alcune limitazioni ma solo di buonsenso). Arrivati a livello 30, si può poi “biclassare” in una professione avanzata a scelta tra: Dragoon, Bard, Black Mage, White Mage, Summoner, Warrior, Paladin e Scholar.

Queste professioni avanzate dipendono dalla coppia di classi, sempre in un rapporto di livelli 30-15. Ad esempio il mio Warrior è frutto di un Marauder livello 30, più altri 15 livelli di Gladiator. Nulla mi vieta, in teoria, di ricominciare con un Thaumaturge livello 1, portarlo al 30, poi fare altri 15 livelli di Arcanist e ottenere così un Black Mage. C'è solo un problema: le quest in Final Fantasy XIV non sono ripetibili come succedeva, ad esempio, in The Secret World (altro mmorpg che permetteva di fare tutto con un unico personaggio), quindi molto presto mi troverò in seria difficoltà a trovare modi per fare punti esperienza e livellare tutto ciò che voglio.

Per ovviare a questo non piccolo inconveniente, gli sviluppatori hanno introdotto due sistemi: in primis le cosidette “Fate”, ovvero le quest pubbliche rese celebri da Guild Wars 2. Sono missioni ad area che appaiono sulla mappa e a cui tutti possono partecipare, durano pochi minuti e permettono di farmare esperienza e soldi. Il secondo è il diario di caccia, ovvero un pannello che dà indicazioni su certi mostri specifici per il nostro livello da uccidere, andando a caccia per il mondo di gioco, per ottenere molta più esperienza del normale. Tutto a posto, quindi? Dipende. Personalmente non riuscirei mai a concepire l'idea di portare una classe dal livello 1 al 50 farmando eventi pubblici e mostri in giro per la mappa (l'alternativa è, ovviamente farmare dungeon), mi annoierei a morte molto prima. E' magari un limite mio; ma trovo che un sistema come quello che FF XIV cerca di proporre avrebbe beneficiato di una rosa di opzioni più consistente per i vari tipi di giocatori. Altrimenti il dubbio che il sistema non funzioni poi così bene e che tutto sommato sia più conveniente fare un secondo personaggio, in modo da poter rifare le quest, mi viene.

Resta comunque il fatto che, come dicevamo, giocando a Final Fantasy XIV non ci sono mai tempi morti. Oltre alle normali classi da combattimento, oltretutto, ci sono diverse professioni per il crafting che funzionano in modo un po' diverso dal solito: il cuoco, ad esempio, richiede i vari ingredienti per le ricette e poi una sorta di piccolo minigame in cui dovremo usare le abilità in barra (proprio come le abilità per combattere) per cucinare dosando al tempo stesso qualità e cura nel non bruciare tutto. Man mano che si sale di livello nella professione si acquisiscono nuove abilità che permettono di produrre risultati sempre migliori. E anche in questo caso, ovviamente, il tempo da dedicare è tanto.

 
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