The Bureau Xcom Declassified: di nuovo a caccia di alieni

The Bureau Xcom Declassified: di nuovo a caccia di alieni

L’America è sotto attacco. Dobbiamo presumere il peggio, ovvero la caduta del governo e di tutte le forze militari. I sovietici sono un lontano ricordo; il nemico è crudele, preciso, e conosce tutto di noi. Una sola struttura ed un solo uomo, contro l’ignoto.

di Gioacchino Visciola pubblicato il nel canale Videogames
 

Squadra che “expa” non si cambia

Una cosa che ho notato, proseguendo nel gioco e facendo avanzare i miei uomini di livello, è lo sbilanciamento che subisce il gioco, in termini di poteri acquisiti in rapporto alla minaccia.

In certi frangenti si potrà rimanere comodamente nascosti, impartendo ordini su ordini ai propri compagni, facendo a meno di tirare anche un solo proiettile. Certi poteri, ai livelli giusti, sono così devastanti che non avremmo minimamente bisogno di intervenire con le nostre abilità di tiratore.

In altri frangenti, invece, è l’IA alleata a colpire il giocatore, denotandosi solo per il suo poco spessore. Gli uomini si spostano e sparano in maniera “più o meno” autonoma, non utilizzando mai superpoteri per proprio conto. Non sarà raro vedere un alleato correre verso una posizione quasi totalmente presidiata dal nemico, e morire nel tentativo.

E visto che le nostre chance di sopravvivenza sono strettamente legate alla gestione ed al mantenimento di una squadra ben rodata, sarà davvero difficile non tentare il tutto e per tutto per salvare il nostro sciagurato compagno da una pianificazione tattica poco accurata.

Ed è qui che secondo me lo sbilanciamento si fa sentire: momenti di calma piatta, dove i poteri dei nostri agenti devastano il nemico, a corse folli per salvare la situazione da una cattiva scelta da parte dell’IA. Inoltre, a pesare ulteriormente in negativo sulla giocabilità troviamo l’ampiezza delle mappe e gli scontri troppo citofonati. Non è tanto l’ampiezza delle mappe a incidere negativamente, ma la sua struttura e ramificazione.

In Xcom Enemy Unknown a nostra disposizione c’è un quadrato piuttosto grande di gioco; a noi decidere quale sia la zona che ci fornirà maggior vantaggio tattico, ed a noi raggiungerla prima del nemico.

The Bureau invece predilige il tradizionale modello a “zone”, quelle dove si combatte e quelle dove poi si esplora e si scava un po’ nella missione tramite collezionabili.

E quando stranamente sono presenti dei ripari, capisci subito che è il caso di tirare fuori l’artiglieria. Sono rari i casi in cui ci si sente davvero colti di sorpresa, e si è costretti a cercare una via di fuga.

Terminata la missione, è tempo di vederne i frutti, tornando all’Xcom. Sarà possibile esplorare liberamente la base, diversamente dal suo predecessore, e sarà altresì possibile interagire con i vari personaggi al suo interno, ma non effettuare ricerche: gli oggetti che utilizzeremo saranno reperiti sul campo. Peccato davvero che l’esplorazione diventi un po’ noiosa alla lunga (preferisco più l’approccio a la “Enemy Unknown” che a la “Normandy” di Mass Effect!).

Anche le storie secondarie ed i discorsi intrapresi non salvano la situazione, essendo anche questi tranquillamente trascurabili per coinvolgimento e divertimento offerto.

 
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