Recensione The Last of Us: la nuova perla di Naughty Dog

Recensione The Last of Us: la nuova perla di Naughty Dog

Chi pensava che Uncharted rappresentasse un punto di arrivo per Naughty Dog dovrà ricredersi. L’ascesa di questo studio è inarrestabile, ogni nuova IP che viene messa sul mercato stupisce per la quantità di idee proposte e la qualità dell’intrattenimento offerto. Due protagonisti legati a doppio filo, una trama dal ritmo inaspettato e un gameplay che va a pescare tra i generi, sono soltanto alcune delle caratteristiche che ci consentono di collocare The Last of Us nel ‘gotha’ assoluto del videogioco.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Non chiamatela apocalisse zombie

Quando emersero i primi dettagli inerenti la produzione, l’impressione era che questo titolo potesse essere troppo simile a molti altri che in questi ultimi anni hanno impiegato l’apocalisse zombie come pretesto per la costruzione dell’esperienza di gioco. L’universo di The Last of Us attinge a piene mani da una letteratura piuttosto ampia. Sono evidenti infatti i richiami al contesto di Io Sono Leggenda e alle peripezie dei sopravvissuti di The Walking Dead, ma vi si affiancano anche evidenti riferimenti al classico Journey to the West, l’avventura della letteratura cinese, peraltro già resa celebre nel mondo dei videogiochi grazie ad Enslaved di Ninja Theory.

Ciò che fa la differenza in questo caso è la qualità complessiva dell’esperienza che viene proposta, che non si limita alle sfaccettature dei protagonisti, all’aspetto psicologico, alla particolarità del ritmo narrativo o alla qualità del gameplay, ma va oltre abbracciando anche le caratteristiche e la portata del level design. Nelle oltre 17 ore di gioco che abbiamo impiegato per completare la campagna a livello difficile, abbiamo vissuto una miriade di variazioni, non solo nelle azioni da svolgere, ma anche nel modo di interfacciarci con gli scenari.

Difficilmente capiterà di trovarsi in una situazione simile a quelle precedenti, le variazioni sono molto numerose e, anche in questo caso, aumenteranno soprattutto nella seconda parte dell’avventura, ponendo i protagonisti in situazioni sempre molto delicate ma altrettanto significative. La conformazione delle mappe garantisce sempre una miriade di approcci possibili, diretti o indiretti. Sarà permesso anche colpire in modo immediato, farsi identificare dal nemico, ma poi nascondersi nuovamente senza che gli avversari possano individuarvi, per poi concludere il livello passando del tutto inosservati. Da non dimenticare nemmeno che gli sviluppatori hanno avuto un occhio di riguardo per i puristi, mettendo a punto una modalità ‘plus’ che consentirà di rigiocare l’intera avventura ad un grado di sfida ancora più elevato.

Dal punto di vista tecnico The Last of Us rappresenta l’eccellenza per il panorama console, non a caso Naughty Dog ha recentemente annunciato che l’engine grafico impiegato per lo sviluppo di Uncharted 3 e The Last of Us verrà conservato anche in vista dei prossimi lavori su PlayStation 4. Il game director Bruce Straley ha recentemente ricordato le difficoltà vissute dallo studio nella fase di transizione da PS2 a PS3. Proprio per evitare una situazione di passaggio così delicata e la creazione di un engine completamente da zero, è stato messo a punto un motore grafico che, con gli opportuni upgrade, sarà perfettamente spendibile anche sulla prossima console di Sony.

Nonostante la piattaforma tecnologica sia la medesima, The Last of Us gode di oltre cinquanta miglioramenti di natura tecnica rispetto ad Uncharted 3. Una consistente quantità delle novità introdotte si concentra sul sistema delle animazioni, ancora più approfondito rispetto al precedente progetto. Il team si è occupato in particolar modo dell’interazione con gli oggetti circostanti durante i movimenti del protagonista, tra cui anche il tocco dei muri utilizzando le mani, che ha evitato per l’appunto la predisposizione di coperture tramite la pressione di un pulsante.

E’ stato ulteriormente affinato il meccanismo di performance capture, che consente di registrare contemporaneamente sia i movimenti che le espressioni facciali degli attori. Sono poi state introdotte alcune modifiche alle animazioni del viso, volte a veicolare in modo più efficace le emozioni che si palesano sul volto dei personaggi. I miglioramenti hanno inoltre investito le strutture poligonali ed è stato reiterato l’impiego del motion blur, mentre il criterio di gestione delle telecamere replica sotto tutti i punti di vista quello di Uncharted, soprattutto per l’alternanza dello zoom automatico, nel passaggio tra le ambientazioni interne e gli scenari all’aria aperta.

Non bisogna poi dimenticare l’apporto della soundtrack, ideata dal compositore argentino Gustavo Santaolalla, in passato già premiato con due premi Oscar per le colonne sonore di Babel e de I Segreti di Brokeback Mountain. Si tratta della sua prima esperienza assoluta nel mondo dei videogiochi. Le sonorità toccanti e ricercate, le tinte struggenti, a tratti malinconiche, si sposano alla perfezione con l’impianto complessivo del gioco e si prestano anche ad essere ascoltate nuovamente dopo che lo avrete riposto nella sua custodia. Da pochi giorni l’album è disponibile per l’ascolto anche tramite la piattaforma Spotify.

 
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