The Evil Within: l'autore di Resident Evil alla riscoperta del survival horror puro

The Evil Within: l'autore di Resident Evil alla riscoperta del survival horror puro

In occasione del Bethesda for Gamers abbiamo assistito a una presentazione hands-off di quello che si preannuncia come uno dei titoli più interessanti della prossima stagione videoludica. Shinji Mikami ha voluto ricostruire Resident Evil con la tecnologia id Software.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
Resident Evil
 

Survival Horror puro

La demo inizia con la telecamera che si focalizza su un'auto della polizia. I protagonisti scendono dalla vettura e si avvicinano verso un manicomio, conosciuto come Beacon Mental Hospital, mentre continua a piovere senza soluzione di continuità. Le gocce d'acqua bagnano la telecamera, che quindi osserva le forme al di là della lente in maniera distorta proprio per via del filtro creato dall'acqua. Il dettaglio poligonale è importante, mentre le illuminazioni dimostrano di essere realistiche e precise. id Tech 5, come visto anche nel caso di Wolfenstein The New Order mostra di sapersi adattare alla nuova generazione, e in The Evil Within, probabilmente, in maniera ancora più netta rispetto allo shooter di Machine Games.

Il protagonista di The Evil Within è un investigatore privato che si chiama Sebastian Castellanos. Mikami ha voluto un protagonista con il quale il giocatore si possa immedesimare. Figura da una parte trasparente ma dall'altra carismatica, Sebastian porta il classico abbigliamento "da investigatore" e nel corso delle vicende non lesina di suggerire al giocatore le sue emozioni con espressioni facciali fedeli. È accompagnato da due colleghi: Joseph e una ragazza nota semplicemente come ‘Kid’.

Quando i tre entrano nel manicomio, che in realtà è una sorta di tetra magione, notiamo innanzitutto due aspetti: come l'aspetto cinematografico sia stato curato con attenzione certosina, e come l'intelligenza artificiale riesca a interagire correttamente con gli ambienti di gioco. I tre si muovono in maniera circospetta, e i due personaggi gestiti dall'IA sanno regolarsi in funzione degli elementi che compongono lo scenario.

I volti dei personaggi sono incredibilmente dettagliati, soprattutto durante la narrazione. Le riprese ricordano lo stile narrativo dei Resident Evil, il quale viene ricordato anche dalla caratterizzazione di Sebastian e soci, che non mancano di riproporre la capigliatura fluente tipica dei personaggi di Resident Evil. Ci troviamo, insomma, davanti a uno stile narrativo tipicamente orientale (Tango Gameworks è composta quasi interamente da sviluppatori orientali), che però si mischia a toni occidentali, soprattutto per il tipo di storia a cui si assiste.

Sebastian, quando apre la possente porta della magione, sente odore di sangue marcito. Notiamo come durante l'azione il personaggio si muova autonomamente, quasi a realizzare un flusso narrativo parallelo al gameplay. The Evil Within è stato giocato in tempo reale davanti a noi, mentre le immagini venivano processate da un PC.

Si respira un'atmosfera molto pesante, mentre i raggi delle torce squarciano il buio. I tre si muovono con fare circospetto, fin quando si sente un rumore sinistro. In quella casa sta succedendo qualcosa di effettivamente terribile. Ma è un disfacimento molto più globale di quanto si possa pensare in questa fase.

Sebastian entra in una delle stanzine parallele al locale centrale della struttura e osserva un monitor. Le immagini all'interno di quest'ultimo mostrano dei poliziotti immobilizzati e poi attaccati da un essere sovrannaturale che si sposta da una parte all'altra della stanza in maniera istantanea. Il volto di questo strano essere è coperto da un grande soprabito, che impedisce al giocatore di capire bene la sua origine e di avere una chiara visione su quello che sta succedendo nella magione, e del potere sovrannaturale che sembra essersi sprigionato all'interno, inizialmente, del tetro edificio.

 
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