Recensione Grid 2: il bilanciamento perfetto tra derapate e guida tradizionale

Recensione Grid 2: il bilanciamento perfetto tra derapate e guida tradizionale

Grid 2 è finalmente arrivato e, probabilmente, offre ancora più di quanto ci saremmo aspettati. Non sono le nuove modalità di gioco, le nuove auto, la rinnovata struttura della carriera o l'oliato comparto multiplayer a meravigliare, quanto l'incredibile livello di spettacolarità ed efferratezza raggiunto dalle immagini grazie al potenziamento dei motori grafico e fisico.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Un motortsport esagerato

Esagerazione, che porta alla spettacolarità. Queste sono le due parole d'ordine che Codemasters si è messa in mente quando ha realizzato Grid 2. Seguendo le orme del suo predecessore, Grid 2 è un gioco di guida completamente arcade che mira a enfatizzare ogni singolo momento della corsa, in modo da offrire al giocatore immagini, appunto, esagerate, che esaltano il brivido della competizione, lo sfrecciare su angusti tracciati e l'andare a stretto contatto con l'avversario.

Grid 2 è, così, incredibilmente spettacolare quando un'auto impatta sul bordo della pista o ha uno scontro con un'altra auto o, più semplicemente, quando si infila in una piccola strettoia in staccata nel tentativo di ritrovarsi, dopo la curva, qualche metro dopo l'avversario. Il tutto con una goduria massima di contatti tra lamiere nelle gare che si trovano nalla parte avanzata della carriera, quando velocissimi bolidi si trovano a competere in tracciati molto più stretti di quelli che servirebbero.

Il modello di guida è identico a quello del predecessore, quindi basato sul famoso effetto "perno" che esiste nei giochi Codemasters dai tempi dei primi Colin McRae Rally. Tutte le forze vengono calcolate intorno a un punto invisibile che si trova nella parte posteriore della vettura, mentre altri elementi che teoricamente sarebbero molto importanti dal punto di vista fisico, come i pneumatici, vengono trascuati. Questo rende le vetture fortemente sovrasterzanti.

Il giocatore deve prendere confidenza con tutte queste forze, perché nel padroneggiarle si crea la differenza tra un bravo giocatore di Grid 2 e uno meno bravo. Nonostante sia un gioco arcade, come ben sanno i fan del primo capitolo, Grid 2 offre allo stesso tempo tanto spazio per dimostrare la propria abilità in questo alternativo, esaltato ed esagerato modo di interpretare le corse.

Ogni auto ha un modello di guida differente, con vetture che tendono di più al sovrasterzo, altre che tendono a scivolare in curva, altre a derapare con estrema facilità e, altre ancora, in numero minore, che sono invece sottosterzanti. Con molte auto il giocatore deve ponderare bene la frenata, parzializzando molto il grilletto del freno, e poi controllare la traiettoria in curva, mentre l'auto è ormai in derapata, dando "colpetti" sull'accelleratore.

Ma non tutte le auto danno il meglio di sé con questa impostazione, visto che il giocatore è proprio chiamato ad adattare il suo approccio in funzione della vettura che sta guidando. Con la Ford Mustang, ad esempio, il sottoscritto preferisce lasciar scorrere la vettura in curva, farla scivolare fino a raggiungere il momento in cui si riprende ad accelerare. Ma, attenzione, perché se si accelera troppo presto, quando i pneumatici posteriori non sono in condizioni di perfetta aderenza, si potrebbe prendere il controllo e ritrovarsi con la vettura in testacoda o sulle barriere.

Stesso discorso se si esagera con la frenata, visto che in queste condizioni le auto di Grid 2 vanno facilmente in sovrasterzo. La Bugatti Veyron, invece, è meno reattiva e, come conseguenza della sua configurazione a trazione integrale, tende al sottosterzo. Ma in Grid 2 c'è una varietà di auto notevole. Ci sono, infatti, anche le monoposto come BAC Mono, KTM X-Bow e Ariel Atom, che sono più stabili e che richiedono al giocatore di staccare all'ultimo, soprattutto nei circuiti "aperti".

La presenza della componente Gran Turismo, di fatto, incide molto più che nel Grid precedente. Abbiamo diverse auto di questa categoria, che richiedono al giocatore un approccio diverso, con una presenza meno importante delle derapate e conseguentemente una guida più "pulita". Con queste auto bisogna sfruttare la pista nella sua interezza e sfruttare di conseguenza anche i cordoli, sui quali l'auto ha un impatto assolutamente realistico come qualsiasi altra cosa in Grid 2 quando si parla di gestione della fisica dinamica.

Come dicevamo anche in sede di anteprima, infatti, nonostante Grid 2 perda il titolo Race Driver, che il suo predecessore aveva e che proveniva dalla serie TOCA Race Driver, dedicata proprio al Gran Turismo, in questo seguito c'è molto più spazio per questa disciplina rispetto al primo capitolo. E sicuramente, in termini di varietà nelle corse, è un bene.

In definitiva, si tratta di un modello di guida fedele nella sua esagerazione, in cui il giocatore è chiamato a gestire soprattutto i cambiamenti di direzione, complicati per via di un'attenta simulazione dello spostamento di peso dell'auto. Più che la gestione dell'accelerazione, che è sostanzialmente digitale, il giocatore quindi deve preoccuparsi di tenere a bada il veicolo in curva, ponderare le derapate e mantenere il controllo nei lunghi curvoni.

 
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