Svilupparty: l’erba del vicino è sempre più verde

Svilupparty: l’erba del vicino è sempre più verde

Svilupparty è una festa, un evento nato per celebrare il lavoro degli sviluppatori italiani. Ecco quali sono stati i topic principali dell'edizione di quest'anno.

di Silvia Mandrioli pubblicato il nel canale Videogames
 

Il confronto con l'estero

Quello che, probabilmente, Alessio Falsetti, amministratore e direttore generale di Immagimotion, omette di dire è che il mercato internazionale è un mercato maturo, dove le economie di scala non valgono più e in cui major come EA, BigPoint e Lucasarts passano di mano, licenziano centinaia di dipendenti e chiudono i battenti senza preoccuparsi troppo delle vite che stroncano.

Svilupparty

Un universo in cui le piccole software house stentano a ritagliarsi la loro nicchia di mercato, perché l’unico settore videoludico che non sia in recessione è quello mobile e sull’App Store appaiono 280 nuove applicazioni al giorno!

Svilupparty

Inoltre, bisognerebbe, forse, precisare che la ragione per cui il mercato italiano non risente di questi problemi è perché è appena nato e può ancora usufruire dell’età dell’oro da cui il resto del mondo è appena uscito.

Svilupparty

Ma le stranezze allo Svilupparty si susseguono e, a quasi quattordici anni dall’ultimo libro di testo che mi capitò di studiare all’università sulle tossicodipendenze da gioco d’azzardo, ecco che con l’intervento di Libera-mente il problema torna di un’attualità sconvolgente sul panorama italiano. Se nel resto del globo si parla di dipendenze da videogame, l’Italia, con la sua crisi, resta ancorata alle macchinette da video-poker.

Insomma, sarà poi vero che l’erba del vicino è sempre più verde? Chissà cosa ne penserebbero gli Annaffisti!

10 Commenti
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adrian_biz15 Maggio 2013, 14:14 #1

Lo spirito di Svilupparty...

Il coverage di un'iniziativa come Svilupparty è cosa preziosa e per questo bisogna certamente ringraziare siti come GameMag, e Silvia in quanto autrice del pezzo.

Però non posso esimermi dal notare che i passaggi dedicati all'intervento di Alessio (Imagimotion), non rispecchiano quello che è lo spirito con cui Svilupparty è stato concepito e realizzato. Vale a dire la ricerca di unità in un settore piccolo e ancora molto disgregato com'è quello dello sviluppo di videogames in Italia, secondo il motto che "l'unione fa la forza".
Estrapolare l'intervento di un singolo sviluppatore e metterlo in cattiva luce, con argomentazioni peraltro discutibili (ma eviterò di entrare nel merito ), non mi sembra che renda giustizia nè all'evento in sè, nè alla storia e all'esperienza professionale di quella persona.

Per il resto... viva Svilupparty e complimenti agli organizzatori: Ivan di TiconBlu, Studio Evil, AESVI e la Cineteca di Bologna!
Luca Marchetti15 Maggio 2013, 14:33 #2

Mi associo ad adrian_biz

Concordo con adrian_biz. Ricevere copertura per un evento del genere è prezioso, grazie GameMag.

Mi trovo anche a confermare, per esperienze personali, il talk di Alessio. Certo, non tutti i clienti italiani rispecchiamo l'immagine data dal talk, ma molto spesso capita che sia così. E' sempre difficile districarsi nel mondo del work for hire. Per quello che riguarda l'estero le esperienze sono mediamente più positive.

La condivisione di esperienze personali come quella di Alessio è di grande importanza per il settore dei videogiochi che, dati i numeri italiani, spesso deve confrontarsi con il work for hire. Conoscere i problemi vissuti in prima persona da altri aiuta a stare in guardia, e a partire da un gradino più alto.
lcellentani15 Maggio 2013, 15:20 #3

...e non e' tutto oro quello che luccica!

Non e' certo di gran conforto vedere che un tema cosi delicato e importante sia trattato in maniera poco puntuale.

L'industria dei videogiochi italiana e' tutt'altro che neonata: aziende storiche come Milestone o Spin Vector che sono sulla scena da diversi anni come si "classificano" in un contesto di qualcosa che e' appena partito?

L'esperienza di Alessio e' qualcosa in cui mi ritrovo moltissimo e che fornisce uno spaccato realistico del mercato.
E' innegabile che fuori dall'Italia e' possibile trovare una maggiore meritrocazia che e' alla base di un rapporto di lavoro "sano".

Detto questo mi permetto giusto 2 citazioni che forse sottolineano le contraddizioni di questo articolo:
"Svilupparty, per stessa ammissione dell'organizzatore e presentatore, «è una grande festa» e il clima gioviale e sereno era palpabile. A differenza di grandi fiere in cui farsi le scarpe è probabilmente un must"

"
Imagimotion ha parlato del work-for-hire lasciando, forse, trasparire qualche ovvietà sul mercato videoludico internazionale che agli italiani appare sempre più roseo di quanto sia in realtà."

Perdonatemi mi sfugge una cosa: dove sta lo spirito da grande festa in cui non ci si tira secchiate di c*c*a addosso con il tono dell'articolo?


My 2 cents
flamb0yant15 Maggio 2013, 17:06 #4

massimi sistemi

Chi espone la propria esperienza in un evento del genere, per forza di cose, lo fa da un punto di vista soggettivo. Limitato, certamente, ma anche autentico.

Un articolo di questo tipo, invece, rattrista e un po' preoccupa perché ci vedo i passi falsi tipici di un certo modo di fare critica (al di là del settore o del medium di cui ci si occupa). Dati dalle fonte non proprio chiare, conclusioni affrettate e confronti azzardati.
L'imprecisione maggiore sta nel fissare "quella" serie di concetti chiave, che torna così utile quando si parla di videogiochi in Italia:

italiano = piccolo, bello, appassionato, neonato ma autentico, Davide VS Golia, genio
straniero = freddo, distante, irraggiungibile, maturo ma corrotto dalle logiche di mercato

Se rimaniamo ancorati a questi cliché, le nostre storie difficilmente potranno raccontare qualcosa di nuovo.

flamb0yant15 Maggio 2013, 17:10 #5

massimi sistemi #2

...anche perché (scusate lo spam) ha davvero senso pensare che il resto del mondo sia una specie di unico scenario informe, controllato da oscure e tentacolari multinazionali? Ci si può accontentare di citare (approssimativamente) i tagli di EA e BigPoint per fare un "confronto con l'estero"? O ha più senso porsi dei problemi e ragionare di cultura, di struttura e istituzioni?
nevediluna16 Maggio 2013, 18:50 #6
Non pensavo che il mio articolo sollevasse un così gran 'polverone', ma fa piacere sapere che vi abbia 'toccati' in un qualche modo.
Rispondo un po' a tutti, senza distinzione...

Non ritengo che lo spirito unitario del settore si manifesti nel pensarla tutti allo stesso modo come dei pecoroni.
L'intervento di Alessio è quello che più mi ha colpito, perché diametralmente opposto alla mia personale esperienza, ecco perché ho pensato di parlarne ampiamente nell'articolo. Non mi sembra di averlo messo in cattiva luce, ho solo illustrato il mio punto di vista.
E se siamo ancora qui a parlarne vuol certo dire che era interessante e ha aperto il dibattito e toccato punti di rilievo.

Quando provate un videogioco, ci sono le cose che vi piacciono e le cose che non vi piacciono, mi sembra normale parlare del bello e del brutto nel recensire un evento, quando ne ho la possibilità.

L'articolo vi sembra superficiale e poco puntuale perché c'erano molti link e riferimenti ad articoli esterni a Gamemag che non sono sopravvissuti nella versione definitiva, ma queste sono scelte dei miei redattori a cui non posso oppormi.

L'industria dei videogiochi italiana è neonata se messa in relazione ad aziende che sono sul mercato da quasi 30 anni. E non ci vedo una connotazione negativa nel sottolineare questo aspetto.

A proposito della meritocrazia... forse intendevi gerarchizzazione e definizione dei ruoli? Perché di questo aveva parlato Alessio...
In realtà le nuove tendenze in fatto di organizzazione del lavoro, sono annullare la gerarchia e orientarsi verso un lavoro in equipe, con un project leader che cambia ad ogni progetto, in modo da rendere il lavoro più partecipativo e meno parcellizzato. Ecco, perché, di nuovo, non mi sono trovata in accordo con l'intervento di Alessio.

italiano = piccolo, bello, appassionato, neonato ma autentico, Davide VS Golia, genio
straniero = freddo, distante, irraggiungibile, maturo ma corrotto dalle logiche di mercato


Non condivido questa distinzione e non vedo come il mio articolo vi abbia potuto indurre a pensare ciò, quando dicevo il contrario.

Si può sicuramente fare un'analisi culturale, strutturale e istituzionale dei perché e dei per come che hanno portato i mercati internazionali a svilupparsi in un certo modo e il mercato italiano a svilupparsi in un altro, ma... va un po' oltre quelle che erano le finalità del mio articolo.
zeppolo_6916 Maggio 2013, 19:18 #7

libera-mente ... sarcasmo?

Io non riesco proprio a capire l'attacco finale all'intervento di libera-mente ... a meno che io abbia toppato malamente la chiave di lettura di quello che hai scritto, nel caso mi scuso anticipatamente.

Un'iniziativa assolutamente degna di lode e stima sia per chi ha voluto questo intervento sia per chi lo ha tenuto.
Un argomento su cui c'è da fare poco sarcasmo considerando il numero vertiginosamente crescente in Italia di gente che letteralmente si rovina dietro a questa merda legalizzata.
Le slot in Italia sono un tema di assoluta attualità considerandone la crescita esponenziale di questi ultimissimi anni.
Se l'argomento "tossicodipendenze da gioco d’azzardo" esiste da decenni questo non ne decreta la non attualità, le logiche che determinano l'attualità di un argomento sono ben altre!
nevediluna16 Maggio 2013, 20:09 #8
@zeppolo_69: Non era affatto un attacco a libera-mente, quanto alla peculiarità del panorama italiano. Laddove nel resto del mondo si parla di dipendenze da videogame di tutt'altro genere (mmo, fps, ecc.), in Italia si parla ancora di un problema vecchio di 50 anni. Sicuramente fa riflettere... sullo stato dell'arte, sul Paese, sulla crisi, sulla recessione. Soprattutto in Italia se ne parla per questioni di mafia, in Francia è tutto perfettamente legalizzato e i profitti vanno per la maggior parte allo Stato, quindi... lo Stato non ha alcun interesse a 'dissuadere' dal gioco, al contrario. Viene sicuramente da chiedersi se il problema sarebbe altrettanto sentito se l'Italia si trovasse nella posizione della Francia. Probabilmente no.
E poi sono questi i problemi che rallentano la crescita (videoludica e non) italiana o è solo un fatto di dimensioni? Perché il Belgio è più piccolo dell'Italia, ma non ha il problema del gioco d'azzardo (o quanto meno non è un problema d'attualità e il suo sviluppo videoludico è pari a quello italiano.
pWi17 Maggio 2013, 14:39 #9
Scusate se intervengo, ma mi pare di poter dire che c'è stata una cattiva interpretazione dell'articolo di Silvia. Non ha voluto mettere nessuno in cattiva luce, né tanto meno l'evento, al quale abbiamo anche deciso di dedicare uno spazio (non mi pare che sia stato fatto in altri siti italiani di videogiochi).

Silvia si è limitata a riportare gli interventi allo Svilupparty e a citare il topic per ognuno di loro. Ha poi aggiunto delle considerazioni di carattere personale sull'industria dei videogiochi italiana intesa in generale, senza scendere nello specifico di chi è intervenuto allo Svilupparty.
Maniac!18 Maggio 2013, 19:25 #10
Originariamente inviato da: flamb0yant
...anche perché (scusate lo spam) ha davvero senso pensare che il resto del mondo sia una specie di unico scenario informe, controllato da oscure e tentacolari multinazionali? Ci si può accontentare di citare (approssimativamente) i tagli di EA e BigPoint per fare un "confronto con l'estero"? O ha più senso porsi dei problemi e ragionare di cultura, di struttura e istituzioni?


quotone.

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