The Walking Dead Survival Instinct: talvolta gli zombie sono il problema minore

The Walking Dead Survival Instinct: talvolta gli zombie sono il problema minore

Terminal Reality ha messo a punto questo tie-in che ripercorre alcune delle vicende accadute a Daryl Dixon e a suo fratello Merle, prima dei fatti narrati nella serie televisiva. Ne è derivato un titolo davvero poco ispirato, a tratti raccapricciante per la totale mancanza di qualità e per i pesanti difetti che compromettono irreparabilmente l’esperienza di gioco.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Orde in aumento

Messa una pietra sopra a trama e personaggi, l’agonia procede anche passando ad analizzare le altre caratteristiche di questo titolo. Terminal Reality ha cercato di implementare un sistema che privilegiasse l’elusione degli zombie, rispetto all’attacco frontale.

Nei comunicati ufficiali è stata azzardata la parola ‘meccaniche stealth’, ma in realtà l’intero impianto di gioco lascia davvero molto a desiderare. Daryl ha due possibilità per affrontare ogni livello: impiegare a fondo le risorse del proprio inventario e farsi strada a colpi di arma da fuoco, oppure cercare di passare inosservato eliminando un numero limitato di zombie tramite attacchi corpo a corpo. In realtà la totale mancanza di bilanciamento tra le due diverse fasi compromette buona parte dell’esperienza. Il rumore generato dalle armi da fuoco si rivela sempre controproducente, le orde di zombie inizieranno a convergere rapidamente sulla posizione del giocatore, rendendogli molto più difficoltoso portare a termine gli incarichi. Non è possibile decidere deliberatamente uno o l’altro approccio, soprattutto a causa del limitato numero di munizioni reperibile con l’esplorazione (e l’apporto degli alleati in questo senso, come abbiamo già evidenziato, è quasi pari a zero).

Ecco quindi che ci si troverà per quasi tutta la durata della campagna ad utilizzare solamente il coltello, l’ascia o il martello, tralasciando per lo più l’impiego del fucile, della carabina, della doppietta o della balestra (l’unica che consente un approccio più discreto, ma sbloccabile solamente nell’ultima parte del gioco). In molti casi diventa fin troppo semplice riuscire a sfuggire ai nemici, mentre i combattimenti corpo a corpo sono a dir poco imbarazzanti. Gli zombie possono essere colti di sorpresa da dietro e terminati infilando con veemenza il coltello nel loro cranio, ma è nell’approccio frontale che emerge tutta l’inadeguatezza di questo titolo. Quando vengono attaccati singolarmente, i malcapitati rimangono completamente inermi di fronte al giocatore, subiscono quattro colpi senza battere ciglio per poi cadere al suolo quasi come se fossero delle assi di legno. Quando invece si trovano in gruppo la situazione si ribalta e procedere diventa quasi frustrante. In questi casi si verrà immobilizzati e a questo punto sarà necessario indirizzare il puntatore a schermo, verso la faccia del proprio avversario, per poi terminarlo con un’improbabile coltellata.

Non mancano nemmeno reiterati bug, zombie che si dimenano con la faccia incollata al muro, porte di legno che vengono divelte e spariscono dall’ambientazione, il personaggio controllato dal giocatore che rimane incastrato in alcune aree della mappa, diventando facile preda delle orde inferocite. Un disastro su tutta la linea. Anche l’uso dell’inventario lascia molto a desiderare, non è infatti previsto un progressivo ampliamento degli oggetti da poter portare con sé, così come non è stato introdotto alcun meccanismo di crescita del personaggio o potenziamento delle armi a propria disposizione. Se capita di recuperare un’ascia o una granata, sarà necessario abbandonare una delle due armi da fuoco che si trasportano. Una scelta che peraltro risulterà abbastanza ovvia dopo aver constatato che l’unico approccio possibile è quello di ricorrere agli attacchi corpo a corpo e solo quando sia strettamente necessario.

Chiudiamo il cerchio con il comparto grafico, che è tra i peggiori degli ultimi anni. Gli scenari sono piatti in ogni loro parte, anonimi e statici. Non esiste alcun tipo d’interazione con l’ambiente ad eccezione di quei pochi oggetti che possono essere raccolti, di qualche auto da spostare a mano per liberare la strada o passare in un’altra zona della mappa. Per non parlare del level design, quantomeno desolante per la prevedibilità e la quantità di zone superflue o di vicoli ciechi, che accentuano la sensazione di trovarsi all’interno di ambientazioni chiuse e davvero molto limitate.

 
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