Recensione BioShock Infinite: cultura al cuore

Recensione BioShock Infinite: cultura al cuore

Eccovi finalmente la nostra recensione di BioShock Infinite, un titolo destinato a cambiare per sempre la storia dei videogiochi. Prima di lasciarvi alla lettura, vi preghiamo di notare che le immagini sparse per l'articolo sono quelle fornite dal produttore, mentre nella gallery e nella pagina 'Gli aspetti tecnici' trovate una serie di shot che abbiamo catturato dalla versione PC di BioShock Infinite impostata al massimo livello di dettaglio grafico.

di Stefano Carnevali, Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Elizabeth (e Songbird)

Raccontando e commentando l’immaginario di Levine, non si può prescindere da Elizabeth (e da Songbird). Tutto ruota attorno a Elizabeth. La missione di Booker, l’ossessione di Comstock, il gameplay (e Songbird).

Prigioniera dall’infanzia nella gigantesca statua che sovrasta Columbia, Elizabeth è un’avvenente e spigliata ragazza che, pur vantando una profonda cultura (durante la sua prigionia ha letto tonnellate di libri) e un’intelligenza brillante, risulta essere tremendamente ingenua (come chiunque si trovi raramente a contatto diretto con altre persone e con gli squilibri della società reale).

Elizabeth è un personaggio davvero riuscito. Frizzante e volitiva, alterna momenti di grande energia a situazioni di estrema fragilità, in cui sarà tutta da proteggere e supportare. La sua evoluzione, poi, nel corso del gioco sarà prorompente e, via via, si rivelerà dotata di un’insospettabile forza interiore. Ma non è tutto qui. Elizabeth è ‘speciale’ nel vero senso della parola, non solo per la sua personalità. E’ infatti dotata di misteriosi poteri che le consentono di aprire degli squarci spazio-temporali e di interagire con essi. Apparirà presto chiaro come questo potere di Elizabeth sia temuto da Padre Comstock e come, nonostante la predilezione del Profeta per la fanciulla, essa sia di fatto prigioniera di Columbia.

La misteriosa missione di DeWitt – assoldato da misteriosi committenti dovrà rapire la ragazza per estinguere i propri debiti di gioco – e la rapida identificazione del nostro come il Falso Pastore profetizzato da Comstock (secondo la visione del leader di Columbia, infatti, il Falso Pastore che giungerà a Columbia per tentare l’Agnello, avrà, impresse sulla mano destra, le lettere AD. E, naturalmente e misteriosamente, questo è proprio il caso di DeWitt), non faranno che coinvolgere ulteriormente il giocatore, che si interrogherà sul destino della fanciulla fuggiasca.

Anche ludicamente Elizabeth è un personaggio di sicuro impatto. Nelle promesse di Levine, si sarebbe dovuto trattare di una intelligenza artificiale rivoluzionaria, in grado di partecipare attivamente all’azione di gioco, incidendo autonomamente sulla partita. In realtà non è propriamente così: l’Agnello di Columbia è sì un partner autonomo (esplora e osserva gli scenari, trovando spesso dei soldi per rimpinguare le casse di DeWitt) e sicuro (durante i combattimenti si nasconde, senza bisogno di essere guidata o protetta), ma non fa altro che seguire docilmente spostamenti e azioni del protagonista controllato dall’utente.

Interessante – aggiunge un po’ di spessore ai conflitti a fuoco – il suo apporto nei combattimenti: sfruttando il suo potere di aprire squarci nel tempo e nello spazio, infatti, Elizabeth potrà far comparire elementi dello scenario utili a Booker (kit medici, armi, ripari e quant’altro). Lo farà, comunque, sempre e solo dietro preciso comando del giocatore.

Legato a doppio filo a Elizabeth, c’è Songbird. Si tratta dell’erede spirituale – in termini di importanza iconica – del Big Daddy di Rapture. In soldoni è un gigantesco essere da combattimento ‘a forma’ di uccello. E’ il guardiano di Elizabeth. L’ultimo baluardo contro i suoi tentativi di fuga e la prima risorsa di Comstock per rimediare a un’eventuale evasione. La sua potenza e la sua furia sono enormi. Ogni sua comparsa fa letteralmente gelare il sangue nelle vene. Ciò nonostante, Songbird ed Elizabeth si vogliono bene: di fatto, per anni, il ‘mostro’ è stato l’unico essere vivente con cui la ragazza ha avuto a che fare. Songbird è sì un carceriere per lei, ma anche una sorta di amico. E questo affetto complicherà ulteriormente le cose.

Songbird non ha nulla da invidiare ai Big Daddy, anche se – purtroppo – sarà presente su schermo molto meno dei Mister Bolla di Rapture.

 
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