Recensione BioShock Infinite: cultura al cuore

Recensione BioShock Infinite: cultura al cuore

Eccovi finalmente la nostra recensione di BioShock Infinite, un titolo destinato a cambiare per sempre la storia dei videogiochi. Prima di lasciarvi alla lettura, vi preghiamo di notare che le immagini sparse per l'articolo sono quelle fornite dal produttore, mentre nella gallery e nella pagina 'Gli aspetti tecnici' trovate una serie di shot che abbiamo catturato dalla versione PC di BioShock Infinite impostata al massimo livello di dettaglio grafico.

di Stefano Carnevali, Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Immaginario ricco di spunti e citazioni

In effetti, il primo impatto con Columbia è davvero mozzafiato. Nulla potrebbe discostarsi maggiormente dal buio claustrofobico e cadente di Rapture: la luce del sole, il cielo terso, le nubi bianche e zuccherose. Il contesto è da sogno e il tutto viene sottolineato dalle note di una versione sacrale di ‘Will the Circle be Unbroken’ (canzone tradizionale country, a tema religioso). Saremo così introdotti nel Tempio del Profeta, dove ci verranno ulteriormente spiegate le radici di Columbia.

Seriamente: l’incipit di BS Infinite sfiora livelli di lirismo ed evocatività raramente toccati nella storia dei videogiochi.

E buona parte dell’avventura a Columbia non è da meno. La città – soprattutto nelle fasi di non combattimento, dove sarà possibile incrociare i cittadini e documentarsi sulle regole sociali dell’insediamento volante – vanta un’interessante organizzazione gerarchica costituita da rigorosi e peculiari equilibri e, soprattutto, rappresenta la ‘perfetta’ esaltazione (anche degenerata) dell’american way di inizio ‘900.

In questo senso, con un minimo di cultura storico-sociale sugli Usa (e come i lettori sapranno, per il sottoscritto la storia americana è stata spesso argomento di studio e lavoro), Columbia si tramuterà in un cumulo di gustosissime citazioni. E l’intero immaginario creato dal genio di Levine si rivelerà essere un viaggio profondo, ricercato e spesso critico nella storia e nella filosofia americana.

I padri fondatori dell’Unione (da Washington a Jefferson, passando per Franklin) venerati come dei olimpici che hanno dato a Padre Comstock le risorse per creare e far prosperare la città volante. Le salmodie nella chiesa del Profeta che, a mo’ di preghiere, ripercorrono le fasi fondamentali della storia americana. La Confraternita del corvo, un’organizzazione dedita al mantenimento della supremazia della razza bianca, i cui soci sono agghindati in modo inquietantemente simili agli affiliati del Ku Klux Klan e adorano nientemeno che John Wilkes Booth (l’assassino di Abraham Lincoln. Lincoln, tra l’altro, non viene mai chiamato per nome nei documenti di Comstock. A lui ci si riferisce con disprezzo come al “grande Emancipatore”). Le milizie di Cornelius Slate, che indossano una rivisitazione della divisa confederata e caricano sulle note di ‘The Bonnie Blue Flag’ (uno degli inni sudisti maggiormente iconici). E potrei continuare a lungo, elencando e spiegando come Levine strizzi costantemente l’occhio alla storia americana. Per una metà abbondante del gioco, Columbia si rivela un tesoro di citazioni e rimandi alla realtà degli Usa. Forte, comunque, di un’interpretazione del tutto peculiare e coerente. Per quanto esagerata fino al limite della degenerazione.

Se il giocatore sarà minimante consapevole di questi rimandi, si troverà in un mondo dotato di una profondità e di una coerenza semplicemente unici. Raramente un videogioco, lavorando di fantasia, riuscirà a trasmettere un messaggio così radicato in cultura e storia. Riuscendo anche a effettuare una graffiante critica sociale.

Ma Columbia non è solo Comostock e i Fondatori. Al suo interno si muovono forze d’opposizione (estremamente vicine al proletariato e caratterizzate da ideologie vicine al socialismo e dense di risvolti e derive populiste. Ma – soprattutto nella seconda metà del gioco – l’avventura nella città volante smetterà di essere una critica socio-politica e assumerà i contorni di una vera e propria tragedia personale, ‘sostenuta’ da elementi fantascientifici e paradossali.

Tutto questo – nella sua complicata coerenza – rende BS Infinite uno dei prodotti culturali più interessanti, eterogenei e variegati degli ultimi anni. Per certo – considerando anche che racconta una storia dannatamente coinvolgente e che presenta un modello ludico decisamente efficace – si tratta di un grandissimo videogioco. Uno di quelli che farà epoca.

 
^