Metal Gear Rising Revengeance: quando Kojima incontra Devil May Cry

Metal Gear Rising Revengeance: quando Kojima incontra Devil May Cry

Metal Gear Rising: Revengeance è un capitolo del tutto particolare, nella continuity della grande saga scritta e diretta da Hideo Kojima. Per quanto l’eclettico game designer, negli ultimi anni, abbia inondato il mercato con spin-off più o meno ispirati e più o meno connessi con le vicende di Solid Snake, non si era mai avventurato così lontano dai ‘canoni’ della serie.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Un riscatto per Raiden

Metal Gear Rising: Revengeance è una vera e propria rivoluzione in termini di gameplay visto che il gioco risulta essere a tutti gli effetti un hack’n’slash ‘spettacolare’, con numerose concessioni alla ‘scuola nipponica’ del genere.

Certo, non mancano dei richiami stealth che mantengono un legame di fondo con il mondo Metal Gear, ma questo MGR è un gioco che fa dell’azione pura il proprio cardine.

Kojima ha sempre creduto in Raiden. I fan no. Questa antipatia è nata ai tempi di Metal Gear Solid 2. Il pubblico attendeva con ansia il ritorno di Solid Snake: un eroe maturo e carismatico che si era consacrato in MGS. Invece Kojima puntò forte su una new entry. L’imberbe ed efebico Raiden. Un mercenario desideroso di diventare qualcuno, che rubò molto spazio al mito di Snake in MGS 2.

I feedback, per questa intromissione, furono tutt’altro che positivi. E Kojima si risolse ad accantonare il suo biondo protetto. Deturpandolo, anche.

Infatti Raiden si ripresentò – ma solo per una comparsata come spalla di Snake – in MGS 4. E lo fece pesantemente sfigurato e molto cambiato. Nell’ultimo capitolo della saga, infatti, Jack (il vero nome del mercenario) risultò essersi tramutato in una sorta di ninja cibernetico. Dotato di un esoscheletro meccanico – prodotto dai laboratori dei Patrioti – e privo di mascella (metallica anch’essa). Forte di una storia personale tragica e drammatica e dotato di una devastante tecnica di spada, il nuovo Raiden è stato proposto come un personaggio ormai maturo e disilluso. Un alter ego ancora più amareggiato dello stesso Snake.

In MGR – quattro anni dopo MGS 4 – Raiden è diventato un mercenario di primo livello. Siamo in un mondo ancora più ‘degenerato’ rispetto a quello attraversato in ‘Guns of Patriots’. Le compagnie militari private, infatti, rivestono un ruolo ancora più importante, rispetto a quanto visto 4 anni prima. Con la distruzione del sistema di controllo (attraverso le Nanomacchine) messo a punto dai Patrioti, le PMC (private military company) rappresentano sempre più un ‘problema’ per i Governi mondiali, vista la loro grande forza e gli equipaggiamenti avveniristici di cui sono dotate.

Esistono delle eccezioni, però. Raiden è una di queste: la sua compagnia (Maverick Securities), infatti, lavora a protezione di Governi illuminati, cercando di rispettare le regole e di formare le truppe regolari delle Nazioni in cui si impegna.

L’incarico corrente, per Raiden, consiste nella protezione del Primo Ministro N’Mani, leader progressista di una repubblica africana. Il compito, però, fallirà per l’intervento della Desperado: una PMC decisa a destabilizzare (come ai ‘bei tempi’) la situazione africana, in modo che la guerra possa continuare e infiammare il continente nero. Fornendo grandi occasioni di guadagno per ogni mercenario del mondo.

Ecco allora il sempre più amareggiato Raiden scaraventato al centro dell’azione. In cerca di vendetta e giustizia.

Le tematiche di base, come è facile intuire, sono quelle ‘classiche’ del mondo Metal Gear tanto care a Kojima: combattenti in cerca di giustizia ma che, progressivamente, si rendono conto del male che la guerra causa. Protagonisti che si dividono tra spietatezza e tormenti circa la violenza e la morte che dispensano. Cattivi che amano il conflitto sia come fonte di guadagno, sia come occasione dove esprimere la loro ‘virilità’.

Non mancherà nemmeno la consueta ‘escalation’ dei piani del Male che, con il ‘solito’ (per Kojima) coinvolgimento in negativo dell’american way (inteso come ‘presenzialismo’ e costanti complotti governativi in nome del controllo globale), finiranno per minacciare la pace nel mondo.

Queste riflessioni intense e tormentate, però, si trovano sempre un po’ fuori posto messe in bocca a Raiden. Il personaggio proprio non ‘cattura’. Nonostante la sua ‘nuova’ voce roca faccia decisamente il verso a quella di Snake, nonostante il suo corpo martoriato e meccanico, nonostante le sue nuove – e notevoli - capacità. La sensazione è sempre quella di trovarsi davanti a un guerriero efebico, dotato di scarso carisma e con le idee sempre troppo confuse (come si vedrà, il biondo mercenario vivrà una costante altalena di emozioni che, anche quando si delineeranno meglio, non riusciranno mai a convincere). Per quanto venga presentato come un guerriero eccezionale e per quanto le capacità di Raiden siano davvero notevoli (a tratti esaltanti), lo spadaccino biondo verrà più di una volta ‘messo sotto’ o ‘giocato’. In una serie di situazioni che non contribuiranno certo a renderlo davvero eroico.

Lo stesso cast di supporto, nonostante il tentativo di renderlo profondo (con citazionismi in serie e una caratterizzazione tutto sommato piuttosto profonda), si rivela un po’ troppo ‘macchietta’ per convincere del tutto.

Quindi l’operazione ‘riscatto’ per Raiden rimane un mezzo fallimento. Il vecchio Jack non scalzerà mai Snake dai nostri cuori.

 
^