Ni no Kuni e il ritorno degli rpg giapponesi vecchia scuola

Ni no Kuni e il ritorno degli rpg giapponesi vecchia scuola

Ni no Kuni non è un gioco del tutto recente: la sua release ufficiale risale a novembre del 2011. Solo oggi però questo attesissimo titolo è sbarcato finalmente fuori dal Giappone, completo di un’ampia localizzazione per permettere anche al pubblico occidentale di goderne appieno.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Una storia commovente

Pur trattandosi come abbiamo detto di un titolo chiaramente indirizzato ai giovanissimi, la trama di Ni no Kuni parte da una premessa abbastanza forte. Il protagonista è un bambino di nome Oliver, che vive insieme alla madre nella città di Motorville: nei primi minuti vedremo Oliver impegnato insieme a un amico in un misterioso progetto che finirà col mettere in pericolo il nostro eroe. All’ultimo, verrà salvato proprio dalla madre che però perderà la vita lasciando il figlio da solo, con una scena piuttosto toccante anche grazie allo spettacolare lavoro di animazione dello Studio Ghibli.

Con tono molto fiabesco, le nostre avventure prendono il via quando magicamente la bambola di Oliver prende vita e rivela di essere Drippy, signore delle fate di un mondo distante dal nostro. Drippy spiega di aver bisogno di Oliver perché, in base alla solita profezia-cliché, il bambino è a quanto pare l’unico in grado di salvare l’altro mondo dalla presenza nefasta di una creatura malvagia che sta corrompendo i cuori di tutti gli abitanti. C’è di più: sconfiggendo questo nemico, Oliver potrebbe avere la possibilità di riportare in vita la madre, ed è ovviamente con questo scopo in mente che il piccolo eroe si lancia nell’avventura.

Inutile dire che la narrazione non è proprio piena di scossoni e colpi di scena mozzafiato, anzi resta ben all’interno del recinto di una storia dedicata ai più piccoli, pur avendo come assunto quello tragico della scomparsa della madre e la speranza di poterla riportare in vita. Speranza, peraltro, probabilmente vana: non ho finito il gioco e non è uno spoiler, ma fin dai primi istanti il giocatore può percepire la sensazione che il viaggio di Oliver debba servire più a farlo maturare e aiutarlo superare il dolore della perdita, piuttosto che a trovare davvero l’artifizio che riporti magicamente in vita la madre. Un’impostazione di questo tipo sarebbe del resto coerente con il genere di lavoro che Studio Ghibli fa solitamente con i suoi film, raccontando storie ai bambini ma presentandole con maturità e rispetto per il proprio pubblico.

C’è comunque una forte vena di spensieratezza in tutto il gioco, specialmente nella caratterizzazione dei vari personaggi che aiutano Oliver e che si uniscono a lui: dal buffo Drippy, col suo nasone da cui pende una lanterna, al gatto Re Tom (sua Miaestà…) ai vari compagni come Esther, Marcassin o Swaine, includendo anche gli avversari come il malvagio Shadar e la misteriosa bianca il cui design è tra l’altro particolarmente intrigante.

Anche se è difficile valutare in che misura script e sceneggiatura del gioco siano stati realizzati da Studio Ghibli oppure da Level 5, il lato autoriale di Ni no Kuni si può tranquillamente valutare come qualcosa di caratteristico per lo studio di Miyazaki.

In poche parole, la presenza dello Studio Ghibli non è solamente una coperta, un fattore estetico: la sua influenza traspare anche dalla trama, dai personaggi, dai dialoghi, trasmettendo in pieno la sensazione di essere al centro di un’avventura come quelle a cui siamo abituati al cinema. L’unica cosa da tenere a mente, però, è che Studio Ghibli non significa automaticamente Miyazaki: Ni no Kuni è certamente un ottimo prodotto del primo, ma altrettanto certamente non è un’opera del secondo. Per quanto bello e caratteristico, non stiamo parlando dei livelli qualitativi di Porco Rosso, di Nausicaa o de La città incantata.

 
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