Devil May Cry: il diavolo piange anche in reboot

Devil May Cry: il diavolo piange anche in reboot

Azzerare e riscrivere un franchise, compiere un reboot, è sempre un’operazione rischiosa. Specialmente all’interno dell’industria dei videogiochi. Dove tanti ‘Soloni’ si dicono sempre in cerca di novità e originalità, salvo poi sentirsi traditi, quando il nuovo capitolo di una serie si discosta pesantemente dai canoni mostrati negli episodi precedenti. Capcom non è sempre stata ricettiva, quanto a innovazioni. Anzi, spesso e volentieri ha perseverato nella riproposizione ultra-canonica dei suoi principali franchise. E, quando ha cercato di innovare pesantemente, non sempre ha ‘fatto centro’.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
Capcom
 

Dante à la europea

Capcom ha compiuto questa mossa perché il franchise del demon-hunter necessitava una bella rinfrescata. Se le prime uscite della saga – all’inizio dei 2000, protagoniste della scorsa generazione di console – erano state accolte da giudizi entusiasti e avevano contribuito a riscrivere il genere dell’hack ‘n’ slash in ottica ‘arrogante e spettacolare’, le ultime incarnazioni di Dante erano passate semi inosservate, complici la sovrabbondanza di concorrenti, un game design sempre troppo simile a sé stesso e scelte stilistiche di stucchevole monotonia.

Dopo 4 anni di pausa salutare, era tempo di salvare Dante o di abbandonarlo definitivamente.

Capcom ha quindi deciso di esternalizzare il proprio prodotto. Portandolo nelle sapienti – e dannatamente occidentali – mani di Ninja Theory (autori, tra le altre cose del mai troppo celebrato Heavenly Sword, che contribuì, a suo tempo, a far ‘mostrare i muscoli’ di PS3).

E il team di sviluppo britannico, per ridisegnare il cacciatore di Demoni, si è affidato a un artista italiano: Alessandro Taini, infatti, è il papà del nuovo Dante e dell’universo in cui il baldanzoso demon-hunter vivrà le proprie avventure. Come ci fu rivelato in occasione di un ‘face to face’ con lo stesso Taini, a novembre, la prima preoccupazione di Ninja Theory è stata quella di ripensare totalmente Dante, il suo mondo e i suoi nemici. La contrapposizione di base si è rivelata essere quella tra una visione orientale di DMC e una occidentale.

Posto che il cacciatore di Demoni doveva rimanere un personaggio arrogante e sopra le righe, dedito alla lotta contro gli esseri più disgustosi che ci si possa immaginare, Ninja Theory ha riscritto completamente come comunicare queste caratteristiche. E la soluzione, che ha seguito un gusto prettamente occidentale, si è rivelata del tutto efficace e vincente.

Dante non poteva assolutamente ‘calmarsi’. Ma non poteva nemmeno proseguire con la propria esuberanza ‘plasticosa’ e un po’ pacchiana che lo ha – orientalmente – caratterizzato in tutte le sue precedenti caratterizzazioni. La scelta di Taini/Ninja Theory è stata perfettamente coerente con quanto è sotto gli occhi di tutti. Per essere ‘cool’ in occidente, non si possono avere capelli bianchi e pastrani di pelle rossa. Il look ‘vincente’, dalle nostri parti, è sempre più quello ‘minimal’. Soprattutto per personaggi di tendenza ma po’ borderline come il nostro Dante.

Intendiamoci subito: anche ‘questo’ Dante è decisamente sopra le righe. E ciò apparirà chiaro fin dall’introduzione (quando, dopo aver passato la notte con due spogliarelliste, si presenterà sulla soglia di ‘casa – una roulotte – nudo. E sempre in questi inesistenti abiti, affronterà il primo Demone che lo attaccherà, in una mirabolante serie di evoluzioni, che gli consentirà di salvarsi la vita e di… rivestirsi!). Però sarà un personaggio più realistico (per quanto possa esserlo un cacciatore di Demoni!): a colpire, infatti, saranno più il suo atteggiamento e la sua potenza, rispetto a un look troppo ‘sgargiante’ o rispetto a evoluzioni esagerate durante le cut-scene. Per quelle, fortunatamente, ci sarà sempre il gameplay.

Il distacco dal passato è ben riuscito e netto. E concretizzato anche da un’emblematica scena di gioco, in cui Dante, ritrovandosi una parrucca di media lunghezza e bianca in testa, la getta via, reputandosi ridicolo. Questo è un nuovo Dante: per quanto la chioma ‘platinata’ faccia capolino anche più avanti nel corso dell’avventura, il nuovo personaggio è più oscuro, credibile e ‘figo’ rispetto al passato.

 
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