Lego Il Signore degli Anelli: la Terra di Mezzo da una prospettiva inedita

Lego Il Signore degli Anelli: la Terra di Mezzo da una prospettiva inedita

Le premesse sono di tutto rispetto: il “vasto” mondo del Signore degli Anelli ricreato in maniera minuziosa, musiche e dialoghi ripresi direttamente dal film di Peter Jackson, comicità tipica della serie e, ultimo ma non meno importante, l'insostituibile amore che si prova per i mattoncini Lego. Che TellTale ci abbia di nuovo azzeccato, regalandoci un videogioco degno della saga di Tolkien?

di Gioacchino Visciola pubblicato il nel canale Videogames
 

Conclusioni

Volevo dare maggiore incisività all'articolo e sottolineare quanto di buono vi fosse nei videogiochi Lego, cosa che tutt'ora penso, e quanto divertenti siano nella loro semplicità, un po' come il buon Sam fa con Frodo, alle pendici del Monte Fato. Purtroppo non posso esprimermi solo a favore di Lego Il Signore degli Anelli, poiché vi sono troppi punti che sono rimasti identici alle serie precedenti e troppe idee mancate che rendono l'intera esperienza più un Dejà vu che non un esperienza vera e propria.

L'intero gameplay è basato su radici solide, fluido e simpatico nella sua immediatezza, ma risulta troppo ripetitivo in tanti frangenti e nei combattimenti ne risente della sua semplificazione.

Anche gli enigmi sono a mio parere troppo facili, persino per un ragazzino alle prime armi, e tendono a ripetersi per struttura e modo di risolverli. Si tratterà quasi sempre di distruggere un dato oggetto, per poi ricostruirlo in maniera tale da permetterci di raggiungere un postro prima inaccessibile.

Anche la storia poteva essere migliorata; non faremo nulla che non sia stato già visto sul grande schermo. Un peccato, poiché a mio avviso l'essenza di un videogioco basato su di un franchise (in questo caso ben due) è quella di donare al giocatore un di più a livello di missioni, segreti, colpi di scena, per approfondire la storia e non solo per raccontarla passo passo. L'unico passetto che si fa in tal senso è la possibilità di giocare l'avventura con i più disparati personaggi, da quelli più conosciuti a quelli più sconosciuti. Le quest sono una gradevole aggiunta, sebbene, a livello di trama, siano alquanto banali e prive di spessore. Raccogliere oggetti per gli orchetti potrà divertire le prime 5 volte, ma poi diventerà un compito noioso.

Quello che davvero colpisce è l'accompagnamento musicale, inserito in modo perfetto in ogni frangente della campagna. Le musiche sono di loro già perfette, ma vederle inserite in un contesto dinamico, ed in modo eccellente, le rende ancora di più apprezzabili. Anche dal punto di vista grafico sono stati fatti molti passi in avanti, regalando un esperienza visiva il più possibile vicina a quanto già visto nella pellicola ed il più possibile spettacolare. L'utilizzo dei dialoghi in inglese per le cut scene del gioco è invece qualcosa che personalmente non ho apprezzato; ma in questo particolare caso si tratta davvero dei gusti di chi gioca. Io ho trovato il contrasto tra dialoghi e scene, la maggior parte delle volte, troppo netto; a qualcuno potrebbe piacere, a qualcun'altro, come me, no.

Basta con i giri di parole, limitiamoci a dire che TellTale ci regala un'esperienza divertente e priva di pensieri, in un mondo fantasy che tutti, o quasi, abbiamo imparato ad amare.

Si poteva osare di più, sotto vari aspetti, ma l'idea di “squadra vincente non si cambia” deve aver pesato di più al momento di decidere cosa offrire al giocatore.

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