Devil May Cry: reinventare Dante...all'italiana

Devil May Cry: reinventare Dante...all'italiana

Abbiamo provato i primi livelli di gioco del nuovo reboot di Devil May Cry, ridisegnato dall'artista italiano Alessandro Taini, che si è ispirato a Caravaggio. Ecco le nostre sensazioni sull'hack and slash beat 'em up che arriverà il 15 gennaio su PlayStation 3 e Xbox 360, e successivamente su PC.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
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Il diavolo potrebbe piangere, ancora

Personalmente sono stato un fan della prima ora di Devil May Cry. Apprezzavo la ricerca di essere sopra le righe a tutti i costi. Sia nelle vicende della trama, sia nei combattimenti sia, soprattutto, a proposito del personaggio principale.

La figura di Dante era qualcosa che nel 2001 risaltava prepotentemente nel panorama videoludico, stracolmo di eroi seriosi o ‘pupazzosi’, ma in cerca di un protagonista aggressivo e sbruffone, conscio della propria superiorità e in cerca solo di occasioni per seminare dolore tra i nemici, ‘broccolare’ qualche bella ragazza e bersi più alcool possibile.

Il tutto, attraverso le situazioni più estreme e stilose possibili. Del resto, lo stesso look di Dante, si presentava come sopra le righe. Capelli bianchi e luminosi, cappotto in pelle rossa, Spadone sulla schiena e le mitiche pistoli Ebony and Ivory in pugno.

DMC andava pesantemente a innovare lo stile dell’hack ‘n’ slash, ponendo l’attenzione soprattutto sulla spettacolarità dell’azione: nel titolo Capcom, infatti, l’importante non era solo sconfiggere i nemici. Era farlo con stile.

 
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