Call of Duty Black Ops II: Treyarch si rimbocca le maniche

Call of Duty Black Ops II: Treyarch si rimbocca le maniche

Elementi RTS, nuovo sistema Create a Class, Codcasting, rivisitazione Classi di Prestigio, modalità Zombies a un nuovo livello, motore grafico DirectX 11: sono tantissime le novità del nuovo capitolo di Call of Duty, che di fatto porta la serie su un diverso livello di qualità.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
Call of Duty
 

Ebbene si: Black Ops II ha una storia da raccontare

Se c’è qualcosa in cui Call of Duty ha brillato di rado, si tratta certamente del comparto narrativo. Ci siamo spesso lanciati in giochi dove la trama risultava poco più di qualcosa di accessorio, dove numerosi personaggi, sommariamente tratteggiati, si alternavano in un turbinio di roboante ‘machismo’, alla caccia della ‘minaccia alla pace nel mondo’ di turno. Anche a livello empatico: pochi episodi della serie si sono discostati da un coinvolgimento molto basso. Fortunatamente, possiamo affermare che BO II si discosti da questo ‘piattume’. E che lo faccia anche secondo modalità desuete, per la saga di COD.

Le vicende di BO II, infatti, si sviluppano in un costante alternarsi di situazioni legate al contesto del futuro prossimo con missioni avvenute nel recente passato. Il filo rosso dell’intera vicenda sarà rappresentato da Raul Menendez – il supercattivo di turno – e dalle generazioni di militari incaricati di bloccarlo, nel corso degli anni.

Per quanto i Woods e i Mason (di ritorno anche dal primo Black Ops, per lo meno nelle generazioni in azione durante le missioni degli anni ’80) rappresentino ancora una volta il prototipo del soldato americano delle forze speciali (estremamente dedito alla causa ed esperto in tutto lo scibile del campo di battaglia), c’è un importante cambio di rotta, rispetto ai canoni di COD. Infatti, al centro di tutto si porrà essenzialmente Menendez. Che sarà lungi dall’essere un cattivo monocorde e irrazionale. Per quanto spietato, violento e privo di scrupoli, il terrorista è stato dotato di una profonda personalità. E di motivazioni che renderanno ‘comprensibile’ (tra enormi virgolette, si badi) il suo agire. Agire che non sarà mai mosso da semplice follia, bensì da lucidi piani di vendetta e riscatto. A sottolineare tutto ciò, il fatto – più unico che raro – che il giocatore sia chiamato, in alcune situazioni, a vestire i panni proprio di Menendez. E’ rarissimo che un gioco ci faccia recitare la parte dell’antagonista dichiarato (a memoria, su due piedi, mi sovviene, per esempio, del mai troppo osannato Red Dead Revolver, dove si doveva giocare un complicatissimo livello nei panni del Generale Javier Diego), ancor più se esso è un conclamato ‘nemico del mondo libero’, un terrorista. Sta di fatto che Menendez sta prepotentemente al centro della narrazione di BOII. E per quanto si tratti di un personaggio spietato, non mancheranno situazioni in cui le sue ragioni appariranno quantomeno comprensibili.

Ecco allora che la narrazione di BO II corre sempre sul filo del rasoio, mettendoci di sovente ‘in crisi’ e riempiendoci di dubbi. Ed è evidente constatare come il ‘lato Menendez’ della storia, sia meno cosparso di colpi di scena o rivelazioni ‘roboanti’ messe lì solo per stupire un po’ artificiosamente: la trama, dal punto di vista del cattivo, ‘scorre via’ decisamente più lineare e godibile.

Ma il più grande successo della trama di BO II risiede nel fatto che, per la prima volta da tempo immemore, uno shooter militare ha qualcosa da raccontare sul serio.

E non finisce qui: tutta la storia del gioco è costellata di ‘bivi’ – possono essere momenti ‘evidenti’ (la decisione di giustiziare o meno un prigioniero, per esempio) o ‘collaterali’ (la raccolta – effettuata o meno – di tutti i documenti intel in un livello) – che creeranno percorsi alternativi nella ‘linea rossa’ della storia. Ci potranno essere missioni di difficoltà differente o cut-scene narrative diverse. E’ sicuramente una decisione coraggiosa che, a conti fatti, sembra funzionare piuttosto bene, e che può dare adito a un seria volontà di rigiocare il titolo Treyarch. Se si può muovere un appunto, non è sempre chiaro quali siano i punti di svolta, nei vari livelli. Quel che è certo è che – mai come questa volta – ciascun giocatore sarà arbitro del proprio destino, ‘autore’ della propria storia.

 
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