Forza Horizon: il franchise sui terreni inesplorati delle corse arcade

Forza Horizon: il franchise sui terreni inesplorati delle corse arcade

Il Colorado diventa il palcoscenico di questo spin-off brillante, diretto e votato all’esplorazione di un’intera regione. Sarete all’altezza di battere il veterano Darius Flynt ed ergervi a nuovi re di Horizon?

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Introduzione

“We Are PlayGround Games”. E’ sufficiente leggere la scritta che ‘troneggia’ a fianco del logo di PlayGround Games per comprendere che non si ha a che fare con gli ultimi arrivati. Anzi, consultando il curriculum dei vari componenti del team sembra di assistere ad una di quelle esibizioni all star, in questo caso rigorosamente in salsa ‘racing’. Codemasters, Bizarre Creations, Criterion, Ubisoft Reflections, Slightly Mad Studio e Black Rock sono un ottimo biglietto da visita per chi intenda mettere a punto un nuovo titolo di guida. Specialmente se il lavoro da svolgere è importante e particolarmente delicato, come in questa situazione, e per molteplici motivi.

PlayGround si è formata nel 2009 per volontà di Trevor Williams, Gavin Raeburn e Ralph Fulton, i quali avevano da poco terminato la propria esperienza lavorativa nelle fila di Codemasters, dopo aver partecipato in presa diretta allo sviluppo di prodotti come Colin McRae Dirt e Race Driver: Grid. All’epoca il team scelse di stabilire il proprio centro operativo a Leamington Spa, una piccola cittadina inglese situata nella contea del Warwickshire, lontano dai riflettori. Un posto tranquillo, una sede nuova di zecca e uno staff di circa cento professionisti sono stati gli ingredienti che hanno permesso a PlayGround di organizzarsi e iniziare a gettare le basi per la realizzazione di nuovo titolo di guida d’alto profilo. In quella fase l’azienda non aveva ancora stretto accordi con nessun publisher, pertanto le soluzioni possibili erano particolarmente ampie, non esistendo vincoli di alcun genere a limitare le opportunità di Williams e soci.

“Era ciò che volevamo. Sentivamo che il mercato stava cambiando in vari modi e questa avrebbe potuto essere una buona opportunità per fare ciò che desideravamo, prima che le console di nuova generazione facessero il loro esordio. Abbiamo fatto i dovuti scongiuri, ma difficilmente si attraversano momenti di difficoltà se si possiede un buon team”, dichiaravano i tre leader dello studio ad agosto, a meno di due mesi dall’arrivo del gioco sugli scaffali.

“Dopo aver lasciato Codemasters iniziammo a dialogare con i publisher. Microsoft probabilmente si trovava al vertice della nostra lista, pertanto prendemmo contatti e ci confrontammo a lungo. Proponemmo loro una serie di idee, e da entrambi i versanti c’era la chiara intenzione di lavorare insieme. Eravamo decisi a giocarci le nostre carte ai massimi livelli. Una nuova proprietà intellettuale non era necessariamente di vitale importanza per noi”.

Fu così che, dopo vari confronti, PlayGround venne incaricata di lavorare ad uno spin-off del famosissimo franchise di Forza, storicamente affidato allo studio americano Turn 10, stanziato al quartier generale di Microsoft. Il progetto è stato annunciato per la prima volta - non senza qualche scetticismo - nel corso del 2011 e potremmo definirlo un deciso ‘passo laterale’ rispetto alla serie principale. E’ infatti la prima volta che un titolo che reca il logo di Forza non esprime un gameplay di tipo simulativo, ma al contrario percorre le vie dell’approccio diretto e spiccatamente arcade, coniugando questa esperienza di gioco con un vasto mondo open world che ripropone su scala ridotta i paesaggi, le strade e gli ampi sterrati del Colorado.

 
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