Forza Horizon: il franchise sui terreni inesplorati delle corse arcade

Forza Horizon: il franchise sui terreni inesplorati delle corse arcade

Il Colorado diventa il palcoscenico di questo spin-off brillante, diretto e votato all’esplorazione di un’intera regione. Sarete all’altezza di battere il veterano Darius Flynt ed ergervi a nuovi re di Horizon?

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Simulazione? No grazie

Inquadrato il fatto che questo Horizon non costituisca un punto di continuità con il resto della serie, la domanda che vi starete facendo è: merita di essere giocato? Sa fare il suo ‘sporco’ lavoro seppur non si stia parlando di simulazione, settaggi e quant’altro? La risposta è certamente affermativa.

Pur non innovando il genere, Forza Horizon riesce a porsi ai massimi livelli qualitativi rispetto all’illustre concorrenza che abbiamo già citato nei precedenti paragrafi. Il modello di guida è snello, pulito, senza tanti fronzoli ma riesce a divertire fin dai primi istanti di gioco. Marchi e auto sono stati per lo più mantenuti inalterati rispetto al fratello maggiore e, pur con sostanziali e profonde differenze, lo spirito di Forza si riesce comunque ad avvertire e a ‘respirare’ anche mentre si scorrazza per la soleggiata Horizon.

E’ sempre Fulton a offrirci spunti anche sotto questo punto di vista: “La principale differenza con questo gioco credo sia costituita dal Setup. I precedenti capitoli di Forza erano basati sui tracciati e facevano un gran bel lavoro nel proporre questo tipo di soluzione, ma ciò che abbiamo cercato di fare con Forza Horizon è stato di portarvi una differente esperienza con le medesime auto”.

PlayGround ha scelto di impiegare il medesimo engine grafico che è stato utilizzato in passato per lo sviluppo di Forza Motorsport 4, con alcuni adattamenti di vario tipo. Innanzitutto il framerate è stato ridotto da 60 a 30 frame per secondo e questa soluzione ha consentito agli sviluppatori di accrescere il livello dei dettagli su larga scala, ampliando anche la linea dell’orizzonte ad un’estensione pari a circa 20 chilometri. Le opzioni di tuning sono state messe da parte e tutte le auto sono state opportunamente adattate per uno stile di guida arcade e un approccio di guida open world. I danni alle vetture permangono solamente come riferimento estetico e non comportano alcun effetto reale sulle prestazioni del veicolo. Un altro adattamento riguarda la risposta a differenti terreni e superfici. Se in Forza Motorsport si ha a che fare unicamente con l’asfalto, il mondo open world che viene proposto in questa sede porta in scena una serie di variabili molto più elevata. Esistono infatti lunghi percorsi sterrati, anche differenti tra loro, per un totale di ben 65 terreni differenti.

Dicevamo dei marchi. Le licenze sono state mantenute pressoché inalterate rispetto a Forza Motorsport, pertanto si può accedere ad una quantità elevata di case automobilistiche e usufruire di veicoli radicalmente differenti tra loro, suddivisi nelle abituali classi di rendimento, dalla D fino alle gran turismo al top della categoria. Si parla di circa 50 case automobilistiche e di un totale di oltre 120 veicoli, che per un titolo arcade rappresentano una cifra di tutto rispetto. Il meccanismo di potenziamento delle vetture è pensato per garantire immediatezza e semplicità di utilizzo, all’occorrenza è infatti permesso adottare dei miglioramenti automatici al proprio mezzo, in modo da poterlo impiegare in una competizione specifica, dove diversamente non sarebbe selezionabile. L’idea è quella di far spendere al giocatore più tempo possibile in strada e ridurre al minimo le soste per eseguire i settaggi.

 
^