Recensione Dishonored: finisci la storia senza uccidere nessuno

Recensione Dishonored: finisci la storia senza uccidere nessuno

La nuova IP di Arkane Studios in questi mesi è stata sotto i riflettori e ha affascinato per quanto di buono sembrava poter offrire. Dopo aver analizzato approfonditamente il gioco possiamo affermare con sicurezza che Dishonored costituisce una delle più liete sorprese di questo 2012. Merito di meccaniche stealth ben realizzate, di una grande levatura artistica delle ambientazioni e di una trama dagli esiti non banali.

di Davide Spotti pubblicato il nel canale Videogames
 

Pianificare nel buio, muoversi nell’ombra, colpire nel silenzio

Il gameplay di Dishonored stupisce non tanto per il fatto in sé di ricorrere alle dinamiche stealth, quanto piuttosto per come vengano integrate con le risorse e i poteri che Corvo potrà sbloccare e conseguire nel corso del suo cammino di vendetta. Che l’approccio sia vincente lo si comprende piuttosto rapidamente, ma le prime missioni sono indispensabili per poter entrare nel meccanismo e assumere la giusta familiarità con l’intera impalcatura che sostiene questo titolo. Innanzitutto Corvo può disporre di due differenti risorse, tra cui l’impiego di varie tipologie di arma, lo sfruttamento di tecniche di combattimento corpo a corpo che gli permettono di non essere individuato e, soprattutto, l’utilizzo di poteri oscuri, che lo rendono un individuo speciale e superiore rispetto ai normali esseri umani.

Non appena sarà giunto al covo dei suoi salvatori Corvo incontrerà in sogno un misterioso individuo che si fa chiamare l’Esterno. Costui gli farà dono del suo simbolo, un particolare marchio magico che permette di ottenere l’accesso e il controllo di particolari risorse soprannaturali. Con Traslazione è possibile teletrasportarsi per brevi tratti, in modo da poter passare da una piattaforma all’altra in orizzontale (ad esempio quando ci si trova su tetti o cornicioni), oppure avvicinarsi in brevi istanti ai nemici e senza fare il minimo rumore. Esistono poi Visione Oscura, grazie alla quale si possono scorgere i nemici e il loro campo di visuale anche attraverso muri e ostacoli di vario tipo, mentre con Possessione si può entrare nel corpo di un animale e controllarlo per alcuni istanti. Vi sono infine Distorsione, Branco Famelico e Ciclone che permettono rispettivamente di rallentare il tempo per alcuni istanti, di evocare un branco di ratti che attaccheranno i nemici e di innescare un vortice capace di spalancare le porte e allontanare le guardie.

Al di là delle applicazioni pratiche, di cui parleremo a breve, è interessante il sistema di acquisizione di tali potenziamenti, che viene demandato alle ‘Rune del Potere’. Equipaggiando il particolare Cuore ricevuto dall’Esterno, Corvo può infatti recuperare all’interno delle mappe questi oggetti magici, che si renderanno fondamentali per conseguire nuove abilità. L’indicatore della vicinanza è dato dall’incremento del battito cardiaco. Ogni potere viene caratterizzato da due fasi successive, la prima più debole e la seconda più potente. Nel caso di Distorsione, ad esempio, al primo livello si può soltanto rallentare il tempo per pochi attimi, mentre al secondo livello lo si può arrestare completamente e il protagonista non verrà in alcun modo rallentato ma potrà muoversi liberamente. A fianco delle Rune esistono inoltre gli Amuleti d’Osso, dei particolari ciondoli da indossare che conferiscono capacità supplementari di vario genere, come ad esempio l’incremento dell’adrenalina o la possibilità di ripristinare il mana più velocemente.

Corvo usufruisce però anche di numerose armi, che peraltro dovranno essere amministrate come si deve nel corso della campagna, per evitare di far scattare l’allarme tra le guardie e la necessità di gestire l’uso delle munizioni, che giustamente è stato limitato in funzione di un gameplay spiccatamente tattico e strategico. Infatti, pur avvalendosi di una visuale in soggettiva, Dishonored è ben lungi dall’essere uno sparatutto e questo si riflette inevitabilmente sull’impiego che può essere fatto delle armi stesse. Tramite la pressione del pulsante dorsale sinistro si ha accesso ad un menù radiale, nel quale viene riassunto l’intero arsenale che si ha a disposizione e tutto il carniere dei poteri. All’occorrenza e per maggiore comodità si può optare per la selezione veloce di quattro elementi, affidata al d-pad.

La gestione delle risorse viene affidata ad entrambe le mani, esattamente come avviene in titoli come Skyrim o Bioshock. Mentre nella mano destra si impugna costantemente la spada, tramite la mano sinistra è possibile imbracciare pistole, balestre (anche con dardi tranquillanti) o granate e alternarle all’impiego dei poteri soprannaturali. L’uso delle armi viene interpretato come ‘extrema ratio’, poiché la furtività e lo studio dei movimenti nemici costituisce la componente preponderante.

I meccanismi stealth di Dishonored funzionano particolarmente bene. Le guardie dimostrano molta attenzione nel controllare i movimenti sospetti ed è sufficiente muoversi in modo troppo rapido o senza i dovuti accorgimenti per insospettirle. Difficilmente capiterà di farla franca senza aver adottato tutte le adeguate strategie del caso, in particolare per quanto riguarda la gestione del rumore e l’occultamento dei cadaveri. Il livello del rumore induce a muoversi di soppiatto, privilegiando le fasi di traslazione e l’impiego della visione oscura per poter identificare con precisione i nemici. Basta mettersi a correre, lanciare un corpo o un oggetto o ancora utilizzare armi rumorose nelle vicinanze di altre ronde per far scattare l’allarme e farvi capitolare in tempi rapidi. L’occultamento dei cadaveri torna utile in molte occasioni e non è affatto fine a sé stesso. Lasciare il corpo inerme di una guardia in mezzo ad un corridoio o ad una stanza vi esporrà al rischio di essere individuati in tempi brevi, specialmente qualora vi siano nelle vicinanze ronde intente a conversare, che riprenderanno il loro percorso solamente in un secondo momento.

Come dicevamo i meccanismi di gioco sotto questo punto di vista (ma non solo) ricordano l’approccio di Deus Ex. Anche in quel caso si ha infatti a disposizione un arsenale, affiancato da una serie di poteri che rendono il personaggio più potente rispetto agli avversari, e quindi dotato delle capacità di occultare la propria presenza anche in luoghi altamente ostili. Contrariamente a Human Revolution, dove è stata introdotta una criticata (ma a parer nostro funzionale) visuale in terza persona che permetteva di appoggiarsi alle coperture e avere una migliore visuale d’insieme delle stanze in cui ci si trovava, in Dishonored è possibile accostarsi alle pareti solamente tramite la pressione di uno dei pulsanti frontali del pad, mentre il contestuale impiego della levetta sinistra consente di sporgere il capo verso l’esterno e dare un’occhiata oltre l’ostacolo, per rendersi conto della situazione. Un meccanismo non particolarmente comodo da impiegare, che comunque viene notevolmente ridimensionato dall’uso della visione oscura.

Un’altra peculiarità rispetto ai tradizionali titoli stealth riguarda l’assenza totale di una mappa o di un radar. Il giocatore è libero di scegliere l’approccio da utilizzare nel conseguimento di un obiettivo ma per farlo dovrà agire d’istinto, cercando di farsi un’idea di massima del luogo in cui si trova e di come siano dislocati i nemici, senza godere di aiuti o supporti esterni. L’unico elemento che conta in Dishonored è la situazione ambientale che si sta vivendo in quel preciso istante, e questo approccio vale anche per la ricerca delle Rune e degli Amuleti all’interno degli scenari.

 
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