Il sempre difficile rapporto tra produttori e giocatori

Il sempre difficile rapporto tra produttori e giocatori

Le difficoltà che sta attraversando l'industria dei videogiochi inaspriscono il sempre complicato rapporto che c'è tra produttori e giocatori. Se internet ha cambiato molti aspetti di questa frastragliata relazione, dando più voce in capitolo ai giocatori, lo stesso media videoludico ha assunto una connotazione sensibilmente differente rispetto a qualche anno fa.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

L'industria dei videogiochi è in flessione, non vi serve un redattore di Gamemag per capirlo. Purtroppo il momento difficile ha estremizzato alcuni fenomeni, soprattutto perché la situazione nel complesso rende nervosi soprattutto i produttori. Il vecchio modello dei 60 euro per gioco sta vacillando fortemente, dopo un periodo di forte splendore, e questo porta dei sconquassi per l'intera industria. Sbagliare anche solo un colpo diventa estremamente pericoloso per qualsiasi produttore di videogiochi.

Un caso può essere quello di Resident Evil 6: la critica si è divisa in due, c'è chi lo apprezza e chi lo condanna fortemente. I voti vanno dall'8 al 4, con il risultato che il consumatore è totalmente spiazzato. Se neanche la critica del settore riesce a individuare il livello di qualità di un videogioco chi può farlo? Resident Evil 6 è un buon gioco o un cattivo gioco? Vista la grande differenza nelle valutazioni, se ci si basasse solamente su queste recensioni, sarebbe insomma impossibile determinare se Re6 è effettivamente un passo avanti rilevante per la serie, o se è semplicemente un "buco nell'acqua".

I produttori hanno bisogno di voti alti, e chiedono disperatamente aiuto alla critica del settore, ai redattori di videogiochi, che molto spesso devono mettersi "una mano sulla coscienza" e dare il voto che viene richiesto. Quello di Resident Evil 6 è chiaramente solo un esempio fra tanti.

Ci si sta spostando seriamente verso il modello di business free to play per due tipi di ragioni predominanti. Innanzitutto, il produttore non deve finanziare con ingenti capitali il progetto nella fase iniziale e poi aspettare inerme se il pubblico ne decreterà il successo. Il finanziamento è diluito durante lo sviluppo, e questo chiaramente nella maggior parte dei casi influisce fortemente, in senso negativo, sulla qualità del videogioco. Produttori e sviluppatori possono ascoltare il feedback dei giocatori e cambiare le cose al volo, molto spesso con grande facilità proprio perché l'infrastruttura tecnologica di questi giochi è preparata per essere predisposta ai cambiamenti, anche radicali.

La seconda ragione è ancora più semplice: il modello free to play consente ai produttori maggiori guardagni rispetto al modello tradizionale. In altre parole invoglia maggiormente i consumatori a spendere. Il modello tradizionale, soprattutto in un periodo di crisi e soprattutto in quelle nazioni che con maggiore fatica escono dalla crisi, scoraggia gli acquisti, perché i videogiochi costano tanto e perché molto spesso campagne pubblicitarie fuorvianti incitano ad acquisti che non andrebbero fatti. Il modello di business portato alla ribalta principalmente da Facebook e da Zynga invece induce la gente a spendere di più, con particolare riferimento principalmente al pubblico occasionale, più distratto, che necessita di un approccio al gioco più immediato, che fatica ovvero a leggere una recensione approfondita e che non sa guardarsi intorno, tendendo magari a scambiare una recensione "guidata" per una recensione sincera.

Il feedback dei giocatori, appena menzionato, d'altronde sta diventando decisamente importante nel processo di sviluppo dei giochi. Grazie a forum, social e tutti gli strumenti messi a disposizione da internet diventa molto facile "dialogare" con chi crea i videogiochi. Gli sviluppatori che non seguono sin da subito questi suggerimenti sono ampiamente puniti, perché poi il feedback e le critiche arrivano dopo che il gioco ha raggiunto gli scaffali. Ovvero nel momento più delicato, in cui tutto dovrebbe filare liscio per massimizzare le vendite. Penso al caso di Diablo III, tanto per fare un altro esempio.

I giocatori però devono anche valutare le difficoltà dei produttori. Il fatto, già menzionato qualche paragrafo fa, che non si può investire senza certezze in un periodo così delicato porta alla necessità di avere recensioni con voti alti. Però devono considerare anche il fatto che il mondo dei videogiochi è cambiato drasticamente negli ultimi anni.

Una volta rimanevamo più facilmente affascinati dalle cose più semplici che ci sono in un videogioco: già un pixel che cambiava colore, per chi ha qualche anno sulle spalle come il sottoscritto, era un qualcosa di magico. Adesso tutto è diverso, più complicato e ogni cosa si può vedere da tanti punti di vista differenti. Creare un qualcosa che trasporti è molto più difficile perché i giocatori sono ormai abituati a tutto, hanno giocato praticamente a qualsiasi cosa possibile e immaginabile. Mentre una volta si passava una vita su Diablo II, adesso i giocatori diventano subito stanchi di Diablo III, per quanto il gioco non abbia niente in meno rispetto al suo predecessore. Semplicemente affascina meno i giocatori, e non esclusivamente per "colpa" degli sviluppatori.

È vero che, come abbiamo detto in altri editoriali, a un certo punto è venuto meno qualcosa nell'ambito dell'avanzamento tecnologico. Non disponendo dell'hardware adeguato e degli strumenti di sviluppo loro necessari, molti sviluppatori vedono mortificate le loro ambizioni. Nel 2012, a mio modo di vedere le cose, per molti generi di gioco diventa fondamentale avere un mondo di gioco fortemente interattivo, che consenta al giocatore di agire in maniera stratificata e approfondita e che, sarebbe la ciliegina sulla torta, permetta a quest'ultimo di incidere sulla storia, di modificarla e di modificare anche lo stesso mondo di gioco e i personaggi che lo popolano.

Costruire un videogioco del genere, però, costerebbe tantissimo, e per i motivi che abbiamo visto in questo e nei precedenti editoriali, diventa difficile farlo in questa generazione. E se poi le recensioni non premiano questo sforzo e questi investimenti economici?

L'esigenza di fatturare dei grossi produttori, legata chiaramente al benessere economico dell'intera industria, si sta poi scontrando con la volontà creativa degli autori di videogiochi. L'ultimo caso è quello di Cliff Bleszinski, lo storico autore di Gears of War, che ha recentemente annunciato di aver lasciato Epic Games, ma un discorso analogo vale anche per altre personalità che hanno fatto la storia dei videogiochi, e penso a Peter Molyneux, Will Wright o al caso Infinity Ward vs Activision, tanto per citarne alcuni.

La prossima generazione risolverà definitivamente i limiti dell'industria dei videogiochi? Farà riappacificare giocatori e produttori finalmente? Sono tutte domande a cui non è possibile dare risposta in questa fase. Quello che possiamo consigliare ai nostri lettori è di cercare di iniziare a distinguere le fonti affidabili da quelle che invece vedono il lettore come un semplice strumento.

32 Commenti
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Vertex04 Ottobre 2012, 18:46 #1
Per curiosità sono andato a confrontare i dati di vendita di Resident Evil 2 con quelli di Resident Evil 5.

Secondo Vgchartz, RE2 solo su PS ha venduto 5,8 milioni di copie, mentre RE5 è arrivato a 8 milioni, sommando le vendite di X360 e PS3.
La Playstation ha venduto poco più di 100 milioni di unità, mentre la somma tra le vendite di X360 e PS3 arriva a circa 135 milioni.
Quindi il passaggio da RE2 a RE5 ha portato a un'incremento delle vendite di circa il 37%, ma con una maggiore diffusione delle "nuove" console (+35% rispetto alla prima Playstation).

Guardanto questi dati mi sembra di poter dire che l'aver ridotto il tasso di horror/esplorazione a favore dell'azione/linearità non ha portato a chissà quali benefici in termini di vendite
-Maxx-04 Ottobre 2012, 21:31 #2
Il modo per riappacificare il rapporto è semplice: basta che i produttori siano onesti con se stessi e con i giocatori, troppo spesso si vede una coltre di fumo eretta dal marketing che mira a porre i videogiochi sotto una luce che difficilmente trova riscontro nella realtà.

I produttori di oggi sono più fortunati di quelli di ieri perché hanno a disposizione mezzi tecnologici ed economici che fino a prima degli anni 2000 erano impensabili e mette profonda tristezza vedere progetti videoludici dalla storia decennale essere trattati come mezzo spudorato e irrispettoso di lucro.

E' tempo che tutti noi ridefiniamo la priorità delle cose, i soldi non sono tutto nella vita: sono le persone e i loro sentimenti a fare la differenza tanto nel lato ideativo quanto nel lato fruitivo del videoludo.
Vash8804 Ottobre 2012, 21:47 #3
videogiochi, pochi ma buoni e premiare le case che fanno titoli di sostanza, questo è quello che faccio. E ogni tanto si torna alle vecchie (ed efficaci) meccaniche di gioco, infati l'ultimo acquisto stato un esilarante Rayman Origins.
pirella05 Ottobre 2012, 09:22 #4
I produttori hanno bisogno di voti alti, e chiedono disperatamente aiuto alla critica del settore, ai redattori di videogiochi, che molto spesso devono mettersi "una mano sulla coscienza" e dare il voto che viene richiesto. Quello di Resident Evil 6 è chiaramente solo un esempio fra tanti.


COSA???
ma state scherzando?
Avete pubblicato un articolo dove dite esplicitamente che il voto non lo date VOI che provate il gioco, ma in realtà è quello che vi OBBLIGANO a dare le case sviluppatrici? ma siete impazziti?
Ma allora che lavorate a fare? ci sarà qualcuno in redazione che viene pagato per fare il redattore no? E che lo pagate a fare se tanto alla fine le conclusione le tira la casa sviluppatrice?
Gradirei una risposta: spero di aver frainteso la vostra uscita
Necroticism05 Ottobre 2012, 10:18 #5
Originariamente inviato da: Vertex
Per curiosità sono andato a confrontare i dati di vendita di Resident Evil 2 con quelli di Resident Evil 5.

Secondo Vgchartz, RE2 solo su PS ha venduto 5,8 milioni di copie, mentre RE5 è arrivato a 8 milioni, sommando le vendite di X360 e PS3.
La Playstation ha venduto poco più di 100 milioni di unità, mentre la somma tra le vendite di X360 e PS3 arriva a circa 135 milioni.
Quindi il passaggio da RE2 a RE5 ha portato a un'incremento delle vendite di circa il 37%, ma con una maggiore diffusione delle "nuove" console (+35% rispetto alla prima Playstation).

Guardanto questi dati mi sembra di poter dire che l'aver ridotto il tasso di horror/esplorazione a favore dell'azione/linearità non ha portato a chissà quali benefici in termini di vendite


In primis: i dati di VGchartz sono inventati, non usarli.

A parte questo, alla tua analisi manca un elemento fondamentale: non sappiamo quanto avrebbe venduto un ipotetico RE in stile tradizionale su PS360. Però sappiamo che le vendite dei RE dopo il 2 erano in calando, e si sono risollevate con RE4. RE:Revelations su 3DS è stato un flop. Quindi mi viene da pensare che un RE classico su PS360 non sarebbe stato un buco nell'acqua, ma avrebbe probabilmente venduto meno di RE5.
canapa05 Ottobre 2012, 11:33 #6
I produttori hanno bisogno di voti alti, e chiedono disperatamente aiuto alla critica del settore, ai redattori di videogiochi, che molto spesso devono mettersi "una mano sulla coscienza" e dare il voto che viene richiesto. Quello di Resident Evil 6 è chiaramente solo un esempio fra tanti.


Complimenti.

Ecco l'ammissione diretta che anche voi (HWU) vi vendete abitualmente al miglior offerente. Non che fossero rimasti molti dubbi ormai.....
StyleB05 Ottobre 2012, 11:34 #7
quoto in toto Pirella.

il problema quì è uno, il pc avanza a dismisura, le console restano indietro e i giochi idem, i produttori abbandonano story e background per puntare alla grafica e sempre più vedi uscire secondi capitoli identici ai primi moddati o titoli da poche ore a profondità zero. quindi ovvio che quando mi propongono roba come DA2, AC:R, sotto certi aspetti ME3, Driver San Francisco, Dead Island, Duke Nukem Forever, CoJ: The Cartel... etc... mi girano i 5 minuti, soprattutto quando questi ricevono quintali di pubblicità che li passa come chissàche e invece sbang, vengono finiti perchè comprati...quando si ha voglia di finirli.
mentre qualche tempo fa i giochi avevano una storia, un gameplay e anche se la grafica non eccelleva tutt'oggi ad anni di distanza ti viene voglia di prenderli e rigiocarci.
futu|2e05 Ottobre 2012, 12:40 #8
Originariamente inviato da: canapa
Complimenti.

Ecco l'ammissione diretta che anche voi (HWU) vi vendete abitualmente al miglior offerente. Non che fossero rimasti molti dubbi ormai.....


Mi viene in mente la zappa sui piedi, in effetti.

Fattostà che la furbizia al giorno d'oggi non sta di certo nell'affidarsi ad una
recensione di hwupgrade o quali altri siti di informatica per decidere se comprare
un gioco.
SOLO i feedback degli utenti hanno veramente senso, daltronde quest'ultimi nessuno
li manipola.
sbudellaman05 Ottobre 2012, 13:23 #9
Non sono totalmente d'accordo quando dite "i produttori di oggi sono più fortunati perchè hanno più mezzi tecnologici". In parte è vero, d'altro canto però questi mezzi richiedono un dispendio di energie e denaro inimmaginabile.

La domanda che ci si pone spesso di recente è: perchè i videogiochi stanno perdendo il "cuore"? Perchè sono sempre più banali, troppo "semplici", troppo brevi eccetera?
La risposta è semplice: prima oltre ai soldi c'era spazio per il "cuore", un piccolo gruppo di appassionati programmatori creava il loro piccolo capolavoro. Oggi invece contano innanzitutto i soldi, perchè il gioco per essere tecnicamente concorrenziale richiede un investimento enorme che va recuperato... non c'è più spazio per la passione, l'obbiettivo è solo ed esclusivamente attirare il maggior numero di clientela possibile e spremerla all'inverosimile. Ed ecco che per racimolare soldi si fa di tutto: DLC ridicole, armi e mappe a pagamento, giochi che all'uscita costano un rene eccetera. I soldi hanno rovinato tutto. Aggiungeteci la new gen di bimbetti stilosi ed il gioco è fatto...
D4N!3L305 Ottobre 2012, 14:00 #10
Che tristezza , se ripenso ai vecchi tempi, forse era il fatto che ero un ragazzino e tutto sembrava più bello ma ancora oggi rigiocando DooM, Duke Nukem 3D, Quake, Half-Life ecc...mi diverto e provo sensazioni che i giochi moderni non sanno dare.

Indubbiamente sono dovute in gran parte alla nostalgia ma qualcosa in più ci deve pur essere.

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