Lollipop Chainsaw: alla San Romero c'è solo Juliet

Lollipop Chainsaw: alla San Romero c'è solo Juliet

L’Hack ‘n’ slash a base di lecca-lecca, cheerleader e zombi si rivela dotato di tanta apparenza e poca sostanza. Ciononostante, lo giocherete fino in fondo. Motivo? La protagonista, completamente fuori di testa

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Occasioni mancate

Come detto, la caratterizzazione di personaggi e situazione ‘domina’ LC. Ma non ci si deve trarre in inganno. A parte Juliet, tutto il resto del cast poteva essere rappresentato meglio e dotato di comportamenti più profondi.

Su tutto, ci erano stati promessi dialoghi sapidi e costanti tra la protagonista, i boss e soprattutto Nick. Il rapporto tra la cheerleader e la testa sarebbe dovuto essere continuo, vario e divertente. Invasivo (in positivo) come quello tra GlaDOS e Chell in Portal. In realtà le cose non stanno affatto così.

Nick, tolte nuovamente le cut-scene, invece che una spassosa risorsa, si tramuterà presto in una fastidiosa ‘palla al piede’. I promessi dialoghi taglienti diventano un pallido ricordo quando, al protrarsi di una boss-fight, sentiremo la testa ripetere, per l’ennesima volta, un insulto o un commento sconnesso da quanto sta avvenendo. Di fatto, le interazioni di Juliet con i ‘cattivi’, si limitano alle cut-scene che introducono o chiudono le boss-fight. Esse, salvo qualche Funk-caso, sono piuttosto scontate e banali. Durante i combattimenti, invece, gli scambi dialettici sono ridotti all’osso. Quasi solo alla pletora di insulti con cui – spesso molto concretamente (nel senso che le parolacce diverranno lettere enormi in grado di colpire la Starling) – i boss cercheranno di intimorire e fermare la cheerleader.

Peccato. Perché una vera cura di questi aspetti dialogici – visto anche il cast di tutto rispetto, se non alto dal punto di vista dell’originalità – avrebbe rappresentato il fiore all’occhiello della produzione Grasshopper.

 
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