Ghost Recon Future Soldier: un letale manipolo di eroi

Ghost Recon Future Soldier: un letale manipolo di eroi

Quanti videogiochi a sfondo militare ci hanno fatto vestire i panni di corpi speciali, impegnati in missioni suicide – pochi contro milioni -, con in palio la salvezza del mondo? Numerosissimi. Quanti di questi prodotti hanno saputo regalarci esperienze realistiche, ma al contempo profonde, innovative e strategiche? Pochi, molto pochi.

di Stefano Carnevali pubblicato il nel canale Videogames
 

Arsenale da sogno

Perno dell’esperienza Ghost, risulta un arsenale futuristico ma del tutto credibile e, soprattutto, perfettamente adattato al contesto in cui le vicende si sviluppano.

E’ l’equipaggiamento ‘secondario’ dei Ghost a fare la differenza, in primis. Tutto trasuda tecnologia ed efficienza. Il visore posto sull’occhio dei nostri soldati è la loro chiave di lettura del mondo. Attraverso esso, infatti, vengono costantemente inondati di dati e informazioni sull’ambiente che li circonda, sugli obiettivi, sui nemici e sullo status del proprio equipaggiamento. Efficace, credibile, immersivo. Chicca: i dati geografici ‘scritti’ sul cielo: danno davvero il senso di essere parte di una perfetta macchina militare all’avanguardia.

Ovviamente, c’è molto altro ‘dietro al visore’. I principali protagonisti dell’equipaggiamento ‘di supporto’ dei Ghost, sono le strumentazioni di rilevamento. Principalmente un sensore e un drone. Il sensore è una ‘pallina’ che – lanciata come una granata (e in modo sempre e comunque, assurdamente, irrilevabile dai nemici), analizzerà tutta la zona circostante, inviandoci i dati dei nemici che la popolano (che, quindi, compariranno come sagome a schermo. Gialle se non in allerta, rosse se in stato di allarme, bianche se abbattuti). Il drone, invece, si librerà in volo e noi lo piloteremo. Esso ci trasmetterà le immagini di quello che ci sta attorno, consentendoci anche di ‘taggare’ i nemici, come se li vedessimo direttamente, in modo da renderli i bersagli dei nostri compagni (e questa, come vedremo, sarà una delle principali regole di ingaggio del gioco). In più, esso si potrà tramutare in una ‘macchinina’ da telecomandare nei pertugi più stretti. In grado anche di emettere utili impulsi elettrici.

Gli altri gingilli che ci accompagneranno spaziano da un ricco corredo di granate (emp, fumogene, flash…) per arrivare al devastante drone Warhound (una postazione mobile di artiglieria e fuoco pesante, da comandare direttamente e da usare come protezione. Interessante proprio il sistema di controllo del Warhound, che ben esemplifica la cura complessiva profusa nella scrittura dell’IA – e anche la voglia di osare – dei programmatori: di fatto, il drone si muove autonomamente, seguendo l’incedere del nostro soldato. Se si decide di far fuoco con il Warhound, in pratica, il nostro mirino a schermo sarà quello del drone (che nel frattempo si sarà intelligentemente posizionato). Tutto semplice, intuitivo e funzionale (anche nel caso si debba precipitosamente trovare una copertura per il nostro buon Kozak).

Estrema cura e profondità anche per quanto riguarda le armi principali. Ce ne sono per tutti i gusti: dai fucili d’assalto a quelli a pompa, passando per PDR, pistole e mitragliatrici leggere.

Ma la ‘rivoluzione’ è data dall’estrema personalizzazione di ogni fucile. Sarà infatti possibile selezionare ogni componente della nostra arma principale (optando per numerose configurazioni differenti in ciascuno ‘spot’): mirini, calci, sottocanna, sistema gas, canna… E’ davvero impossibile non trovare la configurazione perfetta per aumentare le nostre prestazioni. In più, nel corso di un briefing pre-missione, ci verrà spiegato a che ‘sfide’ andremo incontro. In questo modo potremo scegliere con maggiore accuratezza l’equipaggiamento da portare con noi.

Certo, si può fare sempre di testa propria. E, per quanto mi riguarda, non ho mai fatto a meno dell’Mk 48.

Citazione finale per la mimetica ottica. Ogni missione richiede numerose sessioni di infiltramento tra le linee nemiche. Cosa che sarebbe impensabile senza l’incredibile mimetica di cui i Ghost sono dotati. Similmente a quella indossata da Solid Snake, questa tuta renderà i nostri soldati invisibili. A patto che si muovano con lentezza, non facciano fuoco e che non siano troppo vicini al nemico. Grazie alla mimetica ottica, con un po’ di accortezza, sarà possibile eludere anche il posto di controllo più rigoroso, facendo entrare le missioni di Ghost Recon nell’olimpo dello stealth.

Tutto ciò causa piacevolissime sensazioni, una volta sul campo. Dove, infatti, si sperimenta la sensazione di essere davvero un soldato d’elite. Equipaggiato di tutto punto, per avere credibilmente la meglio sulle forze ostili. L’armamento in dotazione, che nella maggior parte dei casi è in grado da solo di soverchiare il nemico, rende credibile la nostra superiorità effettiva e dà una grande ‘dose di senso’ a tutto il gioco. Se i Ghost ‘vincono’, lo fanno perché addestratissimo, ampiamente supportati ed equipaggiati con gadget che il nemico si può solo sognare.

La componente futuristica, poi, è amalgamata molto morbidamente nel gioco. In modo da non risultare mai fuori luogo, esagerata o incredibile. Essa, anzi, è il motivo principale di divertimento per l’utente e di successo per i Ghost.

 
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