Dragon's Dogma, ovvero l'incrocio tra Jrpg e Occidente

Dragon's Dogma, ovvero l'incrocio tra Jrpg e Occidente

Ecco la nostra recensione di Dragon's Dogma, il Jrpg che potrebbe essere definito come un incrocio tra Monster Hunter e Dark Souls, ma che, in definitiva, ha un'anima tutta sua.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

Un mondo da esplorare, tante cose da costruire

Un altro aspetto di Dragon’s Dogma che può far felici molti appassionati di Rpg è il suo altissimo grado di esplorabilità. La mappa di gioco non è tra le più grandi come numero di luoghi visitabili, ma il senso di libertà totale che il mondo trasmette ha, nei giochi per console, pochissimi rivali.

Il fatto di avere una mappa che non sia eccessivamente estesa, ma che richiede comunque parecchio tempo per essere attraversata, ha un vantaggio e uno svantaggio: lo svantaggio è che nelle decine (e decine, e decine…) di ore che questo gioco vi terrà impegnati, sarete inevitabilmente costretti a fare tantissimo “backtracking”, cioè a rivisitare zone già viste e riviste, passare continuamente per le stesse aree e così via ; il vantaggio è che imparerete a conoscere ogni singola inclinazione delle colline fuori da Gran Soren, riconosceretea vista la strada per arrivare all’Abbazia, riuscirete a tenere a memoria i posti dove trovare goblin, non morti oppure dove andare in cerca di chimere o grifoni quando avete voglia di una vera sfida. Insomma arriverete ad affezionarvi a Gransys e a conoscere davvero il mondo di gioco centimetro per centimetro, a differenza di quanto può succedere per mappe più grandi ma anche più fredde e anonime.

A cosa serve, comunque, esplorare Gransys? Innanzitutto è abbastanza indispensabili, volenti o nolenti, perché spesso le missioni che ci vengono assegnate ci costringono ad attraversare mezzo mondo per arrivare a destinazione, senza indicazioni più chiare che una semplice X rossa sulla mappa. Perdersi e trovarsi a esplorare rovine, caverne, foreste e paludi è quindi parte integrante del gioco. In più, il gioco presenta, come se il resto non bastasse, un vastissimo sistema di crafting, cioè di produzione degli oggetti. I materiali da cui costruire sono veramente centinaia: si va da vari tipi di legna (trovabile nelle foreste, attorno agli alberi caduti) e di minerali (minabili nelle caverne con il classico piccone) a fiori, erbe, rocce, strumenti, carta, ossa, pelli di animale eccetera eccetera.

Con questi oggetti si possono sia creare un’enormità di oggetti di vario tipo, sia potenziare le armi e le armature che acquisteremo dai mercanti (non è possibile costruire armi e armature, ma solo potenziare quelli già costruiti: il sistema di progressione delle armi è quello classico di tanti JRPG, per cui il set successivo viene sbloccato quando si raggiunge un certo punto della trama). Per chi lo volesse, Dragon’s Dogma è a suo modo un gioco molto aperto al farm, ma farmare non è affatto necessario per finire il gioco, né per goderselo spolpandolo fino al midollo. Infine c’è da tenere conto che in perfetto stile giapponese, Dragon’s Dogma prevede una modalità New Game+ in cui possiamo utilizzare lo stesso personaggio con cui abbiamo finito il gioco una prima volta, mantenendo livelli, oggetti e abilità sbloccati. La difficoltà del gioco però, sorprendentemente non viene bilanciata in NG+, rendendo questa modalità di fatto poco attraente.

Ma attenzione perché anche in questo caso Dragon’s Dogma ha una sua variante piuttosto curiosa: tra la normale partita e il new game+, il gioco prevede una sezione generalmente definita “postgame” dai fan. Si tratta in realtà di una parte integrante della storia, durante la quale potrete visitare un dungeon suddiviso in varie stanze, ciascuna con la sua sfida e i suoi nemici da affrontare. Questo dungeon è ripetibile, rendendolo un piccolo paradiso per chi vuole avere un luogo destinato perennemente al farm di nemici o materiali, e al suo interno è presente uno degli eventi più iconici di Dragon’s Dogma, ovvero il combattimento contro l’Ur-Dragon (non vi sto spoilerando niente, non è nulla di legato alla trama!). L’Ur-Dragon è un enorme boss sviluppato attraverso una sorta di coop asincrona: in pratica ogni giocatore combatte, nella sua partita single player, contro l’Ur-Dragon, i cui punti ferita però sono milioni e milioni e vengono conteggiati sui server di Dragon’s Dogma. Per poter uccidere il drago è necessario che migliaia di giocatori lo combattano, sempre ciascuno nella propria partita.

Ogni combattimento dura o un tot di minuti, oppure fino a una certa percentuale di danni inflitta, dopodiché l’Ur Dragon se ne va e noi dovremo uscire dal dungeon e rientrare per poterlo affrontare di nuovo, quante volte desideriamo. Quando l’Ur Dragon viene finalmente sconfitto rimane inerme per circa mezz’ora: quei giocatori che gli hanno inflitto il maggior numero di danni (sostanzialmente farmandolo per ore e ore), più quelli che hanno la fortuna di entrare nel dungeon nella mezz’ora di franchigia in cui il drago sta morendo e dargli il colpo di grazia, otterranno un loot di altissimo livello… ma dopo un’ora circa, il drago tornerà in vita, rappresentato da una nuova generazione, diventando più forte di quello ucciso in precedenza! Insomma per chi è amante di queste cose e ha tempo da dedicargli, l’endgame di Dragon’s Dogma offre anche questa opportunità in più, mentre volendo è anche possibile combattere contro l’Ur Dragon in modalità offline, rendendo il combattimento abbordabile da un solo giocatore ma ovviamente riducendo drasticamente il valore degli oggetti ricevuti come premio.

 
^