Dragon's Dogma, ovvero l'incrocio tra Jrpg e Occidente

Dragon's Dogma, ovvero l'incrocio tra Jrpg e Occidente

Ecco la nostra recensione di Dragon's Dogma, il Jrpg che potrebbe essere definito come un incrocio tra Monster Hunter e Dark Souls, ma che, in definitiva, ha un'anima tutta sua.

di Jonathan Russo pubblicato il nel canale Videogames
 

L'anno del drago

Cominciamo con due parole sulla trama. Per prima cosa, se avete giocato la demo rilasciata poco prima dell’uscita ufficiale del titolo, sarete certamente rimasti perplessi da quella sezione di gioco confusionaria e completamente decontestualizzata. Si tratta del prologo del gioco vero e proprio, e vi consiglio caldamente di far finta che non esista, perché pur avendo un significato è davvero un pessimo indicatore della qualità vera di Dragon’s Dogma. Superato quel piccolo prologo, inizierà la nostra avventura a tutti gli effetti.

Il background è a dir poco elementare: il mondo di Gransys è tormentato dall’improvvisa apparizione di un immenso drago, e la malvagia creatura farà la sua comparsa proprio sui tetti della nostra cittadina natale, Cassardis. Vestendo i panni di un cittadino qualunque, ci troveremo a prendere in mano una spada e tentare disperatamente di proteggere la nostra casa dall’arrivo del drago… il quale, con fare un po’ misterioso, affermerà di accettare la nostra sfida e procederà a mangiarci il cuore (sic).

Senza farla troppo lunga, ecco come ha inizio l’avventura dell’Arisen, il protagonista di Dragon’s Dogma, che dovrà trovare il dragone per riappropriarsi del suo cuore e al tempo stesso sventare la distruzione del mondo. Non proprio materiale da premio Strega, direte voi. E in effetti. Ma come avremo modo di renderci conto giocando a Dragon’s Dogma, c’è molto più di quanto balzi subito all’occhio, e questo vale tanto per la trama del gioco quanto per il gameplay.

Per prima cosa, il personaggio principale è interamente customizzabile, si può scegliere tra alcuni aspetti preimpostati oppure mettere le mani nelle varie opzioni per dettare passo passo le caratteristiche del nostro eroe: uomo o donna, alto o basso, tipo di corporatura, capelli, barba, colore degli occhi, tatuaggi e così via. Va fatto notare che anche altezza e peso hanno un ruolo nelle meccaniche di gioco: personaggi più voluminosi tenderanno ad avere una maggior capacità di carico (leggi: maggior limite di peso nell’inventario) ma una minore resistenza alla fatica (leggi: la solita barra della “stamina” si rigenera più lentamente). Personaggi molto bassi invece possono godere di alcuni benefici nel corso del gioco, ad esempio avendo accesso a passaggi angusti dove altri eroi non riuscirebbero a entrare.

Poco dopo l’inizio del gioco potremo anche scegliere la classe con cui iniziare: sono presenti le tre classi di base di ogni buon fantasy, ovvero guerriero, mago e ladro. Da notare che dopo aver superato la fase iniziale del gioco avremo la possibilità di cambiare la nostra classe in ogni momento, e anche di accedere a classi ibride (ne parleremo più avanti). Fatto ciò, potremo finalmente iniziare a esplorare Cassardis.

Due cose attirano immediatamente l’attenzione. La prima è che la grafica, pur non essendo brutta, appare un po’ scarna nonostante il design degli ambienti sia molto piacevole e di ampio respiro. La seconda cosa che si nota quasi subito però è che sono quasi del tutto assenti i caricamenti nel muoversi lungo la mappa di gioco: con l’eccezione di alcuni, brevissimi momenti per caricare le varie macroaree (la città, il mondo esterno, la capitale, i vari dungeon), tutto il resto del gioco è fluido e senza suddivisioni. Il dettaglio non è affatto da poco perché oltre a creare una splendida sensazione di vero open world, come raramente si vede su console, va anche a spiegare il motivo per cui l’aspetto grafico può sembrare carente sotto alcuni punti di vista. Avere un mondo enorme come quello di Dragon’s Dogma, per di più dettagliato da cose come le tantissime case in cui è possibile entrare, senza dover stare con le mani in mano ad aspettare caricamenti costanti, richiede ovviamente una contropartita in termini di estetica. Il risultato è senz’altro più che pregevole, perché la grafica del gioco non è comunque affatto da buttare, e l’assenza di caricamenti è senz’altro un vantaggio immenso, che ci spingerà subito a voler esplorare quanto più possibile della vastissima zona di gioco.

 
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