DiRT Showdown: il ritorno del Destruction Derby!

DiRT Showdown: il ritorno del Destruction Derby!

Dopo diverse ore passate sulla versione PC del nuovo racing game di Codemasters possiamo dire di essere rimasti estasiati dall'immediatezza e dal coinvolgimento che contraddistinguono il nuovo Dirt (scordatevi qualsiasi parvenza di realismo) ma...

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Videogames
 

Totalmente arcade

Scordatevi di poter usare inquadrature differenti rispetto a quella dal cofano o quella alle spalle del veicolo o di poter configurare il livello di simulazione. Non ci sono impostazioni, in Dirt Showdown si scende subito in pista e si distrugge il più possibile. Realismo? 0! Questo per quanto riguarda il modello di guida, che quindi è il più semplificato e automatizzato possibile.

Ma se Codemasters ha ridotto tutta la complessità nella sfida alla guida, non ha modificato la fisica e la gestione delle collisioni, che quindi sono realistiche come in tutti i giochi con Ego Engine. Il rapporto tra pneumatici e asfalto quindi è, e questa volta possiamo pienamente usare questo termine, realistico, mentre le collisioni trasmettono egregiamente l'efferatezza fra scontri tra lamiere super-protette e ultra-resistenti.

Proprio il livello di autenticità raggiunto da Ego Engine con Dirt Showdown rende il gameplay di questo forsennato gioco di guida arcade coinvolgente e per certi versi assuefacente. Codemasters non ha ridotto minimamente la complessità nella gestione della fisica, e questo rende ogni elemento sulla pista un possibile problema per il giocatore. Ad esempio centrare una barriera resistente farà scomporre l'auto e produrrà un possibile testacoda. Spingere la vettura in maniera brusca su un dosso le farà perdere l'equilibrio, mentre collidere con un'altra auto in un punto sfavorevole farà perdere il controllo del mezzo. Insomma, le interazioni, che siano con le altre auto o con il tracciato, sono l'elemento cardine di questa produzione di Codemasters.

Chiaramente dopo un così alto numero di scontri tra lamiere già dopo pochi secondi di gioco le vetture appaiono fortemente deformate con pezzi di carrozzeria andati o piegati, gomme che faticano a rimanere attaccate al corpo macchina e vetri in frantumi. Nonostante tutta questa distruzione, però, non ci sono ripercussioni sulla guida vera e propria in seguito agli urti, il che conferma ancora una volta la natura assolutamente arcade di Dirt Showdown.

Come se gli aspetti arcade di Dirt Showdown non bastassero, Codemasters ha aggiunto un classico, il Nitro. La gestione del protossido di azoto è molto importante nel corso delle gare, perché la quantità a disposizione di ogni corridore è piuttosto limitata. Occorre aprire la valvola del Nitro per agevolare le accelerazioni, ma usarlo troppo spesso lo farà consumare troppo rapidamente, con il risultato che quest'arma non sarà più a disposizione in momenti topici come lo possono essere quelli in cui ci si difende da un avversario o si tenta un sorpasso al limite. Il Nitro si ricarica automaticamente con il passare del tempo, ma se il giocatore vuole accelerare questa ricarica deve prodursi in spettacolari collisioni.

Ma il comparto tecnico di Dirt Showdown risulta ottimale anche se si parla di grafica. Ego Engine appare in forma smagliante, con miglioramenti evidenti rispetto a Dirt 3. Ho provato Dirt Showdown su PC e posso dire che il dettaglio poligonale complessivo è nettamente migliorato, le immagini sono estremamente pulite e l'illuminazione molto più precisa e variegata rispetto ai precedenti giochi basati su questo motore grafico.

La presenza di effetti in post-processing è enormemente stratificata, visto che in una sola gara può capitare di imbattersi in neve, effetti di fumo e illuminazioni dinamiche prodotte dal nitro e dai vari ritorni di fiamma generati dalle vetture. Inoltre, lo sporco e la neve si accumulano progressivamente sulle scocche delle auto e la neve si infila tra le scanalature dei pneumatici.

Codemasters ha poi fatto un egregio lavoro sulle luci. Ci sono adesso tantissime fonti di illuminazioni, colorate oltretutto in maniera sempre diversa. Proprio le luci danno spessore artistico al comparto visivo di Dirt Showdown, visto che Codemasters ha scelto il colore arancione come elemento predominante delle immagini del suo nuovo gioco di guida arcade. Ci sono, dunque, tantissime luci in ogni schermata di Dirt Shodown: pensate a quelle emanante dal nitro, a quelle dei fari a bordo pista, a quelle riflesse dalle scocche delle vetture.

Anche l'audio è particolarmente interessante. Oltre all'ottima colonna sonora fatta di tracce rock, punk, techno, gli effetti sonori sono molto accurati. Durante le gare il giocatore può sentire scoppettii in rilascio e boati dovuti ai ritorni di fiamma.

Ho provato Dirt Showdown su due configurazioni. Su PC dotato di processore Intel i5 2500, GeForce GTX 5700 e 8 GB di RAM e su PC dotato di processore Intel i5 750, AMD Radeon HD 6950 e 4 GB di RAM. Non ci sono differenze significative nelle prestazioni tra i due PC, con una grafica sempre altamente spettacolare, piena dal punto di vista poligonale e ornata da tantissime luci. In entrambi i casi al massimo livello di dettaglio il gioco gira a 60 frame per secondo. I problemi, invece, nascono se si abilita l'illuminazione globale. Deve esserci qualcosa che non va, perché questa funzione modifica in maniera pressoché impercettibile la complessità delle illuminazioni ma fa perdere tantissimo in termini di frame rate. In entrambi i casi, con illuminazione globale illuminata da 60 fps si scendeva a poco più di 10 fps, il che rende Dirt Showdown ingiocabile.

Durante i nostri test ci è capitato che improvvisamente il gioco non riuscisse più a caricare alcune mappe di gioco. Durante la fase di caricamento, infatti, l'applicazione smette di funzionare e si torna a Windows senza ulteriori messaggi di errore. In questo caso siamo riusciti a risolvere avviando una nuova verifica dei file dell'installazione tramite Steam. Dopo la validazione il gioco ha ripreso a funzionare correttamente.

 
^