Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Undici anni di attesa dall’ultimo capitolo, quattro anni di attesa dal primo annuncio, indiscrezioni prima, rivelazioni poi, beta e BlizzCon… ma la risposta di Blizzard era sempre la stessa: “sarà pronto quando sarà pronto”. Ma la data del 15 maggio è stata rispettata e Diablo III è finalmente tra noi. Le immagini sparse per l'articolo provengono dal produttore, mentre quelle nella gallery le abbiamo catturate durante i nostri test.

di Andrea Bai, Antonio Rauccio pubblicato il nel canale Videogames
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Guadagni dalla casa d'aste: possibili risvolti fiscali

E' bene prestare attenzione al fatto che l'uso della casa d'aste a valuta reale potrebbe avere qualche importante implicazione fiscale, specie nel momento in cui si sceglie di accreditare i proventi delle vendite al di fuori dell'account Battle.net, sul conto PayPal. Nel primo caso, infatti, il denaro resterà accreditato all'interno dell'account Battle.net e sarà utilizzabile solamente per l'acquisto di beni e servizi da parte di Blizzard, ma nel secondo caso si apre l'obbligo di dichiarare al fisco i propri eventuali incassi.

Non vogliamo creare inutili allarmismi, ma semplicemente sollevare una reale problematica che nella già complessa normativa fiscale italiana potrebbe causare, in futuro, più di qualche grattacapo a coloro i quali non vi prestassero la giusta attenzione. Trattandosi di compravendita di materiale esclusivamente digitale, la cui transazione avviene interamente per via telematica, la vendita di oggetti sulla casa d'aste a valuta reale rappresenta una forma di commercio elettronico diretto ed è pertanto equiparabile alla prestazione di un servizio e, a seconda che si tratti di una prestazione di tipo occasionale o di tipo continuativo, potrebbero esservi in gioco differenti adempimenti fiscali in materia di IVA.

Non solo: la vendita di un oggetto all'asta permette di realizzare un reddito e, a prescindere dalla sua dimensione, vi sarà dunque la necessità di dichiararlo al fisco in quanto soggetto a tassazione. Anche in questo caso, a seconda della natura occasionale o continuativa degli introiti, si potranno configurare come redditi diversi o redditi da lavoro autonomo.

Per coloro i quali volessero utilizzare il sistema di casa d'aste per realizzare qualche piccola somma, il sistema di incasso più agevole resta quello di mantenere i propri soldi sull'account Battle.net, dove è inoltre stabilito un massimo di 250 Euro depositabili. Chiaramente questo meccanismo andrà in ultima istanza a riempire le tasche di Blizzard, ma metterà al riparo il giocatore da qualsiasi burocrazia fiscale. Inoltre non è un'eventualità così remota che con qualche asta ben piazzata diventi possibile ripagarsi almeno il costo d'acquisto del gioco o delle sue eventuali espansioni.

Nel caso in cui, invece, si voglia snaturare lo spirito del gioco e vi siano mire più ambiziose nell'utilizzo della casa d'aste a valuta reale crediamo sia opportuno rivolgersi ad un esperto fiscalista o ad un commercialista per una consulenza, in maniera tale da non cadere in futuro in verifiche fiscali dagli esiti magari spiacevoli.

Considerazioni

Come abbiamo detto in apertura, la motivazione che ha spinto Blizzard ad implementare il sistema di case d'asta in Diablo III, specie quella a valuta reale, risiede nella volontà di offrire ai giocatori una modalità di scambio sicura rispetto ai "servizi" terzi. Cerchiamo quindi di capire quali siano, almeno sulla carta, i reali vantaggi che un utente può rivolgendosi a questo nuovo servizio.

Anzitutto vi è la sicurezza delle transazioni monetarie, in quanto è la stessa Blizzard a processare tutti i pagamenti, nonché la possibilità di rivolgersi ad un supporto clienti riconosciuto nel caso dovessero sorgere disguidi sulle transazioni. In secondo luogo questo sistema consente di creare un singolo mercato unificato, che viene alimentato e mosso esclusivamente dal giocatore: Blizzard infatti non commercializzerà alcun oggetto tramite la casa d'aste, che resterà riservata solamente ai giocatori. Infine questo sistema può consentire la creazione di un'economia affidabile a lungo termine, in quanto Blizzard può disporre di tutti i dati e le informazioni che possono consentirle di adottare azioni specifiche volte a neutralizzare l'azione di "botters" e "fraudster".

E' però opportuno considerare che se l'intenzione di Blizzard è quella di contrastare il fenomeno della vendita di oggetti da parte di realtà terze, dovrà essere in grado di far sì che la compravendita degli oggetti tramite il proprio sistema risulti più conveniente rispetto a quanto può avvenire, appunto, su siti di terze parti. La presenza di una commissione sui prezzi di vendita difficilmente permetterà di avere prezzi più bassi all'interno della casa d'aste ufficiale rispetto a servizi paralleli, ma ovviamente la software house di Irvine farà leva sull'aspetto della sicurezza: a questo punto sarà interessante osservare se gli utenti saranno disposti ad un esborso leggermente maggiore in fase di compravendita, per poter contare però su un servizio libero da spiacevoli incidenti.

Ovviamente per Blizzard vi sono tutti gli interessi affinché il sistema sia di successo, dato che la trattenuta sulle transazioni le consente di fare cassa, in special modo nel momento in cui l'utente sceglie di mantenere il proprio denaro all'interno di Battle.net, trasformandolo in "crediti" che saranno utilizzabili esclusivamente per l'acquisto di altri beni e servizi offerti da Blizzard. Considerando inoltre le commissioni aggiuntive per il passaggio dei proventi delle aste sull'eventuale conto PayPal, e i possibili obblighi fiscali che abbiamo segnalato in precedenza, è verosimile supporre che questa modalità, risultando di più agevole gestione, sarà quella più utilizzata dagli utenti.

Resta da capire quanto e in che modo l'introduzione in via ufficiale di un sistema che permetterà l'uso di moneta reale in un videogioco possa andare a ricadere sull'infelice pratica del gold/item-farming e del powerleveling, dove organizzazioni al limite del criminale assoldano legioni di veri e propri schiavi costretti a giocare a ritmo incessante per poter raccogliere oggetti da rivendere. Da un lato il sistema messo in piedi da Blizzard potrebbe portare ad un incremento di questo sfruttamento, ma dall'altro ciò consente (almeno potenzialmente) di allargare a tutti i giocatori la possibilità di fare la propria offerta, creando molta più concorrenza. Va inoltre detto che le case d'asta a valuta reale saranno limitate territorialmente, in un tentativo di limitare ulteriormente questa pratica.

E' bene osservare che l'uso delle case d'asta, sia quella a valuta virtuale, sia quella a valuta reale è completamente facoltativo. E' pero possibile che l'introduzione della componente PVP nel gioco (che Blizzard ha rimandato a data da destinarsi) possa portare gli utenti ad affidarsi maggiormente a questo tipo di servizi, spinti dalla necessità di possedere un equipaggiamento migliore per poter essere competitivi nel confronto diretto con altri giocatori.

Chiaramente ad ora non è possibile ipotizzare che genere di economia andrà a definirsi sulla casa d'aste a valuta reale, quale sia l'ammontare medio delle transazioni. Sarà però interessante osservare in che modo l'introduzione di una casa d'aste a valuta reale andrà a modificare le dinamiche della casa d'aste a valuta virtuale, in quanto è possibile supporre che gli oggetti di maggior pregio saranno verosimilmente scambiati per denaro vero invece che per gold virtuali.

 
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