Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Diablo III. L’ora è finalmente giunta

Undici anni di attesa dall’ultimo capitolo, quattro anni di attesa dal primo annuncio, indiscrezioni prima, rivelazioni poi, beta e BlizzCon… ma la risposta di Blizzard era sempre la stessa: “sarà pronto quando sarà pronto”. Ma la data del 15 maggio è stata rispettata e Diablo III è finalmente tra noi. Le immagini sparse per l'articolo provengono dal produttore, mentre quelle nella gallery le abbiamo catturate durante i nostri test.

di Andrea Bai, Antonio Rauccio pubblicato il nel canale Videogames
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Arte e tecnica

Nelle nostre anteprime abbiamo dato molto spazio al comparto grafico e alle discussioni incentrate sulle scelte artistiche degli sviluppatori. Le principali critiche mosse a Blizzard fin dai primi screenshot diffusi sono state in merito al nuovo stile, troppo edulcorato e fantasy (alla WarCraft) rispetto alla resa livida e tetra dei capitoli precedenti. Lo sviluppatore ha perseguito con convinzione la propria scelta, anzi deridendo le critiche eccessivamente isteriche (provate ad accedere al livello segreto di Diablo III…).

A nostro parere, la realizzazione grafica di Diablo III è complessivamente splendida. Gli scenari sono spettacolari, dettagliatissimi, ricchi di interazione, sempre diversi grazie alla generazione randomica, sempre brulicanti di vita grazie ai tantissimi elementi in continuo movimento (fronde degli alberi che vibrano, erba mossa per l’effetto della battaglia, sabbia sospinta dal vento nel deserto), sempre differenti grazie al ciclo giorno/notte e agli eventi atmosferici resi perfettamente. L’uso degli effetti grafici è ineccepibile, la spettacolarizzazione di alcune skill lascia a bocca aperta e tutto è armonizzato nel contesto circostante con grande maestria. I modelli poligonali sono assai curati, dal più insignificante NPC ai boss più colossali: nota di merito sia per l’ottimo remake dei nemici già noti dai precedenti capitoli, sia per i nuovi, che evidenziano la fantasia irrefrenabile degli autori (l’araldo infernale che vomita sul campo di battaglia orde di guerrieri, il vermone gigante appeso ad una torre che potete vedere nella gallery, ne è un esempio), ma che si integrano alla perfezione con la fauna demoniaca già nota.

Il motore fisico Havok è sfruttato a dovere, sia solo ai fini estetici (ad esempio, rovine antiche che si sfaldano al nostro passaggio) sia per influenzare il gameplay: numerosi elementi delle mappe con cui potremo interagire possono essere usati a danno dei nemici (tronchi fatti rotolare, lampadari che precipitano dal soffitto…), e nel contempo, dovremo stare attenti a non cadere nelle trappole ambientali tese dal nemico. Forse la qualità delle texture poteva essere superiore, ma possiamo assicurarvi che quando giocherete non ci farete assolutamente caso, anzi sarete catturati in un universo immersivo, allestito con cura, carisma e tanto stile. Ed è proprio lo stile, da sempre, una delle chiavi del successo dei titoli Blizzard: Diablo III vanta una direzione artistica superlativa, che non trova termini di paragone sul mercato, ed è degna delle migliori produzioni cinematografiche.

Il filmato introduttivo e quelli offerti alla fine di ogni atto rappresentano uno dei vertici della produzione: vicini al fotorealismo, oscuramente gotici, grandiosamente epici. E anche le sequenze di intermezzo, realizzate come disegni di china su pergamena, si aggiungono ad un elenco sconfinato di tocchi di classe. Infine, se proprio non tollerate la virata cromatica del nuovo capitolo, potete provare DarkerD3 (che trovate a questo indirizzo [http://darkd3.com/]), una .dll che modifica la palette indirizzandola con diverse opzioni a risultati più tetri e lividi. Provatela senza timore, visto che lo stesso Jay Wilson ha dichiarato che il suo utilizzo è consentito visto che non modifica l’esperienza di gioco on-line.

Il comparto audio è solidissimo, confermiamo tutto quanto di buono era già emerso in fase di beta, ma una menzione d'onore va alla localizzazione italiana. Nel corso dei play test della beta in lingua originale, avevamo notato una qualità del doppiaggio lievemente inferiore, ad esempio, a StarCraft II: un calo fisiologico dovuto forse al numero dialoghi assolutamente superiore a quello del RTS. Le voci scelte e le interpretazioni degli attori evidenziavano una qualità disomogenea, non all'altezza cinematografica delle perfomance udibili nel capolavoro sci-fi preso a paragone. Abbiamo sperato fortemente che il doppiaggio italiano colmasse questa flessione qualitativa, confidando che Blizzard utilizzasse lo stesso team che si era occupato di StarCraft II con risultati eccellenti. E finalmente possiamo confermarvi che il doppiaggio italiano di Diablo III non è solo eccellente, ma addirittura superiore in alcuni casi a quello originale, con interpretazioni sempre convincenti, di qualità e classe indiscutibili, in controtendenza con i doppiaggi videoludici italiani degli ultimi anni.

In merito alla Casa d’Aste, già ampiamente descritta nei precedenti articoli di GamemaG su Diablo III, lascio la parola al collega Andrea Bai, che ci offre una serie di interessanti considerazioni sul tema.

 
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